La disillusione dello Shogun

In seguito alla brutta sconfitta alla prima ripresa dopo soltanto un minuto e mezzo dall’inizio patita contro Anthony “Lionheart” Smith, Mauricio “Shogun” Rua ha definitivamente messo da parte qualsiasi ambizione titolata e a trentasei anni si avvia ad un declino quasi certo e praticamente irreversibile.

Il linguaggio del corpo di Rua, più che la sconfitta in sé, è stato infatti sintomatico della sua decadenza fisica e mentale.

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La sua striscia vincente di tre incontri, favorita a mio parere anche da qualche accoppiamento abbastanza compiacente contro Antonio Rogeiro Nogueira prossimo alla pensione e contro un fighter tecnicamente non così eccelso come Gian Villante, sommata ad un esito a mio parere forse un po’ controverso (come dimostra la split decison) contro Corey Anderson, ci avevano illuso che Rua potesse tornare agli antichi splendori del Pride, ma la sconfitta contro Smith mette fine ad ogni illusione.

Rua, dopo un impatto molto positivo in UFC, non è più riuscito a palesare la propria grandezza dalla sconfitta titolata contro Jon “Bones” Jones, come se quella notte gli avesse tolto un po’ di sicurezza nei propri mezzi, come se qualcosa si fosse rotto per sempre. Da lì in avanti la sua grandezza è apparsa solo a sprazzi, con un andamento rapsodico, incapace di ripercorrere la continuità che lo aveva contraddistinto in passato.

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Se anche però il suo declino diverrà inesorabile, non possiamo dimenticare e dunque smettere di rendere onore al campione che è stato. Rua è stato un fighter estremamente spettacolare come dimostrano le venti vittorie prima del limite per TKO/KO, ha sconfitto fighter del calibro di Rampage Jackson, Antonio Rogeiro Nogueira, Alistar Overeem per due volte, sempre al Pride, in quella che è stata la parentesi più fortunata e gloriosa della sua carriera. 

Risultati immagini per shogun rua Alistair Overeem

Anche in UFC le vette non sono mancate, dalle vittorie su Chuck Liddell, Mark Coleman, alla prima sconfitta titolata forse immeritata contro Lyoto Machida e poi la vendetta per KO al primo round e la conseguente conquista della cintura che ha coinciso con l’apice raggiunto nella promotion. Il match seguente fu quello contro Jon Jones e da lì in avanti Rua, a mio parere, nonostante qualche lampo, non sarà più lo stesso.

Troppe guerre, troppe battaglie per potersi rilanciare per davvero, qualche bella vittoria come nel match successivo contro Forrest Griffin che gli aveva dato il benservito all’esordio in UFC sottomettendolo alla terza ripresa, una battaglia epica contro Dan Henderson su cinque riprese che rimarrà nella storia come uno degli incontri più avvincenti nella storia di questo sport, la vittoria su Brandon Vera e poi quattro sconfitte in cinque match, il preludio del declino che oggi è apparso con tanta evidenza.
Per un combattente che non ha mai lesinato guerre spietate spero che il ritiro non sia poi tanto lontano, lo splendore appartiene ormai al passato, Rua non deve dimostrare più nulla, la Storia di questo sport lo ricorderà certamente per sempre.

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