UFC 231, ovvero perché ci siamo innamorati delle MMA

Valentina Shevchenko vs Joanna Jedrzejczyk

A cura di Giovanni Bongiorno

UFC 231 è alle porte.
Personalmente era da tanto, troppo tempo, che non avevo un hype così alto per co-main event e main event di una card.

Il primo, un confronto in un contesto di WMMA che presenta due delle atlete più eccitanti al mondo all’interno dell’ottagono. Due striker eccezionali, già affrontatesi nella muay thai per ben tre volte, tutte con lo stesso identico risultato: 3 vittorie a zero per una delle due protagoniste, tutte e tre arrivate per decisione dei giudici.

Stiamo parlando ovviamente del match fra Valentina Shevchenko (15-3), vincitrice dei tre contest nella muay thai, già sfidante al titolo dei pesi gallo, e Joanna Jedrzejczyk (15-2), ex campionessa dei pesi paglia. Le due si incontreranno in un match al limite delle 125 libbre, nella neonata categoria femminile dei pesi mosca.

Entrambe non stanno cavalcando il momento migliore della propria carriera, ma mentre Joanna ha visto la sua imbattibilità distrutta da Rose Namajunas, che ha confermato la propria superiorità nel rematch facendo maturare alla polacca l’idea di salire di categoria, la Shevchenko è a quota 3-2 nelle ultime cinque uscite. Le sconfitte, entrambe per decisione sul filo del rasoio, una unanime e una non unanime, per mano di Amanda Nunes. Le vittorie, in un crescendo di manifesta superiorità, contro Holly Holm, Julianna Peña e Priscila Cachoeira.

Entrambe striker estremamente valide, la Shevchenko conserva anche un’abilità nel grappling che non sfoggia abitualmente, ma che quando è richiesta dimostra di poter essere risolutiva.

Ne sono esempi le vittorie per sottomissione su Julianna Peña e Priscila Cachoeira.

Per quanto riguarda la polacca, Joanna possiede grandissime qualità in termini di grappling difensivo. La difesa dei takedown dell’ex campionessa infatti è pari all’83%. Un timing fuori dal comune, graziata anche della grande qualità nel controllo delle distanze, Joanna è senz’altro una striker 2.0 nel mondo delle MMA, che si è fermata soltanto davanti a quella che può essere considerata la sua kryptonite, l’attuale campionessa dei pesi paglia Rose Namajunas.

Joanna è stata spesso criticata per il carattere spocchioso ed arrogante che l’ha resa protagonista di momenti a tratti imbarazzanti prima dei match, come quando tirò in ballo i problemi d’origine psichica della Namajunas. Ciononostante la polacca vanta una nutrita schiera di fan, che ne apprezzano sicuramente più le doti in gabbia rispetto a quelle umane.

Non si può dire lo stesso di Valentina Shevchenko.

La peruviana d’origine kirghistana è un’atleta modello e non ha mai messo una parola fuori posto nelle interviste pre-match. Determinata, estremamente coriacea, letale in piedi, ma assolutamente risoluta anche da terra, Bullet ha trovato sulla sua strada una Amanda Nunes in stato di grazia per ben due volte e una split decision contraria che le è andata stretta, o sarebbe senz’altro lei la campionessa dei pesi gallo.

Valentina vanta un impatto fisico sicuramente superiore rispetto a quello della sua avversaria, ma Joanna ha altre carte da giocare, fra le quali la velocità e la capacità di in-out dalla guardia avversaria. È pur vero che ha palesato ogni difficoltà contro la Namajunas, che teneva guardia più larga e concedeva alla polacca di entrare per poi colpirla spesso lateralmente, superandone la guardia. Un piano sicuramente attuabile anche dalla Shevchenko che però, generalmente, combatte in linea più retta, preferendo l’avanzamento e il taglio delle distanze al footwork laterale seguito da counterstriking. Stilisticamente, forse, un match più digeribile per la Jedrzejczyk, sicuramente non più semplice sul piano psicofisico.

