Alex Dandi risponde a MMA Talks: Intervista al Sognatore Professionista

Alla notizia che Alex Dandi avrebbe aperto una propria promotion, separandosi di fatto dal progetto Venator, due chiacchiere con il commentatore ufficiale di UFC, nonché uno dei più grandi promotori delle MMA in Italia, erano praticamente obbligatorie. L’ultima volta che ci eravamo sentiti ufficialmente risaliva alla quinta puntata del nostro podcast.

Giovanni Bongiorno: Hai fondato Italian Top Fighters Management. L’obiettivo è chiaro: portare in UFC e in organizzazioni internazionali gli atleti italiani sotto contratto. Attualmente quanti e chi sono questi atleti?

Alex Dandi: Italian Top Fighters Management nasce a fine marzo, ma era da un po’ che ci stavo pensando e gli obiettivi ed i passi da fare sono stati sempre molto chiari siccome tra la fine degli anni ’90 ed i primi 2000 ho lavorato in una agenzia di management e booking per dj e musicisti.

Ovviamente poi dalla teoria alla pratica cambia sempre qualcosa ed in questi mesi ho modificato ed aggiustato la rotta per mettere solide fondamenta al progetto che è di fatto assolutamente inedito per il panorama delle MMA italiane.

Sono partito con l’idea di mettere sotto contratto solo 4 atleti che sono diventati immediatamente 6 ovvero Giorgio Pietrini, Stefano Paternò, Pietro Penini, Manolo Zecchini, Alessandro Botti e Federico Mini.

Gli “Italian Top Fighters”, da sinistra a destra:
Alessandro Botti, Manolo Zecchini, Giorgio Pietrini.
Sotto, sempre da sinistra verso destra:
Stefano Paternò, Federico Mini, Pietro Penini

Poi ho capito che per essere competitivo a livello internazionale , lavorando con grandi promotion, servono molti più atleti per avere eventuali sostituti a garanzia di professionalità dell’agenzia quando qualche atleta del proprio roster si infortuna. E sappiamo bene che gli infortuni sono all’ordine del giorno.

Quindi quando Federico Mini si è infortunato poco prima di un importante match al Cage Warriors, per l’agenzia è stato fondamentale aver firmato da poco un professionista come Mattia Galbiati che ha accettato il match con un paio di giorni di preavviso. Congiuntamente a questa necessità pratica, il livello degli atleti italiani si sta alzando tanto e quindi ora il roster è già molto più nutrito. Attualmente gli atleti sotto contratto sono 15, ma il roster crescerà ancora.

Mattia Galbiati sostituisce Federico Mini al Cage Warriors.

GB: Chi è, a tuo avviso, il più vicino a UFC? Chi ad altre promotion internazionali?

AD: Ho un atleta che è già nel database UFC degli atleti disponibili come eventuale late replacement, un altro che è stato contattato per i provini del recente TUF dedicato agli imbattuti che non ha potuto svolgere perché infortunato, ed un altro che è sotto osservazione e che con una o due vittorie di pregio potrebbe entrare.

Per motivi sia di privacy che di strategia non svelerò chi sono questi tre, ma sono molto soddisfatto di quanto ottenuto ed ho grandi aspettative per il 2018. Ci sono anche altre promotion importanti come Cage Warriors, KSW, ACB e EFC che hanno già corteggiato qualche atleta che seguo ed al giusto momento ci toglieremo qualche soddisfazione.

GB: Hai detto di voler lasciare Venator e di voler lanciare una nuova promotion. Quali sono i motivi dell’addio (o dell’arrivederci a presto)? Fraintendimenti con lo staff? Bisogno di indipendenza viste le decisioni da prendere? Incomunicabilità? Divergenza d’opinioni?

AD: Vorrei dirti “no comment” ma in realtà mi rendo conto che ciò alimenterebbe solo illazioni e supposizioni ed invece non c’è niente da nascondere.

