I cinque fighter mai stati in UFC che meriterebbero una chance

Le classifiche piacciono a tutti. Sono un modo per ordinare le idee e fare chiarezza. Non si parla molto dei fighter al di fuori di UFC. Questo perché – con tutta probabilità – l’acronimo MMA ormai, data l’esplosione del movimento e il riconoscimento dello stesso, viene sempre più spesso identificato con un altro acronimo, quello di UFC, Ultimate Fighting Championship, ad oggi l’organizzazione di MMA più importante e famosa al mondo.

Non è sempre stato così. UFC ha preso piede da un decennio abbondante ormai, ma insieme ad essa, già un decennio fa, esistevano ottime organizzazioni internazionali quali Pride FC, Affliction, Strikeforce, WEC (alcune delle quali assorbite proprio da Zuffa LLC., grazie alla grande potenza economica) dalle quali venivano fuori talenti e campioni eccezionali. UFC ha una data d’esordio precedente alle sopracitate, ma le organizzazioni di cui sopra, il Pride FC prima, Strikeforce poi, si sono contese lo scettro di regina delle promotion nel corso degli anni ’90-’00, finché Zuffa LLC. non le acquisì entrambe.

Basti pensare alla categoria dei medi UFC, arricchita dallo smembramento di Strikeforce: tutti i vari Jacare Souza, Luke Rockhold, Gegard Mousasi, Yoel Romero. Ognuno di loro proveniente da Strikeforce. Anche oggi, nonostante lo strapotere socio-economico di UFC, alcuni fighter altisonanti rimangono fuori dalle fila del roster dell’organizzazione appartenente all’ex gruppo WME-IMG, oggi Endeavor, e per forza di cose, vengono ignorati dai più per l’intera durata della loro carriera. Mi vengono in mente i veterani Shinya Aoki, Bibiano Fernandes, Satoru Kitaoka e potrei stare qui a parlarne per l’intera durata dell’anno in corso.

Ho invece preferito raccogliere cinque profili interessanti che mi piacerebbe vedere in UFC per vari motivi: ringiovanimento delle categorie, presenza obbligatoria date le qualità, possibilità per alcuni di loro addirittura di arrivare al titolo. Ecco una lista di cinque fighter mai stati in UFC che, senza dubbio, meriterebbero una chance.

5. Rafael Carvalho (15-1, Campione dei pesi medi Bellator MMA)

Brasiliano di 31 anni, l’impeto di Rafael Carvalho è stato causa di una velocissima sconfitta davanti al pubblico di Firenze per il nostro Legionario Alessio Sakara. Rafael Carvalho è alto 191 cm, pesa 84 kg ed è dotato di una fisicità che farebbe impallidire un massimo-leggero.

Non ha colpi eccessivamente creativi, ma è molto feroce e gli bastano tre-quattro colpi ben assestati per mettere la parola fine al combattimento. Headkick violenti e precisi, gomitate taglienti, diretti esplosivi. Carvalho è tenace e sta attraversando un momento di maturità che giova alla sua carriera. La sua unica sconfitta è datata 17 dicembre 2011, che è anche la data del suo esordio da pro. Dopo allora, ben 15 vittorie consecutive fatte di 12 KO o TKO e 3 vittorie ai punti.

Praticamente sconosciuta la sua abilità nel ground game, area che Carvalho ha sempre brillantemente evitato, riuscendo a tenere i suoi match sui binari dello striking. Con un allungo di 198 cm e una gestione precisa dello stesso, Carvalho è l’uomo da battere nella categoria delle 185 libbre in Bellator. Il suo prossimo avversario sarà quasi sicuramente Gegard Mousasi e, a mio avviso, i due daranno vita a uno spettacolo imperdibile. Vanta vittorie su Alessio Sakara, Melvin Manhoef (2 volte), Joe Schilling, Gustavo Machado.

Rafael Carvalho infligge un KO devastante a Melvin Manhoef via headkick

4. Vitaly Minakov (21-0, ex Campione dei pesi massimi Bellator MMA)

Non è ancora ben chiaro come mai un profilo del calibro di Vitaly Minakov, fighter russo appartenente all’Eagles Team di Khabib Nurmagomedov, non sia approdato in UFC. Peso massimo moderno, agile, preciso, con un ottimo footwork e valido in ogni area del combattimento ed è in possesso di un ground and pound spaventoso. È imbattuto, vanta ben 21 vittorie, 19 delle quali arrivate tramite finalizzazione.

Minakov, dopo aver vinto il titolo Bellator, ha iniziato a girare per il mondo, come un moderno samurai errante, collezionando teste, una per ogni avversario che gli si sia parato davanti. Con uno striking solido e uno stile accattivante, vanta finalizzazioni su ognuno degli ultimi 7 avversari che ha affrontato. È un combattente completo, 12 vittorie via KO o TKO e ben 7 via submission. Vitaly Minakov è l’ultima perla nella massima categoria di peso che manca a UFC. L’approdo di Francis Ngannou ha rivoluzionato l’intera categoria, ma l’intelligenza di Minakov non può essere replicata, così come la sua completezza.

A soli 32 anni – giovane quindi per l’età media dei massimi UFC – Minakov cavalca l’onda e ha sconfitto tutti i massimi che gli si siano parati davanti, compresi alcuni che hanno avuto o stanno avendo un percorso in UFC. Atleti quali Antonio Silva, Josh Copeland, Cheick Kongo, Alexander Volkov e il sempreverde Geronimo dos Santos che – seppur mai in UFC – vanta ben 59 match nelle MMA. Ora in forza a Fight Nights Global, l’ultimo step di Minakov dovrebbe essere proprio UFC per ritenersi totale e magari, continuando a vincere, per rientrare fra i migliori massimi di sempre.

