Il gioco degli incastri – Nurmagomedov, Ferguson e McGregor

Se avessimo voluto raccontare una storia, una storia che parla di combattimenti, difficilmente la nostra narrazione avrebbe superato, quanto a fantasia, la trama che la realtà ha saputo ordire nei pesi leggeri UFC.

L’originalità di questa storia, inizia dal numero dei suoi protagonisti, non due, come in quasi tutte le storie che abbiamo visto finora, bensì tre, e si estende alla loro caratterizzazione così eterogenea dal punto di vista stilistico, quanto a quello umano,

Caricando un po’ i toni per rendere più accattivante la nostra storia diremmo che ci sono un gangster americano sempre in occhiali da sole, un divo irlandese con il suo look impeccabile e un Daghestano sunnita, integerrimo e tradizionalista con la sua immancabile papakha.

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La cosa però davvero più intrigante, che non necessita alcuna caricatura, sta negli aspetti  tecnici che riguardano questi ragazzi; sarebbe stato infatti difficile o forse impossibile immaginare tre fighter più eterogenei dal punto di vista stilistico.

Vediamo di analizzarli uno alla volta e capire perché riescono ad essere tanto diversi…

Khabib Nurmagomedov

Nurmagomedov vanta 25 vittorie e nessuna sconfitta da professionista ed è un samboka stratosferico e uno dei migliori wrestler che si siano mai visti in un ottagono oltre che uno dei fighter più temibili ci siano in circolazione; il suo ground game è straripante, asfissiante, selvaggio.
Ama costringere il suo avversario a parete, spesso aggredendolo con colpi in avanzamento, per poi trovare l’atterramento, spesso attraverso body lock outside/inside trip  e schiacciare il proprio avversario mediante un ground and pound violento e incessante.

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Qui lo vediamo all’opera con uno dei suoi più tipici atterramenti

La sua facilità nel trovare l’atterramento è straordinaria, in modo ancor più inequivocabile lo dicono le statistiche; Khabib trova 5.85 atterramenti ogni 15 minuti, e ha imposto 6:48 minuti di controllo a Pat Healy, 9:51 su 15 a un fighter dotato di un BJJ stellare come Rafael Dos Anjos, 5:34 su 8:38 di match a Darrell Horcher, 8:35 su 12 minuti e mezzo di incontro a Michael Johnson e infine 10:32 in tre round a Edson Barboza, letteralmente annientato dallo strapotere fisico del russo.

Khabib però non si limita a controllare, anzi, come ho scritto una delle sue migliori qualità risiede proprio nel ground and pound; è eccezionale nel trovare posizioni estremamente dominanti come la crucifix position, oppure a passare la guardia e trovare la full mount o infine alzare la postura e colpire con violenza immobilizzando le gambe dell’avversario (un modo di colpire che ricorda molto da vicino quello di Georges St-Pierre), piuttosto che colpire dalla mezza guardia, magari immobilizzando il braccio del suo sfidante.

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Eccolo in crucifix position a devastare di colpi i suoi avversari

Se il suo ground game è elitario; lo stesso non si può dire del suo striking, abbastanza scolastico, non sempre preciso e limitato in fase difensiva sia da un footwork non eccezionale che da movimenti di testa ridotti.
Questi aspetti lo rendono un fighter in una certa misura monodimensionale, costretto a puntare sempre tutto sul suo grappling, per non andare in difficoltà nelle fasi a distanza.
Il punto però è che si è mostrato così forte nelle fasi di lotta, da reneder di relativa importanza i suoi limiti nello striking.

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Qui Nurmagomedov in palese difficoltà nell’affrontare lo scambio a distanza
con Michael Johnson nelle fasi iniziali del match

Tony Ferguson

Tony Ferguson è senz’altro il più completo dei tre, è uno striker estroso e molto creativo, ha un alta frequenza di colpi (va a bersaglio con più di 5 colpi significativi al minuto), bravissimo nei colpi girati come gli spinning back fist  e con le gomitate dallo stand up, ma è dotato anche di un buon jab (favorito dall’ottimo allungo di 76″), possiede un cardio eccezionale che gli permette di tenere sempre il ritmo molto alto, ed è un fighter che sa incassare con una certa disinvoltura, anche colpi molto pesanti.