Ho lasciato da poche ore Venator sebbene non avrei voluto farlo. La cosa era nell’aria da un po’ di settimane ed è stata una decisione sofferta ma assolutamente necessaria per fare il bene della promotion e quindi indirettamente delle MMA italiane.

Avrei voluto occuparmi di Venator che ho ideato, promosso e co-fondato per molti anni ancora, ma è andata diversamente. Io e Frank abbiamo idee diverse su tante cose e non ci siamo chiariti abbastanza e ad un certo punto è mancata totalmente la comunicazione tra di noi, in particolare dal post Venator 3 qualcosa si è irrimediabilmente incrinato.

Un po’ di ego da una parte e dall’altra ha fatto il resto e dal mio punto di vista non sono stato trattato in modo corretto, ma può darsi che sia solo una mia opinione. Mi spiace che si sia arrivati a prendere strade diverse perché ho grande stima di Frank, lo considero un imprenditore geniale ed una persona divertente ed acuta ma di fatto è andata così. Chi vivrà vedrà. Non ho rimpianti, non recrimino niente.
Ma ci tengo a precisare che il motivo per cui ho lasciato non ha a che vedere con richieste personali.

Ho lasciato per strategia, ho lasciato per costringere Frank ad occuparsi di Venator, perché voglio bene a Venator ed a quello che rappresenta. Se ciò non accadrà, è meglio che Venator chiuda perché un Venator a mezzo servizio non serve a nessuno.

Se Venator verrà rilanciato alla grande senza di me, sarò triste per come è andata ma felice perché si sarà fatto il bene dello sport. In fin dei conti non sono mai stato in questa cosa per i soldi ma solo per inseguire il sogno di una grande promotion italiana di MMA. Sono un sognatore professionista e vivo in modo un po’ visionario per provare a lasciare un segno, quale non so, ma ci provo.

Il lavoro svolto con Frank è stato eccezionale e ne vado fiero. Ci siamo completati e compensati ed avremmo potuto fare ancora grandi cose. Ma tutte le cose belle finiscono prima o poi e si volta pagina serenamente.

Frank Merenda e Alex Dandi

GB: Hai già in mente il nome e il luogo nel quale esordirà la suddetta promotion?

AD: Ho una serie di step da rispettare. Non dico tutto ora.

GB: Cosa avrà in più rispetto alle altre promotion e cosa si preporrà?

AD: Ho diverse idee per la mia nuova promotion e diversi luoghi possibili dove esordire.
Il nome non lo svelo ancora perché in fin dei conti è solo un brand, è forse la cosa meno importante. È importante invece la sostanza delle cose. Sarà una promotion che scoprirà nuovi talenti italiani, che valorizzerà i migliori talenti italiani e che avrà molto a cuore la tutela e la salute degli atleti.

Sarà la casa naturale dei veri fighter e dei veri fan delle MMA italiane. Non seguirà logiche imprenditoriali perché non sono un imprenditore ma un sognatore professionista. Ciò non vuol dire che non potrà avere successo, anche commerciale. Anzi, credo che la passione alla fine paghi sempre. E questa sarà una promotion che trasuderà passione per le MMA.

Sarà una promotion che saprà sognare ed osare. Sarà una promotion piccola, che non farà proclami da “numero 1” come ora sembra essere di gran moda ma saprà distinguersi per originalità ed innovazione. Avrà dei punti in comune con Venator, perché lì dentro c’era tanto di me, ma sarà anche molto diversa. Cosa avrà in più rispetto ad altre promotion? Senza falsa modestia, avrà la mia passione e la mia professionalità.

GB: Trovo molto lineare il fatto che i campioni in carica saranno gli stessi di Venator, una creatura parzialmente tua e quindi funzionale alle dinamiche e all’immediato futuro della tua promotion. Quali saranno le categorie di peso coinvolte?

