MMA Talks’ Stories – Hunting for training: una storia di Masahiko Kimura

Dicono non ci sia stato nessuno prima di Masahiko Kimura. E nessuno dopo.

Quattro volte campione All-Japan Judo, solo quattro sconfitte documentate in carriera.
Masahiko Kimura è considerato uno dei migliori judoka di tutti i tempi, nonché uno dei grappler più acuti del 20esimo secolo. La sua esperienza nel combattimento a terra era superata solo dalla maestria nell’applicare l’osoto-gari, un outside trip che, si dice, allenasse addirittura con l’aiuto di arbusti, per poi utilizzarlo contro gli sfortunati compagni d’allenamento, schiantandoli al tappeto.

Rifiutata la posizione di capo istruttore alla stazione metropolitana di polizia di Tokyo, Kimura perse i favori del mondo del judo.

Passato al mondo del pro-wrestling, il mondo del judo prese la mossa come un tradimento.
Il suo grado (cintura nera, settimo dan) era praticamente rimasto invariato dal 1947, quando il giapponese aveva compiuto 30 anni.

Ma Kimura, con la moglie in ospedale a causa di una tubercolosi, aveva bisogno di denaro, e ne aveva bisogno immediatamente.
Ottenuto un contratto per esibizioni di judo alle Hawaii, accettò la proposta quadrimestrale in Brasile per scrivere su un giornale giapponese di promozione incontri in ambito pro-wrestling.
Kimura non aveva intenzione di combattere in Brasile, ma si imbatté nelle numerose sfide di Hélio Gracie.

Gracie aveva già sconfitto Kato, un altro grande rappresentante del judo, applicando una choke e facendogli perdere i sensi. Le basi di Helio venivano dal fratello Carlos, allievo diretto di Mitsuyo Maeda, allievo diretto di Jigoro Kano, vincitore di più di 2.000 incontri nella propria carriera e conosciuto con l’epiteto di “uomo più tosto mai vissuto”.

Helio avrebbe poi rivelato, nel ’94, che la battaglia contro Kimura era a suo avviso persa in partenza:

“Sapevo già che al mondo nessuno poteva sconfiggere Kimura”.
Nella stessa intervista, Gracie dichiarò che Kimura lo aveva già finalizzato, ma non se n’era accorto.
“Non mi sono arreso – ha detto Gracie – così lui ha continuato cambiando presa. Appena ha mollato, io mi sono ripreso ed ho continuato a combattere”.

Si conosce un estratto delle parole di Kimura, da The MMA Encyclopedia:
“Il gong suonò. Helio mi prese dal bavero, da entrambi, e provò una osoto-gari e poi una kouchi-gari. Non mi mosse. Lo feci volare in aria con O-uchi-gari, harai-goshi, uchi-mata, ippon-seoi. A circa 10 minuti, cadde nell’O-soto-gari. Volevo causargli una concussione, ma il tappeto era molto morbido e non ebbi impatto. Stavo pensando ad un modo per finalizzarlo, magari ancora una o-soto-gari. Appena la applicai e Helio cadde, misi una kuzure-kami-shiho-gatame (north-south position con l’avversario però spalle a terra). L’ho tenuto giù due o tre minuti, cercando di non farlo respirare. Helio mosse la testa annaspando, cercava di respirare. Non poteva resistere a lungo. Mi provò a spingere.

Presi il suo polso sinistro con la mia mano destra ed iniziai a girare. Lo stadio si ammutolì.

Le ossa del suo braccio erano quasi al punto di rottura. Avevo applicato una Udegarami. Credevo si arrendesse immediatamente. Invece no. Il suo braccio era senza forze, ma per le sue regole, avrebbe dovuto cedere per finire il match. Ho girato il braccio. Sentii un osso che si ruppe. Ma Helio non si arrendeva. Decisi di girare ancora. Un altro osso rotto. Helio non batteva ancora. Quando ripresi a girare, gettarono la spugna. Avevo vinto per TKO. Il mio braccio fu alzato al cielo e i nippo-brasiliani mi sollevarono in alto. Helio lasciò pendere il suo braccio. Era dolorante e molto triste”.

La tecnica che Masahiko Kimura utilizzò di fronte a migliaia di spettatori allo stadio Maracanà di Rio de Janeiro si chiamava Udegarami.
Oggi è nota ai più col nome di Kimura.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *