Manzo’s rules – Intervista ad Alessio Di Chirico

Alessio Di Chirico (11-2) affronterà Julian Marquez (7-1) in occasione della Finale della ventisettesima stagione del reality The Ultimate Fighter, che andrà in onda il 6 luglio dalla T-Mobile Arena di Las Vegas.

Nell’ambiente si dice che Alessio Di Chirico sia schivo coi media, ma la nostra chiacchierata parte subito in quinta. Ho letto tempo fa l’intervista che Daniele Manusia de L’Ultimo Uomo ha fatto a Manzo e ho preso spunto da quella per partire con le domande.

Alessio Di Chirico è rilassato, mi prende un po’ in giro e gli confesso ridendo che non mi aspettavo un approccio così divertente. Parto con una domanda che mi incuriosisce molto: Alessio aveva parlato di come il mento possa risentire del taglio del peso.

Giovanni Bongiorno: È la mancanza di liquidi quindi la principale causa, la disidratazione?

Alessio Di Chirico: Secondo me sì. Va ad agire sull’apparato linfatico e anche sul sistema nervoso. Rockhold, ad esempio, contro Romero secondo me è andato KO proprio per quello. Taglia troppo. Adesso salirà di categoria.

GB: Già, è un massimo, l’ho sempre pensato, è enorme.

ADC: Mi ci sono allenato, sparring molto duro, lui ha degli scramble mostruosi, ti trovi sotto la monta e pensi “ma come cazz…”! Una difesa, una top position davvero incredibili.

GB: Spigoloso, vero?

ADC: Sì sì, top fighter. Per me a 93 kg combatterà ancora meglio.

GB: Un vero massimo mascherato da medio, l’ho sempre sostenuto.

ADC: Fino ai 70 kg le categorie aumentano di 10 libbre in 10 libbre, no? Fra i leggeri e i welter passano 15 libbre invece, e altre 15 per i medi. Sarebbe ideale inserire una categoria a 165 e una a 175, oltre a quella a 195.

GB: Sottoscrivo e condivido la tua considerazione. In questo caso, tu dove ti collocheresti?

ADC: Io sto benissimo così. Taglio solo 7 kg. Ma mi toglierei i vari Rockhold e Romero (ride). Me la affinano un po’!

GB: Sì, davvero. Quelli sono atleti più grandi fisicamente, c’è poco da dire. Romero ad esempio ha avuto problemi a rientrare nella categoria dei medi, adesso vuole far causa alla Commissione perché non ha concesso l’ora canonica in più che gli toccava.

ADC: Io Romero non lo posso vedere! Al di là dei 90 grammi sforati.

GB: Non puoi vederlo atleticamente, o…?

ADC: No, non mi sta simpatico. Non mi piace.

GB: Forse perché sei un simpatizzante di Weidman…

ADC: Eh, forse pure per quello. Poi per l’esultanza su Rockhold…

GB: Con me Romero ha fatto la trafila di TJ Dillashaw: inizialmente antipatici, ma poi a suon di prestazioni…

ADC: Eh, quello è vero…

GB: Tu sei una persona molto obiettiva e onesta: hai detto che il bonus che hai intascato sarebbe dovuto andare ad Emmett per il KO su Lamas, hai parlato di fortuna sullo spinning kick schivato a Bamgbose. Mi viene da dire che attui una preparazione da monaco, quasi.

ADC: L’importante è lavorare e non dire mai che si lavora (ride).

GB: Nelle MMA si sa, il lavoro conta molto, ma anche la componente fortuna non è da sottovalutare: un match può essere mandato all’aria anche dal minimo errore. Quanto conta la fortuna?

ADC: Beh, oddio, è una domanda difficile. L’attitudine al lavoro è tutto, la mentalità. Più che altro l’importante è non strafare, lavorare sulla qualità, metterci la giusta intensità. Dove finisce il tuo lavoro inizia quello di un altro. È un discorso che vale per ogni ambito lavorativo. Ci sono questi nuovi brand adesso… l’unione fa sempre la forza. Lo stesso vale in palestra. Magari vedo Riccardo (Carfagna, ndr) che allena i semi-pro. A volte mi verrebbe da metter bocca, ma bisogna riconoscere che non è il mio lavoro. Posso dare qualche consiglio, ma magari ho altri punti di vista e potrei dire una cosa sbagliata. Sai, come si dice, a volte vale il “fatti i cazzi tuoi”.