AD: Sì, ci saranno nuove cinture per tutti i campioni che attualmente sono anche i campioni Venator al netto di cinture vacanti. Attualmente gli unici campioni sono Mini nei piuma, Musardo nei leggeri e Penini nei medi.

Poster Ufficiale del main event di Venator Fight Night 1, valevole per il titolo dei pesi leggeri: Ivan Musardo batterà Leonardo Zecchi

Li riconoscerò come tali per creare continuità con il mio lavoro e decideranno loro se difenderle o meno o se proseguire invece solo in Venator. Le altre cinture sono vacanti. Ci saranno tutte le categorie di peso in cui sarà possibile creare una sana competizione con un numero accettabile di contendenti ed atleti.

GB: Coinvolgerai anche la NADO come avete fatto con Venator?

AD: Ovviamente chiederò l’antidoping nei miei eventi attraverso il patrocinio FIGMMA ed i controlli NADO. Credo fortemente nello sport pulito e continuerò a farlo.

GB: I tuoi collaboratori Michele De Lauri e Ermes Buttarelli ti seguiranno ovviamente. Hai già in mente altre figure con cui collaborerai?

AD: In pratica tutto lo staff Venator è composto da miei famigliari e cari amici, compresi arbitri e giudici. Chiederò quindi a tutti loro di darmi ancora una volta fiducia e di seguirmi. In cambio regalerò loro emozioni. Inoltre sto ricevendo tante candidature spontanee in queste ore e sicuramente ci saranno nuovi ingressi.

Da sinistra, Michele De Lauri e Ermes Buttarelli.
La fotografia è stata scattata da Fabio Barbieri.

GB: Parliamo degli italiani in UFC. Marvin combatterà a breve, Alessio ha demolito Bamgbose. Ma la vera sorpresa è Mara Borella che, dopo essersi imposta in Invicta, ha messo a segno un esordio a dir poco sensazionale. A mio avviso si procede benissimo. Tu cosa ne pensi? Chi sarà il prossimo italiano ad entrare in UFC?

Mara, Marvin ed Alessio. MMA, ci pensi? Sono loro i nostri attuali portabandiera in UFC e tifiamo per loro. Senza se e senza ma. Io muoio ogni volta che combattono perché posso essere il telecronista più imparziale del mondo ma quando c’è un mio connazionale mi emoziono. È molto bello emozionarsi in telecronaca. È uno degli aspetti più belli del mio lavoro a FOX Sports.

Il prossimo italiano in UFC? Spero uno degli atleti del mio management, non mi importa chi e non faccio previsioni per scaramanzia. So però che ce n’è un altro che non gestisco io che è molto vicino. Comunque chiunque entra sono felice…voglio l’invasione italiana in UFC!

Mara Romero Borella.
Photo credits to: MMA Fighting

GB: Situazione Magnum FC. Che impressioni ti ha dato l’evento svoltosi in Romania? È vero che ha dato visibilità ai nostri, ma è altrettanto vero che gli stessi nostri fighter erano di un livello troppo superiore ai propri avversari. Dove vedresti adesso bene Di Segni e Pedersoli?

AD: Ho visto l’evento rumeno ma ammetto che mi sono distratto un po’ nei match in cui non c’erano italiani, quindi il mio giudizio è parziale. Mircea ha avuto il match più duro della delegazione italiana ed infatti ha perso, Verginelli ha rischiato grosso ma ha dato lezione di professionalità gestendo una situazione difficile, Nunes per poco non si faceva fregare da uno sconosciuto che si è rivelato molto tosto. I match che li hanno visti protagonisti sono stati quelli più divertenti.

Pedersoli e Di Segni invece li avrei voluti vedere contro avversari veri e non contro dei giovani esordienti rumeni evidentemente a digiuno di lotta a terra. In ogni caso Carlo è molto valido, spero di commentarlo un giorno in UFC, anche perché non vedo l’ora di trovare la scusa per parlare dei film di Bud Spencer nelle mie telecronache.