Il suo stile in piedi è sfrontato e impetuoso, talvolta azzarda anche colpi spettacolari come flying knee, ma in generale ha davvero ottimi calci (soprattutto al corpo ed in particolare i front kick) e grazie al volume e all’imprevedibilità dei suoi colpi finisce spesso per mettere in grande apprensione i suoi avversari.

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In questa sequenza possiamo vedere una sequenza di ottimi body kick,
una flying knee e infine un takedwun seguito da immediata Rear naked choke

La sua maggiore qualità risiede però nel BJJ, Ferguson – che ha una predisposizione alle sottomissioni fantastica – ha sottomesso cinque degli ultimi sette avversari (due Rear Naked Choke, due Brabo Choke, una Triangle Choke) e schiena a terra è probabilmente il fighter più letale dei pesi leggeri sia appunto per la capacità di sottomettere i suoi avversari, che grazie ad una guardia attiva fatta di gomitate taglienti (per ulteriori informazioni citofonare a Josh Thomson).

Non è un fighter che sa imporre con troppa facilità però il suo grappling (solo 0,64 takedown ogni 15 minuti e “soltanto” il 42% di quelli tentati hanno successo) e talvolta tenta l’atterramento con soluzioni complesse come l’Imanari Roll (che hanno sorpreso proprio Edson Barboza); e potremmo dire che il suo ground game, pur essendo eccezionale, si sviluppa in modo proattivo e si esalta proprio in opposizione ai wrestler come è accaduto nell’ultimo match contro Kevin Lee.

E’ dotato altresì di una takedown defense di alto livello che gli permette di eludere il 76% degli atterramenti tentati ai suoi danni. Nello striking come ho scritto in precedenza sa essere molto pericoloso e costante nella sua azione, anche il suo footwork è più che buono, però, e questo è forse l’unico limite di Ferguson, non sempre sa essere elusivo, in special modo contro fighter dinamici, come è accaduto contro Lando Vannata.

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Ferguson a disagio nelle fasi di striking con lo stile anomalo e molto
dinamico di Lando Vannata, a salvarlo sarà la sua grande tolleranza ai colpi

Conor McGregor

Fa parte di quella nuova generazione di fighter, (ad esempio Stephen Thompson, Max Holloway, Joanna jedrzejczyk, Cody Garbrandt) che puntano a far confluire il match nelle fasi in piedi, ossia quelle ad essi più congeniali – sebbene ad inizio carriera, ma anche in UFC nel match contro Max Holloway abbia dimostrato anche di poter usufruire di un ground game di buon livello – rappresentando una sorta di versione ben più evoluta e molto più complessa di quella dello sprawl and brawl che innovò le MMA quando  attraversavano una prima fase di sviluppo.

Attraverso un footwork moderno, verticale e molto qualitativo e ad una takedown defence efficiente e spesso sottovalutata, McGregor costringe spesso i suoi avversari a scambiare a distanza, un campo dove, con la sua caratteristica guardia aperta molto laterale e il suo letale mancino, ha pochissimi rivali.

Predilige il colpo singolo alla combinazione prolungata e ciò lo espone poco ai colpi avversari, ma non riduce minimamente la capacità di finalizzare i suoi avversari attraverso i colpi come dimostrano i 18 KO/TKO ottenuti in carriera e i 7 KO/TKO ottenuti in dieci match UFC; il suo gioco di gambe, i suoi eccellenti movimenti di corpo, gli ottimi riflessi e una gestione delle distanze perfetta al millimetro fanno altresì di lui un fighter estremamente elusivo (schiva il 57% dei colpi avversari).

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Qui il mancino fatale a Diego Brandao, un colpo che ricorderà
molto da vicino quello inferto tempo dopo a Chad Mendes in modo
altrettanto definitivo.