Minakov fa la sua entrata in scena

3. Marat “Cobra” Gafurov (15-1, ex Campione dei pesi piuma ONE FC)

Non è con le parole che ci si guadagna il soprannome di “Cobra”. Il daghestano Marat Gafurov ha annientato qualsiasi avversario nella categoria dei pesi piuma che gli si sia parato davanti. Tutto questo ovviamente, al di fuori di UFC. Nonostante i 33 anni da compiere quest’anno, Gafurov è sempre sembrato atleticamente impeccabile ed ha offerto prove di combattimento eccelse e, come se non bastasse, di dominio totale grazie alla sua abilità nel grappling. Samboka eccezionale, vanta 11 vittorie per sottomissione (rear-naked choke nella maggior parte delle occasioni: se riesce a prendere la schiena, è praticamente impossibile divincolarsi) e 1 per KO o TKO. Le altre tre sono arrivate per decisione dei giudici.

Solo Martin Nguyen, battuto precedentemente da Gafurov, è riuscito a divincolarsi dalla morsa del Cobra, riservandogli un trattamento a base di pugni che lo ha steso, infliggendogli la prima sconfitta in carriera a ONE Championship: Quest for Greatness, in data 18 agosto 2017. Gafurov però ha ancora molto da dire e un eventuale passaggio in UFC non potrebbe che essere accolto in maniera positiva dagli hardcore fan.

Marat Gafurov festeggia la vittoria

2. Douglas “The Phenom” Lima (29-6, Campione dei pesi welter Bellator MMA)

The Phenom, il Fenomeno. Un soprannome che è una responsabilità. Douglas Lima ha 30 anni e un palmarès non indifferente di 29 vittorie e 6 sconfitte.

Campione dei pesi welter Bellator MMA, negli ultimi nove anni le sue sconfitte, appena due, a fronte invece di ben diciassette vittorie, arrivano da Ben Askren per decisione unanime e da Andrey Koreshkov, sempre per decisione, restituita con gli interessi e con un KO. Douglas Lima è un concentrato di tenacia e presenza. Dallo striking ortodosso ma tremendamente efficace, il brasiliano sfiderà Rory MacDonald il 21 gennaio per il titolo dei pesi welter Bellator. Estremamente completo, vanta in carriera 13 vittorie per KO o TKO e 11 per sottomissione. 24 finalizzazioni su 29 vittorie. Un Fenomeno, appunto.

Fra le sue vittime figurano Lorenz Larkin, Andrey Koreshkov, Paul Daley, Ben Saunders (2 volte) e Steve Carl. Esponente di spicco dell’American Top Team, Lima è anche cintura nera di BJJ sotto Roan Carneiro e, come si è visto contro uno striker del calibro di Larkin, non disdegna la fase in cui sono le percussioni a farla da padrone, anzi, offre al pubblico un buon repertorio fatto di un’ottima muay thai e un grandissimo ritmo. Senz’altro un altro di quei fighter che in UFC non sfigurerebbero.

Douglas Lima a destra, insieme a Will Brooks nel 2014

1. Martin “The Situ-Asian” Nguyen (10-1, Campione dei pesi piuma e dei pesi leggeri ONE FC)

E poi c’è lui. The man who beats the Man. 10 vittorie, 10 finalizzazioni. Colpevolmente sconosciuto ai più, Martin Nguyen, 28enne australiano nato da due rifugiati vietnamiti, ha fatto il suo debutto pro nelle MMA nel 2012. Dopo aver vinto un torneo a 8 uomini nella australiana BRACE MMA che lo incoronò campione dei pesi piuma, Nguyen fece un esordio eccellente a ONE FC sottomettendo Rocky Batolbatol. Si aprono le porte di un nuovo mondo. Martin è solo 4-0, ma gli viene data l’opportunità di affrontare, con breve preavviso, Marat Gafurov, per il titolo ad interim ONE FC.

La sfida va a favore del russo, che sottomette Nguyen nel corso della prima ripresa, dopo appena 41 secondi. Nguyen si arma dello spirito migliore, le sue qualità sono indubbie in ogni campo, specie in quelle dello stand-up, con particolare attenzione nello striking. Martin è dotato di una violentissima castagna destra, che miete vittime una dopo l’altra, oltre che di grande velocità, gestione delle distanze, durezza psicofisica e ottimo footwork. È elusivo e rapido, oltre che dotato di grande timing e precisione.

L’utilizzo ricercato delle angolazioni di Nguyen dimostra tutto il fight IQ del ventottenne australiano, che può già vantare vittorie importantissime. La più importante durante la scalata al titolo, arriva contro il baby-fenomeno Christian Lee, fratello della più famosa Angela. Due match dopo, Martin vendicherà l’unica sconfitta in carriera, infliggendo la prima al Cobra Marat Gafurov, che cade sotto il potente overhand di Nguyen. L’australiano scrive la storia il 10 novembre 2017, quando batte, ancora con un colpo violentissimo, Eduard Folayang, che aveva appena soffiato il titolo a Shinya Aoki, divenendo così campione di due categorie ONE FC. Cos’altro? C’è bisogno di qualcos’altro purché UFC si accorga della punta di diamante della singaporiana ONE FC?

Martin Nguyen festeggia sollevando le due cinture, quella dei piuma e quella dei leggeri ONE FC

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