Hammered – Intervista a Mauro Cerilli dopo la vittoria su Karl Moore

Mauro Cerilli (12-2) è reduce dalla vittoria più importante della sua carriera. Il Martello nostrano infatti si è imposto sul temibile Karl Moore (8-2) in occasione di Cage Warriors 92 in appena 15 secondi, a seguito di un pressing asfissiante e di un overhand devastante che ha fatto perdere conoscenza al fighter irlandese. In molti davano Mauro per spacciato, ma il nostro ha saputo zittire tutti coloro che dubitavano.

Giovanni Bongiorno: Mauro, era la prima difesa titolata del titolo dei massimi Cage Warriors. Vittoria arrivata in maniera fulminea e fulminante. Come ti sei sentito subito dopo?

Mauro Cerilli: È stato un sogno. Erano due anni che aspettavo questo match, a prescindere dalla prima difesa del titolo. Quindi, oltre alla prima difesa titolata, ho vinto una battaglia psicologica durata due anni. Avevo voglia di incontrarlo e dimostrare al mondo che non era lui il più forte.

GB: Senza alcuna polemica, la mancata intervista post-fight a cosa è dovuta? Si sono sentite molte ragioni: la mancanza del traduttore è stata la scusa più gettonata. Ma con te c’era Lorenzo Borgomeo che avrebbe potuto tradurre. Cosa ne pensi?

MC: Sì, hanno detto che non c’era il traduttore, ma sapevano che con me c’era Lorenzo Borgomeo. Mi sono lamentato, era la seconda volta che mancavano l’intervista post-fight. Io ho parlato con Ian Dean (matchmaker di CW, ndr) il giovedì, quando sono arrivato. Sapevano che Borgomeo avrebbe potuto tradurre. Stessa cosa la scorsa volta, avevo il traduttore all’angolo. Facciamo che non ci avranno pensato. O forse ci sono rimasti male pensando che Moore mi avrebbe battuto facilmente.

GB: Su Twitter, Ernie Sellers (manager, ndr) ha scritto di aver parlato con UFC ma che, a seguito della tua firma per altre agenzie, il tutto era stato accantonato. Cosa puoi dirci al riguardo?

MC: Con Ernie Sellers non avevo firmato un contratto esclusivo. Lui mi disse che se avessi vinto il primo CW, mi avrebbe portato in UFC o Bellator. Così non è stato, non ha mantenuto la sua parola e io ho chiuso il contratto con lui e firmerò con un management più importante. Io sono un uomo di parola e se con me non si fa altrettanto, si perde di credibilità.

GB: Ti andrebbe di raccontarci qualche aneddoto circa l’ultimo camp che hai portato a termine?

MC: Quello che vi posso dire è che fra me e Di Chirico, fra un po’ Borgomeo ce lo giochiamo. Non è facile coi colpitori preparare atleti come me o Di Chirico. Fra un po’ dovranno preparare le braccia bioniche per Lorenzo!

GB: È proprio di Lorenzo che volevo parlare: quant’è stato importante nella preparazione del tuo camp? E quanto lo sono stati i ragazzi della sua scuderia?

MC: Lorenzo è stato importantissimo. Riesce a trasmettermi sicurezza, tranquillità. Avevamo preparato benissimo il match, avevamo lavorato a un gameplan ben preciso. Era davvero la prima volta che venivo seguito da un vero coach di MMA. Un grazie a lui. E non parlo solo del Gloria, ma di tutte le persone che insieme a Roma stanno costruendo qualcosa. Campioni di varie discipline che si incontrano e si danno manforte l’un l’altro. Io lo chiamo l’Impero Romano, perché stiamo davvero creando un Impero Romano delle arti marziali.

GB: Chi è stato lo sparring partner più funzionale nella preparazione di quest’ultimo match?

MC: Fondamentale il lavoro con Alessio Di Chirico, che si è sacrificato a lavorare da mancino. Il gameplan ovviamente è stato studiato con Lorenzo Borgomeo.

GB: La partenza in quinta ti ha agevolato. Hai fatto dell’aggressività la chiave per la vittoria. Era questo il gameplan oppure l’istinto ti ha dettato quell’azione?

MC: Sapevo che Moore soffre la pressione, sono due anni che lo studio. Quindi era già tutto pensato: partire forte e dettare il ritmo. Lui ci ha provato, è partito forte, ma l’ho sbaragliato subito, ho preso l’iniziativa e ho dettato il ritmo con un game plan che non si aspettava: infatti pensava che potessi attaccarlo alle gambe.

GB: Ultima domanda: 35 anni e sei al picco della tua carriera. Hai vinto il titolo dei massimi CW, l’hai difeso. Moore rappresentava la minaccia più grande e tu l’hai schiantato. Quale sarà il prossimo step? C’è odore di UFC? Bellator?

MC: Spero nella chiamata di UFC. Ho fatto tutto questo proprio per arrivare lì. Non l’ho mai nascosto, è la prima promotion al mondo. Se posso, non mi “accontento” di Bellator, provo ad andare in UFC. Ho trascurato la mia famiglia, i miei figli per arrivare in UFC. Voglio andare lì.

 

 

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