Il ritorno del Soldato di Dio

Questa è una storia di atletismo e di IQ Fighter.

Dopato.

È questo che pensano in molti vedendo il fisico scultoreo di Yoel Romero, a 40 anni compiuti. Yoel Romero, tempo fa, fu segnalato da USADA per l’utilizzo di sostanze steroidee. Dopo un’attenta indagine, si confermò che uno dei prodotti che Romero prendeva, conteneva sostanze proibite, che però non erano segnate nel foglio illustrativo, né sulla scatola.

Yoel Romero viene testato da USADA regolarmente e non è mai più stato trovato positivo. È in causa tutt’ora con la ditta produttrice del farmaco, come riportato tempo addietro da portali attendibili, fra cui MMA Fighting.

Yoel Romero l’altro ieri ha mancato il peso. Stava preparandosi per un match contro David Branch alla fine del mese, ma gli è stata offerta l’opportunità iridata, come rifiutare?

Arrogante.

Luke Rockhold è un presuntuoso. È, con tutta probabilità, l’atleta più completo e forte della divisione dei pesi medi, ma si intestardisce a voler combattere a modo suo. C’è un dato importante che è sotto gli occhi di tutti, senza bisogno di sciorinare statistiche: ogni volta che Luke Rockhold porta a terra il suo avversario, o in ground and pound o per sottomissione, porta a casa l’incontro.

Non riesco a ricordare, così, a memoria, un incontro in cui un atleta atterrato da Luke Rockhold riesca a riportarsi in piedi. A partire da Tim Boetsch: portato a terra, finalizzato. Michael Bisping: portato a terra, finalizzato. Lyoto Machida, portato a terra: ground and pound e sottomissione anche per lui. Chris Weidman, stessa storia, ma col solo ground and pound. Pausa di riflessione: Michael Bisping mette a segno uno dei più grandi upset nella storia delle MMA. Poi, ancora, Branch sottomesso in ground and pound.

E alla fine arriva Yoel. Forse l’unica sconfitta che potrebbe avere un minimo di ragione, visto il pedigree del cubano nel wrestling. Ma Luke è tanto intelligente fuori dalla gabbia, quanto testardo all’interno. Infatti aveva detto una cosa molto intelligente nella conferenza pre-evento.

“Yoel è il miglior wrestler della divisione, ma io sono il grappler migliore.”

Ed è vero. Nel grappling applicato alle MMA, Rockhold ha pochi rivali, in termini assoluti, senza distinzioni di peso. Allora perché intestardirsi a scambiare in piedi? Da terra sei il più dotato, il più furioso. Ma vuoi dimostrare di essere il migliore in ogni area, pur essendo già caduto contro un puncher che non fa della potenza e dell’esplosività le sue armi migliori.

Quando si parla di umiltà nello sport, un concetto fin troppo abusato, si dovrebbe intendere proprio quest’aspetto: la consapevolezza nei propri mezzi e dei propri limiti.

Il mento di Rockhold è il suo punto debole.

Ha tentato di resistere ai colpi di Branch, con successo nel match precedente, ma non senza accusarli. Era riuscito ad assorbire dei colpi di potenza media del cubano Romero, fino a quando non è arrivato il primo vero overhand a segno. Rockhold si sveglia guardando in un’altra direzione mentre riceve quell’ultimo montante da terra che è una sentenza.

Yoel Romero si stava allenando per David Branch.

Non ha fatto un full camp per Luke Rockhold. Eppure, con la solita pazienza che lo contraddistingue, con la capacità di vedere aperture nel suo avversario, con un lavoro d’intelligenza e perseveranza, dopo aver perso il primo round, accelerato nel secondo, è riuscito ad ottenere il KO più importante della sua carriera nel terzo. Alla veneranda età di 40 anni compiuti. Se non è una sorpresa questa…

La conta dei colpi finale fa riflettere: Rockhold ha il vantaggio nell’allungo, prova più volte del cubano, ma va a segno coi colpi significativi esattamente con lo stesso numero: 45. Questo dato ci fa riflettere sulla ponderatezza e sulla concentrazione del Soldato di Dio, la personificazione, insieme al campione assoluto di categoria, del fighter freddo, preciso, concentrato. Rockhold va a segno con 45 colpi totali e sono tutti significativi, Romero lo stacca di 8 colpi. Il jab dell’americano è una mitragliatrice, ma la strana guardia ad incrocio di Romero consente al cubano di evitarli tutti. La guardia mancina portata da entrambi fa sì che i calci al corpo dell’americano, o meglio, quelli al fegato, siano praticamente annullati.

Per questo Rockhold tenta di aprirsi la strada con i leg kick già dall’inizio, leg kick che avranno senz’altro effetto, visto il finale infortunio del fighter cubano. D’altra parte Romero tenta, forse più per prendere le misure che per altro, a sua volta dei leg kick. Ecco, quelli del Soldato sembrano avere ancora maggior effetto di quelli di Rockhold, che zoppica vistosamente.

Yoel inizia da subito a far pressing su Rockhold, col risultato iniziale di andare incontro ai suoi colpi.

In apertura infatti, è l’americano a dettare il ritmo. Nel corso del secondo round invece l’inerzia cambia: il cubano inizia con delle cariche improvvise per accorciare le distanze. Va a segno con un paio di colpi sulla mandibola di Luke, ma non sembra fare particolari danni. È questo però il round della sicurezza per Romero. Il round in cui inizia a imporre il proprio ritmo e che fa saggiare al suo avversario la propria pericolosità.

I due non tentano nemmeno di entrare in clinch. Evidentemente entrambi credono di avere la soluzione al rebus dalla fase in cui si trovano e il grappling di entrambi è élitario quindi si rischierebbe di assistere a un dispendio di energie troppo grande.

Il pressing di Romero inizia ad essere davvero fastidioso per Rockhold nel terzo: il cubano ha le misure e rischia di far danno ogni volta che evita, schivando o col parry, il jab del suo avversario. La stance semi-laterale di Rockhold – fighter che non si muove in maniera rapidissima all’indietro, pur avendo nelle corde balzi felini quando si muove lateralmente – lascia delle aperture in diagonale che evidenziano la mandibola laterale, seppur coperta e attaccata al corpo, soprattutto quando indietreggia e cerca di colpire col gancio di rimessa. Romero ne approfitta: mette il jab dritto, lo ripresenta esterno, in stile Bruce Lee, fa un movimento minimo lateralmente, come a voler cambiare il livello o a colpire al corpo, poi affonda con l’overhand, che segue il corpo. È un’azione-capolavoro. Stilisticamente aggressiva, tecnicamente perfetta.

È un TKO importante, il più importante della sua carriera, nel momento più indicato.

Yoel Romero dunque si ripresenta alla corte di Robert Whittaker, a seguito della vittoria più importante della propria carriera. Il Mietitore però non vorrà sicuramente cedere il passo. Battuto già una volta il suo avversario e con una maturità incredibile raggiunta, scongiurato inoltre momentaneamente il pericolo Rockhold, Bobby Knuckles potrebbe trovarsi contro per la prima difesa titolata, l’avversario con cui si è giocato il titolo già una volta. E chissà che al secondo tentativo, un quarantenne ancora fresco e atletico non riesca a mettere a segno un incredibile upset.

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