GB: Ti capisco benissimo, per me essendo siciliano è quasi un motto (si scherza, ragazzi, stavamo ridendo). Ma secondo me si può imparare tanto anche dai principianti, figurarsi da uno con la tua esperienza…

ADC: Sì, sono d’accordissimo. Io adoro insegnare nella mia palestra. Anche fare lezione di pre-MMA, rivedere le tecniche. L’atleta forte deve tornare alle origini, un po’ come l’atleta dilettante, combattere d’istinto.

GB: Bruce Lee diceva che è l’essenziale a fare la differenza. Non tanto aggiungere al proprio stile, ma depurare, lasciando l’essenziale.

ADC: Sì, esatto. Non ci si deve pensare troppo. Bisogna far agire anche l’istinto, in base a ciò che serve nel match. Non ci devi pensare troppo.

GB: Sono assolutamente d’accordo. Mi sono allenato da dilettante nella muay thai e la penso come te.

ADC: Io sono un grande fan della muay thai. Odio il fatto che adesso la gente snobba le arti tradizionali. Innanzitutto bisogna portare rispetto. Per me i fondamentali pagano sempre.

GB: Davvero. Ti hanno sempre presentato come un wrestler. Ti ho seguito nel corso della tua carriera, ho recuperato successivamente i tuoi primi match. Ricordo il match con Velickovic, in fase di striking arrivavi a millimetri. Quando prendi le misure i tuoi overhand sono precisi, sei dotato di ottima velocità, utilizzi bene la forza cinetica e la tua tecnica è a parer mio, sopraffina. Un po’ una contrapposizione con Marvin Vettori, presentato spesso come striker, ma che fa probabilmente del grappling il suo punto forte, dimostrato contro Antonio Carlos jr. e Israel Adesanya: Nell’intervista che si citava, hai detto addirittura che forse Marvin è anche più bravo di te a terra.

ADC: Quello è il primo match che ho preparato con Lorenzo (Borgomeo, ndr). Quando hai tempo, recupera il match contro Andrzej Grzebyk (13-3), prima di entrare in UFC. Questo (Grzebyk, ndr) me lo ritrovo in UFC. Allora facevo praticamente solo wrestling. Quello era pure sporco sul ring, incassava, boxe dal single-leg preso… dopo quel match ho chiesto a Lorenzo di allenarmi e con Velickovic s’è vista poi la trasformazione.
Su Marvin, lui nasce come striker, poi ovviamente essendosi trasferito in America è migliorato molto nella lotta, lì ci si concentrano molto.

GB: Anche Carlo (Pedersoli, ndr) mi ha detto di aver scelto Lorenzo dopo la prima (e unica) sconfitta patita in carriera e che la scelta si è rivelata azzeccata.

ADC: Mah, in realtà non l’ha scelto, ma gliel’ho presentato io (ride, ndr), un tempo allenava solo me…

GB: Ahahah! I giusti meriti…

ADC: Adesso allena anche lui, e Carlo è diventato il preferito di Lorenzo (ride)!

GB: È sempre così, io ti faccio copiare e prendo 18, tu arrivi a 20!

ADC: Hai capito!

GB: Credo il tuo striking sia straordinario, sei migliorato molto e il tuo wrestling non ne ha risentito. Hai un grande double collar tie e quando metti l’avversario spalle a parete sei pericolosissimo.

ADC: Beh, quando ci si allena ci sono molti protocolli, si fanno i conti su cosa funziona e cosa no ed in base a quello, si lavora. Avevo anche chiesto aiuto all’UFC Performance Institute per togliermi qualche curiosità, sono un nerd in queste cose.

GB: Un’ultima domanda, divertente, spensierata. Su Instagram ti abbiamo visto in versione Young Signorino, un prodotto di ultimissima generazione. Detestato da tanti, ma che non può passare inosservato. Tu sei l’opposto, testa bassa e pedalare, schivo coi media; che vuol dire quella foto, è la metafora di qualcosa o ti fa ridere solo il frastuono mediatico che ha generato?

ADC: Eh… guarda, bisogna stare attenti coi social, ti risucchiano la vita. Male che vada litighi pure con gli amici, con la donna… io preferisco vivere, che vivere sui social. Sono uno strumento che sta rivoluzionando l’informazione. Bisogna saperli gestire. E poi ti rubano tempo. Lavorando in UFC, sono una parte importante a livello comunicativo. Per fortuna ho delle persone che mi danno una mano. Ringrazio anche loro.

Per ultimo, abbiamo parlato del suo avversario Julian Marquez, un breve estratto che troverete su Foxsports.it.

 

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