Non ha un volume di colpi altissimo, ma è molto preciso (va a segno con il 47% dei colpi), ma una delle sue qualità maggiori risiede nel colpo d’incontro, può colpire spostandosi lateralmente con un movimento di corpo o di testa (come nella sequenza decisiva contro Eddie Alvarez), piuttosto che in arretramento (come contro José Aldo) o contrattaccando un istante dopo che l’offensiva avversaria non è andata a buon fine.

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Nella prima sequenza Alvarez finta il cambio di livello per poi alzare la postura e sorprendere McGregor, ma quando lo fa quest’ultimo è già scattato all’indietro

In passato lo abbiamo visto soffrire il wrestling nel match contro Chad Mendes, ma un infortunio venti giorni prima del match, come dichiarò in seguito Kavanagh, ne limitò pesantemente la fase di sprawl  e la sua takedown defense è più che buona come dimostrano che lo vedono difendere il 73% degli atterramenti tentati ai suoi danni e 9 degli ultimi 10. Si è parlato molto dei suoi limiti schiena a terra, ma spesso a sproposito, in quanto la sottomissione subita da Nate Diaz proviene molto più dai colpi subiti dallo stand up che da suddette lacune,in soccorso delle quali arrivarono le parole autorevoli di Vinny Magalhães: «A tutti quelli che stanno criticando le abilità di McGregor nel BJJ, chiedo se loro sarebbero riusciti a fare qualcosa di diverso se fossero stati esausti e con una cintura nera sopra di loro che gli stava tirando bombe in faccia… Nate non ha vinto perché McGregor è scarso a terra, ha vinto perché lo ha colpito pesantemente quando erano in piedi».

Detto questo è chiaro che se c’è un aspetto nel quale McGregor può soccombere è quello del ground game, dove non può che concedere qualcosa, soprattutto a grappler d’élite; mentre un secondo aspetto potrebbe essere quello del cardio (principale causa del primo match contro Nate Diaz) anche se valutato soltanto a 170″, categoria che poco gli compete. La lunga assenza potrebbe averlo rammollito, ma anche semplicemente avergli tolto quella fame che lo ha portato nel giro di poco tempo ai vertici della MMA  , però dovrebbe anche aver affinato ancor di più il suo pugilato nel 2017 in virtù del tanto chiacchierato match di boxe con Floyd Mayweather.

I possibili accoppiamenti

Come ho scritto in precedenza l’eterogeneità stilistica di questi tre fighter rende molto affascinante immaginare cosa accadrebbe se questi incrociassero fra loro i guanti.
Proviamo ad ipotizzare possibili sviluppi e reciproci vantaggi e svantaggi di tali accoppiamenti.

Khabib Nurmagomedov vs Tony Ferguson

Abbiamo rischiato per ben tre volte, e probabilmente si tratta di un record, di vedere opposti questi due combattenti, ma per colpa due volte dell’uno (Nurmagomedov) e una volta dell’altro non ci siamo tolti l’enorme soddisfazione. A livello di caratteristiche tecniche penso che Tony Ferguson potrebbe essere un avversario ostico per il fighter russo, come abbiamo detto il suo grappling è eccellente e si sviluppa soprattutto in modo proattivo, ossia attraverso un BJJ di altissimo livello e si esalta dunque proprio in opposizione a combattenti che basano sul wrestling le loro fortune.
Inoltre, la sua capacità di difendere gli atterramenti e la tendenza a incedere piuttosto che arretrare, potrebbe rendere più complesso del solito per Nurmaogomedov imporre il proprio ground game; e se davvero Ferguson riuscisse a far confluire nello striking questo match avrebbe enormi vantaggi. Nurmaogomedov è un fighter limitato se costretto a scambiare a distanza e penso che difficilmente riuscirebbe ad avere la meglio in un match del genere.

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D’altro canto però Nurmagomedov ha dimostrato di poter imporre il proprio controllo, ma non il proprio dominio, su fighter dotati di un BJJ di altissimo livello come quello di Rafael Dos Anjos (furono soltanto 18 in tre riprese i colpi significativi messi a segno da Nurmagomedov sulle tre riprese). Un altro aspetto che può rafforzare le possibilità del russo d’imporsi comunque a terra va individuata nella sua capacità di essere difficilmente colpibile nelle fasi di ground game, come dimostra in modo inequivocabile il fatto che da terra abbia prese un solo colpo negli ultimi tre match pur passandoci un sacco di tempo, oltre al fatto, infine, che è ancor più difficile da sottomettere.