Valentina ha già dimostrato di avere una muay thai superiore a quella di Joanna, dunque come può la polacca arrivare alla vittoria?

Velocità, combinazioni, uscite laterali. È molto improbabile dal mio punto di vista che Joanna riesca a trovare il colpo che metta KO la Shevchenko. Primo, perché la maggior abilità di Joanna sta nell’essere una macchina da punti tramite combinazioni: mette più colpi di tutte le altre, li mette più velocemente, riesce ad uscire prima di imbattersi nel counterstriking, grazie al suo cardio riesce a perpetrare l’azione per l’intera durata delle cinque riprese senza calare di ritmo in maniera evidente; fisicamente non soffrirà il taglio del peso e sembra essere adatta alla categoria delle 125 libbre, a primo impatto.

Un match che fa da esempio per valutare le qualità della polacca contro un’avversaria più forte, ma più lenta, è quello contro Jessica Andrade. La polacca non sembrava avere mani particolarmente pesanti nella divisione dei paglia, probabilmente non sarà particolarmente avvantaggiata nella categoria dei mosca. Lo stesso non si può dire di Valentina.

Muay thai devastante, buona frequenza dei colpi, capacità di chiudere le distanze. Valentina, come detto, è una fighter molto verticale. Non pensa a schivare e rientrare, quanto piuttosto ad anticipare l’azione dell’avversaria, trovando quasi sempre il successo. È in possesso di un timing più unico che raro, detta spesso i tempi dell’azione ed è davvero difficile limitarne l’offensiva. Nei late round a volte sembra calare, ma in certi casi è riuscita anche ad impennare, come nel primo match contro la Nunes.

Stavolta sicuramente non soffrirà la fisicità della sua avversaria, essendo scesa di categoria.

Per ammirare tutte le qualità di Bullet, il match di riferimento potrebbe essere quello contro Holly Holm.
Valentina è sicuramente favorita, ha esplosività e vantaggio fisico dalla sua, ma Joanna potrebbe trovare i tempi giusti per pungere e scappare, portando il match a casa ai punti. Sebbene Valentina sia un motore diesel, ovvero una di quelle fighter che si accendono nei championship round, è parsa devastante nelle ultime uscite già dall’inizio e potrebbe voler chiudere il match in fretta.

Mai più di stavolta l’abilità di pungere e fuggire per poi affondare nei late round potrebbe tornare utile alla polacca.

La previsione logica dice ovviamente Valentina Shevchenko, ma nessun appassionato di MMA si perderebbe un match del genere per nulla al mondo. Un match che rappresenta perfettamente il motivo per cui ogni appassionato si innamora delle MMA. Un match che promette al pubblico di fornire ciò che si aspetta da ogni incontro di MMA: una guerra. Sportiva, s’intende.

Max Holloway vs Brian Ortega

A cura di Gianluca Faelutti

Il match valevole per il titolo dei pesi piuma fra il campione Max Holloway (19-3) e Brian Ortega (14-0, 1 NC) si prospetta alla vigilia estremamente complesso da decifrare.
Se infatti già sappiamo ormai molto della forza e della solidità del primo, che si è manifestata in modo inequivocabile nella monumentale ascesa costituita da dodici sempre più prestigiose vittorie consecutive, altrettanto non possiamo dire del suo sfidante, un talento che ha già espresso un enorme potenziale, ma che attende ancora il suo completo disvelamento.

Ortega è alla sua sesta vittoria consecutiva in UFC, in carriera ha vinto quattordici incontri, undici prima del limite e non è mai stato sconfitto.

Esordisce in UFC contro Mike de la Torre e lo sottomette facilmente con una Rear naked Choke, ma quel match viene trasformato in un No Contest perché T-City viene trovato positivo ai test antidoping.
Torna affrontando Thiago Tavares, soffrendo a tratti nelle prime due riprese, per poi farsi travolgente nella terza costringendolo al TKO dopo una tempesta di colpi prima in piedi e poi dalla monta, una ripresa dove già emergono alcuni suoi tratti caratteristici che lo accompagneranno negli incontri successivi e ne costituiranno la principale grandezza, ossia una straordinaria creatività (come vedremo in entrambe le fasi del combattimento), la capacità di crescere nel corso dell’incontro e l’istinto di saper finalizzare il proprio avversario nel momento più propizio.

