Khabib Nurmagomedov, cintura e disvelamento.

UFC 223 ci ha restituito un nuovo campione dei pesi leggeri, Khabib Nurmagomedov, e ha palesato diversi nuovi risvolti nelle caratteristiche di questo fighter sule quali poter riflettere.

Khabib Nurmagomedov si aggiudica il titolo dei pesi leggeri UFC, a sei anni e mezzo dal suo esordio in UFC e dopo aver trovato finalmente un po’ di continuità in seguito a una miriade d’infortuni che ne hanno limitato fin qui la carriera.

Khabib Nurmagomedov ormai lo si conosce piuttosto bene: è un fighter animalesco, un fighter capace di asfissiare i suoi avversari con una pressione inesauribile e feroce, e in questo ricorda da vicino due dei suoi compagni storici di Team come Cain Velasquez e Daniel Cormier, è un combattente che emana una forza fisica straripante, è un grappler come ce ne sono stati pochi nella storia di questo sport, ha un ground and pound selvaggio e mentalmente è un competitore assoluto.

Eppure il match contro Al Iaquinta che la scorsa notte lo ha incoronato campione ci ha detto anche dell’altro su di lui, a disvelato qualcosa che prima non conoscevamo e potevamo solo presupporre con approssimazione.

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Le cinque riprese

Khabib intanto non era mai andato in carriera sulle cinque riprese, forse si poteva pensare che la sua aggressività, il suo ritmo, la voracità del suo wrestling potessero protrarsi in modo inesauribile per tutta la durata del match, perché da questo punto di vista Nurmagomedov è sempre sembrato quasi disumano, come se i limiti naturali che caratterizzano ogni altro individuo gli fossero estranei.

Non è così. Anche Khabib si è rivelato umano, o quantomeno più umano di come lo avevamo visto fino ad oggi, di come forse lo avevamo immaginato.
Infatti ha capito che non poteva imporre il suo grappling per 25 minuti a Iaquinta; perché quest’ultimo si è difeso discretamente a terra nelle prime due riprese e nonostante questo ha subito 13 colpi significativi nel primo round e 19 nel secondo, rispondendo con un bottino proprio misero di 3 colpi e subendo posizioni anche molto dominati come quella che vediamo qui sotto, ma tenendo una postura molto bassa e anomala, con le gambe flesse, rendendosi così meno mobile ed elusivo per quanto riguarda lo striking, ma più difficilmente atterrabile e pronto a difendersi dai cambi di livello di Nurmagomedov.

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Il disvelamento del suo striking

Così Nurmagomedov dalla terza ripresa in avanti non punta più tutto sul suo wrestling, decide di scambiare a distanza e lo fa rivelando una sua sfera del combattimento che fino ad ora era stata svelata di rado e con parsimonia. Lo striking di Nurmagomedov infatti è sempre stato finalizzato a costringere, con colpi in avanzamento, il suo avvesario a parete, per poi atterrarlo e tempestarlo di colpi dal ground ando pound piuttosto che tentare di sottometterlo.

In questo caso invece Nurmagomedov ha accettato di scambiare a distanza ed è sembrato più completo, meno mondimensionale di quanto si potesse pensare e di quanto è stato in passato, anzi stupendo in modo positivo e rivelando quelle evoluzioni del suo striking già in parte palesate nel match contro Edson Barboza.
Il suo jab in particolare è andato a bersaglio con grande frequenza e regolarità; Khabib raramente ha accompagnato il destro, a variato talvolta i colpi con qualche front kick, però la discrepanza di colpi fra se e il suo sfidante è stata netta anche nella fasi di striking che lo hanno visto dominare con 100 colpi contro i 41 di Iaquinta.

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Però la frequenza di colpi a segno non è tutto in un match che si svolge in piedi, conta naturalmente anche l’efficacia, la potenza, la pericolosità dei colpi.
I colpi di Nurmagomedov sono arrivati puliti e precisi anche oltre le aspettative e sebbene i jab che si sono susseguiti martellando il volto di Iaquinta gli hanno permesso di prevalere chiamante nel punteggio aggiudicandosi tutti i round a disposizione non hanno mai finito per rappresentare una reale minaccia alla risoluzione dell’incontro.
Iaqunta sembrava infatti incurante dei jab che impattavano sul suo volto, accorciava la distanza sempre con quella postura molto bassa e cercava, probabilmente conscio che difficilmente avrebbe potuto avere la meglio ai punti, il colpo risolutore.

Non è arrivato, ma ne sono arrivati altri che se non sono stati definitivi, sono stati pericolosi e si sono abbattuti con violenza sul volto del russo.
Insomma se Nurmagomedov ha avuto il controllo del punteggio nelle fasi di striking facendosi preferire per volume e precisione dei colpi; Iaquinta ha messo quelli più pesanti, sfruttando i limiti difensivi del suo avversario e in alcune circostanze ha fatto tremare i fan di Khabib.

Se dovessimo infatti definire il principale limite del neo campione nelle fasi in piedi, un limite direi endemico, quello è senza dubbio individuabile nella sua guardia, nel suo sistema difensivo, nel suo esporsi troppo e tenere il mento eccessivamente alto, nei suoi limitati movimenti di testa e di corpo per eludere i colpi avversari. Khabib è sembrato ancora una volta troppo poco elusivo in quelle fasi e qualcosa, a dire il vero non molto,  ha rischiato anche con Iaquinta.
Contro uno striker ancor più talentuoso però i rischi avrebbero potuto essere più consistenti.

Il disvelamento

Cosa abbiamo imparato dunque, tirando le somme, di nuovo su Nurmagomedov e cosa ci è stato invece confermato da questo match sul nuovo campioni dei pesi leggeri?

Nurmagomedov ha manifestato dunque evoluzioni importanti riguardo al suo striking, sebbene non abbia migliorato in modo considerevole la sua guardia, e l’emblema del suo miglioramento è stato senza dubbio il suo Jab, mai visto così efficiente, così il russo è apparso più completo eppure al contempo più umano, inteso come portatore di limiti umani comuni a praticamente tutti i fighter, ha dimostrato che è impossibile anche per lui tenere un ritmo forsennato per un match che si estende su tutte e cinque le riprese, ma lo ha fatto con intelligenza, rifiatando attraverso lo striking così da non arrivare privo di energie nella parte finale del match, per essere ancora decisivo con il suo sambo mostruoso.

Non so ancora dire dunque se la scorsa notte ci abbia restituito un Nuramgomedov più o meno forte di quanto pensassi, ci ha mostrato limiti e grandezze di un fighter che nonostante i tanti combattimenti disputati in carriera ha ancora molto da svelare, ma ci ha restituito un Nurmagomedov con la cintura alla vita, visto il lungo e tortuoso cammino non si può dire non l’abbia meritata.

 

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