MMA Talks’ Stories – Nella tela del Ragno: Anderson Silva

Si potrebbe parlare per anni di Anderson Silva e non aver detto abbastanza. Quando Dana White cominciò a parlare di Anderson Silva come del “numero uno pound for pound”, era inevitabile si percepisse un po’ di sano scetticismo, avendo assistito alle imprese ancora in corso di Fedor Emelianenko, l’Ultimo Imperatore.

Ma vittoria dopo vittoria, dopo essersi sbarazzato dell’intera categoria dei massimi-leggeri ed aver fatto incetta di vittorie contro contendenti ed ex-campioni light-heavyweight altrettanto credibili, è diventato molto più semplice per il presidente UFC vendere il proprio prodotto.

Prima di entrare in UFC, Silva non era mai stato messo in una discussione tanto grande quanto delicata.

Già campione Shooto e Cage Rage, Silva aveva avuto buoni momenti. Aveva gestito benissimo Hayato Sakurai nella sua prima sconfitta in carriera, era riuscito a finalizzare Carlos Newton dopo un match da cineteca ed aveva messo KO Tony Fryklund con uno dei colpi più belli mai visti in una gabbia: una gomitata ascendente di rara bellezza che il commentatore Stephen Quadros aveva definito come qualcosa arrivata dal film Ong Bak.

Silva però aveva ceduto il passo a Dajiu Takase, che l’aveva intrappolato in una tradizionale triangle-choke ed a Ryo Chonan, vittima di un mirabolante flying scissors heel hook. Chris Leben aveva ogni ragione per dubitare del suo avversario quando dichiarò:

Ho visto Anderson Silva battere tanti ragazzi fortissimi. L’altra faccia della medaglia però dice che i ragazzi che hanno battuto Silva non erano altrettanto grandi. Sono stati atleti che hanno rifiutato di accettare il suo gameplan.

Ma poi aggiunse qualcosa di troppo:

 Quando lo metterò KO vorrà tornare in Giappone o in qualche altro posto dove la competizione è più semplice.

Il match contro Leben fu un capolavoro stilistico di Silva. Striking eccelso che paralizzò Chris e fece schizzare il gradimento del Ragno alle stelle. I contender a 185 libbre però non erano molti. Dominato in clinch Rich Franklin, l’unica vera minaccia al suo regno (fino all’arrivo di Chael Sonnen) fu Dan Henderson, l’unico e solo detentore del titolo welter PRIDE FC (a 183 libbre). Silva gestì benissimo l’incontro prima di finalizzare il suo avversario con una rear-naked choke.

Annoiato dalla mancanza di competizione nelle 185 libbre, Silva compì il suo primo viaggio nei massimi-leggeri contro James Irvin.

Non vedo ragione per cui io non debba metterlo KO o colpirlo con qualsiasi mezzo. È molto più piccolo di me.

Dichiarò al tempo Irvin, scoprendo solo dopo di aver torto su entrambe le dichiarazioni.

Da massimo-leggero Silva non è mai sembrato davvero più piccolo dei suoi avversari, anzi. In un minuto, Irvin era già al tappeto con un diretto e dei colpi successivi al tappeto. Irvin non era un contendente credibile, ma Silva aveva appena dimostrato di poter dire la sua a 205 libbre. Ma un dono del genere può trasformarsi in una maledizione. La vittoria non era più la sola cosa che ci si aspettava da Silva.

Era la spettacolarità a dover essere presente.

Se Silva non annichiliva i propri avversari, per il mondo non stava dando il suo meglio. Per Patrick Coté, Thales Leites e Demian Maia, il Ragno ha dovuto utilizzare un gameplan più accorto che ha causato degli incontri stilisticamente più noiosi, ma necessari. Col record attivo di nove vittorie consecutive in UFC, Silva mise tutto in ballo quando decise di affrontare l’ex campione e fan-favorite Forrest Griffin.

Silva espose ogni difetto di Griffin, lo fece sembrare un amatore, lo punì su ogni movimento sbagliato o di troppo. Alla fine Griffin dichiarerà:

Mi sono sentito come un bambino che cerca di lottare con suo padre.

Silva è stato un esempio di magnificenza e risolutezza all’interno della gabbia e la prova contro Forrest Griffin rappresenta la consacrazione. Un jab è il colpo finale che riserverà all’Original Ultimate Fighter, umiliato e finalizzato mentre il Ragno indietreggia.

Per un periodo molto lungo, l’aura di invincibilità lo ha accompagnato mentre entrava in gabbia.

C’era la sensazione che nessuno potesse batterlo.
Anzi, la sensazione era che nessuno potesse nemmeno toccarlo.

Almeno fino all’avvento di Chael Sonnen. Sonnen trovò il modo per inseguire, stalkerare e portare a terra Anderson Silva, dandogli pochissimo spazio e rendendolo cosciente che esisteva un modo per batterlo. Ma un resiliente Anderson Silva riuscì a trovare la triangle choke contro un Sonnen poi risultato positivo per elevati livelli di testosterone.

La striscia vincente dura altri 4 match, portando il totale a 16 vittorie consecutive in UFC, un record ancora vivo. Negli incontri citati, Silva sconfigge ancora una volta Chael Sonnen, Yushin Okami, Stephan Bonnar e mette a segno quello che è considerato da molti il KO più bello della storia UFC su Vitor Belfort.

Padre Tempo però si sa, non può essere sconfitto.

L’imbattibilità di Silva termina il 6 liglio 2013 per mano dell’All-American Chris Weidman.

Con un record di 34 vittorie, 8 sconfitte ed 1 No Contest, ad oggi Anderson Silva è considerato uno dei più grandi fighter di MMA di ogni tempo. Fra i suoi record, si ricordano:

  • Riunificazione del titolo medi UFC e welter PRIDE FC
  • Campione UFC
  • Campione Shooto
  • Campione Cage Rage
  • 4 Fight of the Night UFC
  • 7 KO of the Night UFC
  • 2 Submission of the Night UFC
  • Il regno più lungo nella storia UFC (2457 giorni)
  • La striscia vincente più lunga in UFC (16 vittorie)
  • Maggior numero di finalizzazioni nella storia UFC (14, condivisa con Vitor Belfort e Donald Cerrone)
  • Maggior numero di finalizzazioni nella storia della divisione dei medi UFC (11)
  • Maggior numero di finalizzazioni in match titolati (9)
  • Maggior numero di knockdown nella storia UFC  (17)
  • Maggior numero di knockdown nella storia degli incontri titolati UFC (10)
  • Maggior numero di premi Knockout of the Night nella storia UFC (7)
  • Maggior numero di KO nella storia dei titoli UFC (7)
  • Maggior numero di vittorie nella divisione dei medi UFC (13)
  • Fighter dell’anno per Sports Illustrated (1 volta, 2008)
  • Fighter dell’anno ai World MMA Awards (1 volta, 2008)

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