La cosa davvero incredibile è che questo copione si ripete anche negli incontri successivi con modalità pressoché identiche.

Ortega soffre infatti le prime due riprese contro Diego Brandao, ma lo sorprende alla terza ripresa con una Triangle choke; poi rischia contro Clay Guida durante la prima ripresa, gli tiene testa nella seconda, per infine esplodere nella terza finalizzandolo con una flying knee.
Incontra Renato Moicano e ancora una volta soffre, stavolta molto più che nei match precedenti, tanto che sembra sul punto di soccombere e stavolta l’impresa sembra quasi inimmaginabile quando ancora una volta Ortega regala il comeback improvviso.

La sua specialità: il colpo di scena.

Questa volta è ancora il suo diabolico BJJ ad essere letale: Guillotine choke e Moicano vede sfumare davanti agli occhi una vittoria che sembrava certa.

A questo punto arriva il match contro Cub Swanson e stavolta Ortega ha una partenza più aggressiva del solito, mostra notevoli miglioramenti nelle fasi di stand up, ma sembra comunque subire la maggior caratura tecnica del suo avversario in questa fase, poi al termine della ripresa Ortega entra in clinch, dove sa essere pericolosissimo.  È con un movimento straordinario che dallo stand up arriva a costringere l’avversario nella sua guillotine choke. Questa volta la sirena salva Swanson.
Nella seconda ripresa Ortega soffre l’iniziativa del suo avversario, ma dopo tre minuti dall’inizio del round entra di nuovo in contatto e gli basta pochissimo per mettere a segno un’altra, perfetta quanto improvvisa Guillotine choke e mettere fine ancor una volta ad un match che lo aveva visto in diffficoltà.

Poi arriva Frankie Edgar.

Una leggenda vivente. Ortega lo schianta con un KO nettissimo al primo round, grazie ad un montante che avrebbe steso un bufalo.
Così Ortega sabato notte si presenterà al cospetto del campione Max Holloway con queste carte da giocare: la capacità di restare in fiducia e crescere durante l’incontro, un’eccezionale creatività, fatta anche di colpi girati e potenti montanti nelle fasi di striking e di improvvise fiammate del suo grappling, al quale basta una breve fase di clinch per diventare letale; ottime doti da incassatore e infine una rara capacità di evolversi match dopo match e di mantenere lucidità anche nei momenti di più grande difficoltà.

Di fronte avrà però un campione solidissimo come Max Holloway, contro il quale sarà difficile entrare in contatto per far valere il proprio BJJ, grazie alla sua eccelsa gestione delle distanze; potrà contare inoltre su una netta superiorità in piedi, dove davvero si è dimostrato un demolitore quasi inarrivabile. Ortega ha dimostrato di saper incassare e ribaltare situazioni complicate contro striker d’elite, ma ancora non ha incontrato sulla sua strada un selvaggio sempre in controllo come Holloway, un fighter dotato di una spaventosa frequenza di colpi, abbinati ad una precisione davvero notevole.

Uno dei fattori che in qualche modo potrebbero favorire Ortega potrebbe essere l’avanzare delle riprese.

Ortega ha dimostrato di essere un diesel e di poter essere letale non appena subentra nell’avversario un po’ di stanchezza e viene meno un po’ di lucidità. Holloway però è un fighter che in rarissime occasioni concede momenti di calo e se anche in questa occasione riuscisse a non concedere spiragli, a non cedere al minimo errore, probabilmente avrà il match in pugno.
Ortega ha palesato evoluzioni notevoli e match dopo match ha affinato il suo bagaglio tecnico; soprattutto ha sempre in qualche modo stupito contro avversari via via di maggior valore. Per questo l’impresa di Ortega è questa volta ancora più ardua che in passato, ma non si può definire impossibile.

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