L’ultimo ruggito strozzato del Fenomeno di Rio

Quando si parla di MMA, di Storia delle MMA, non ci si può esimere dal nominare Vitor “The Phenom” Belfort. Il ruggito di Belfort, l’ultimo, è stato strozzato da Lyoto Machida nell’evento di ieri notte. Ma le sue gesta riecheggeranno a lungo.

Un front kick che ha fatto rivivere a Belfort l’incubo in cui lo trascinò Anderson Silva a UFC 126. Un calcio fotocopia, che centra The Phenom nello stessa lato della mandibola e lo manda a dormire.

Emblematico l’inchino del Dragone.

Un inchino che significa rispetto per un fighter che oggi è l’ombra dello spaventoso guerriero che piegò fighter del calibro di Michael Bisping, Wanderlei Silva, Randy Couture, Rich Franklin, Yoshihiro Akiyama, Dan Henderson. Stima per un futuro hall of famer e pioniere dello sport. Onore per un combattente che, pur essendo l’ombra del fighter che era in passato, non verrà mai dimenticato dalla legione di appassionati e amatori dello sport.

Match dal ritmo molto basso fra due vecchi leoni che cercano il colpo risolutore. Pochi brividi, almeno prima del colpo finale: un colpo da cineteca, uno di quelli a cui Lyoto ci ha abituato. Sorpresa e sbigottimento da parte di Belfort, visibilmente amareggiato, ma ipnotizzato dallo stile elusivo e molto più creativo di Machida.
Un epilogo terribile per Belfort, che comunque rimane uno dei pionieri dello sport, una vera leggenda fra luci ed ombre (dove le ombre sono rappresentate praticamente dal solo TRT).

Un fighter che si è fatto conoscere per la brutalità dei suoi colpi, per la potenza, per la coordinazione, per la velocità.

Vitor Belfort è stato un combattente completo considerando che appartiene alla primissima generazione di MMA fighter, nonostante abbia 41 anni. Già, perché il Fenomeno a 19 anni competeva già a UFC 12 nel torneo dei pesi massimi, per vincere l’anno successivo il titolo dei massimi-leggeri, strappato a Randy Couture.

Striking d’élite, ground game difensivo da vero asso, Belfort chiude la sua carriera con un record di 26 vittorie, 14 sconfitte e 1 No Contest.

Ed è impossibile non riportare alla mente tre dei momenti più emblematici della sua carriera: la vittoria su Wanderlei Silva che lo consacrò al mondo, l’headkick su Michael Bisping che sfigurò il Conte e lo spinning heel kick su Luke Rockhold, lanciatissimo verso la conquista del titolo dei pesi medi, ma stoppato momentaneamente proprio dal fenomeno carioca.

Vitor Belfort abbatte Michael Bisping con un chirurgico headkick.
Belfort abbatte Rockhold con uno spinning heel kick di rara bellezza estetica. Finirà il lavoro con un furioso ground and pound.
Il KO in corsa ai danni di Wanderlei Silva. Una corsa verso l’Olimpo a suon di colpi che consacrerà Belfort al mondo delle MMA.

 

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