Ferguson ha però da parte sua il cardio, Nurmagomedov non è mai andato sulle cinque riprese in carriera e lo stile molto dispendioso potrebbe anche lasciar presupporre d un calo con l’avanzare dei round, mentre Tony ha dimostrato di tenere altissimo il ritmo su tutte e cinque le ipotetiche riprese.

Ricapitolando dunque potremmo sintetizzare in questi termini la nostra previsione: il BJJ di Ferguson e la sua takedown defense potrebbero essere l’antidoto al sambo di Khabib, che dalla sua però mette grande pressione a livello di ground game e può sfidare queste qualità, se però non riuscirà a portare a terra il match difficilmente potrà avere la meglio.

 

Conor McGregor vs Khabib Nurmaogomedov

Avremmo di fronte due fighter diametralmente opposti in questo caso, eppure un match molto più complesso e non riducibile ad una semplice contrapposizione classica striker/grappler, seppure la capacità dell’uno e dell’altro di far confluire il match nei binari ad essi più favorevoli sarà certamente decisiva.

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Iniziamo dalle difficoltà che potrebbe incontrare Nurmaogomedov: come sappiamo quest’ultimo ha un gameplan abbastanza ripetitivo seppur straordinariamente efficace, ossia spingere l’avversario a parete attraverso i colpi in avanzamento per poi trovare l’atterramento e far valere il suo furioso ground and pound piuttosto che le sue sottomissioni.
Chiudere la distanza contro un fighter come McGregor è però molto complesso, aggredirlo in avanzamento significa esaltare le sue qualità di counterstriker che si manifestano soprattutto in arretramento, come abbiamo visto fatali nei due match titolati disputati finora.

Il russo si espone abbastanza quando attacca e non ha mai incontrato un colpitore d’incontro che si possa anche solo avvicinare qualitativamente a McGregor; dunque si troverà a dover mantenere un difficile equilibrio fra il non affrettare le sue offensive da una parte e il non prolungare le fasi di striking dall’altra.
Dovrà essere lucido nel modulare la propria aggressività.

L’irlandese invece dovrà stare attentissimo a non finire a parete, Khabib è da lì che quasi sempre trova l’atterramento e se dovesse riuscirvi potrebbe essere in trappola, subire molti colpi, ma anche riuscire forse a sopravvivere fino alla sirena in virtù di un buon ground game difensivo.

La straripante forza fisica di Nurmaogomedov e la caratura tecnica del suo sambo costringerebbero comunque McGregor a soccombere alla lunga e se il match dovesse scivolare nel grappling non avrebbe alcuna speranza.

Grappler vs Striker 2.0

 

Tony Ferguson vs McGregor

Forse l’accoppiamento meno congeniale alle caratteristiche di Tony Ferguson, il suo grappling è sì eccezionale, ma come abbiamo detto proattivo, si manifesta nella sua grandezza principalmente schiena a terra e quando vuole imporsi lo fa spesso attraverso soluzioni spettacolari quanto complesse da mettere in pratica come le Imanari roll, difficili da infliggere a un fighter dotato di un footwork e una gestione delle distanze come quelle di McGregor.

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Ferguson è molto creativo in piedi, ma non sempre particolarmente elusivo e in particolar modo nel match contro Lando Vannata ha dimostrato quanto possa soffrire uno striking di alta qualità. McGregor in piedi gli sarebbe superiore sia offensivamente,l che nella capacità di schivare i colpi.

Ferguson però avrebbe dalla sua il ritmo, sempre altissimo e in secondo luogo il cardio, se dovesse sopravvivere nelle prime tre riprese, e potrebbe riuscirvi anche in virtù di un’eccezionale tolleranza ai colpi, allora potrebbe ribaltare le sorti (sempre ipotetiche) dell’incontro.

Probabilmente sarebbe l’accoppiamento più spettacolare.

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