Carlo pedersoli jr. chiude una arm-triangle choke.
Photo credits to: RXF Fighting

Di Segni mi sembra una ragazza determinata e mi pare che possa mettersi in luce in promotion di medio livello e perché no, anche in UFC con la giusta dose di fortuna. Comunque rispetto il lavoro di Magnum, è molto diverso da quanto farei io, ma il mondo è bello perché è vario. Ad ognuno il suo.

Micol Di Segni attende il via.
Photo credits to: RXF Fighting

GB: La tua attività di commentatore è più viva che mai e, anzi, con i numeri in aumento, si prospetta un grande 2018 per UFC e per le MMA su FOX Sports. Cosa ne pensi?

AD: Va tutto alla grande. Ho un pubblico televisivo meraviglioso che mi ha adottato e che mi tiene compagnia con i cinguetti su Twitter nelle dirette notturne. Più volte siamo finiti in cima alle top tendenze che per uno sport di nicchia è un risultato enorme. Siamo davvero una comunità di pazzi che stanno svegli la notte per lo sport più bello del mondo, non c’è altra comunità sportiva come la nostra.

Ormai ad oltre sette anni dalla mia prima telecronaca UFC devo dire che mi sento davvero a mio agio quando sono davanti ad un microfono ma non per questo mi rilasso, anzi cerco sempre di migliorarmi. Qualche volta vado ospite in video al pomeriggio a USA Sports Today, la trasmissione di FOX Sports dedicata agli sport americani, ma la mia dimensione naturale è la telecronaca più che la televisione vera e proria.

Dal punto di vista dei contenuti UFC stiamo invece raddoppiando i magazine con Unleashed, Classic, Main Event, i Road To The Octagon ed i Countdown, oltre a tutti gli eventi in diretta. Nel 2018 mi aspetto grandi eventi per tutto l’anno. Si parte a gennaio con Miocic vs Ngannou e Cormier vs Volkan e sono sicuro che sarà un grande anno. Poi il 2019 sarà un’incognita ma sono fiducioso.

GB: Ultima, ma non meno importante: il mito secondo cui chi non pratica non può parlare, ha riscosso negli ultimi tempi molta attenzione e tu ne hai discusso. Lo studente del gioco può essere anche un appassionato che appunto studia, si informa, osserva, senza per forza dover praticare. Sei d’accordo?

AD: Certamente sono d’accordo. L’ho scritto anche sul mio profilo. È una totale sciocchezza sostenere il contrario. Sono posizioni davvero risibili che denotano una notevole chiusura mentale. Roba da prima regola del Fight Club! Se solo i praticanti parlano ad altri praticanti lo sport delle MMA non si diffonderà mai.

È vero che bisogna parlare delle MMA con un minimo di cognizione di causa ma è anche vero che blogger e giornalisti osservano lo sport da infiniti punti di vista in più rispetto ai fighter stessi. Io sono stato praticante facendo sparring di MMA anche con atleti pro ma questo è solo un valore aggiunto a tutto il resto che invece è fondamentale.

Di base per scrivere e parlare di MMA, per essere blogger o giornalista, servono in primis gli strumenti tecnici tipici della professione, ovvero competenze linguistiche ed analitiche. Nel caso del telecronista poi è necessario anche aver studiato i linguaggi di comunicazione radio televisivi.

Fatto questo serve poi studiare tanto e documentarsi su tanti aspetti dello sport, da quello storico e biografico al lato business per poterne padroneggiare tutti gli aspetti.

Dire che solo i fighter possono parlare è un grosso errore perché si rischia di vedere uno sport da un solo punto di vista. Un po’ come se un regista girasse un film tutto in soggettiva. Può esser divertente una volta ma se tutti i film fossero tutti in soggettiva il cinema sarebbe estremamente monodimensionale ed alquanto limitato. Discorso diverso se si usano tutte le inquadrature possibili.

Per parlare delle MMA serve ovviamente anche studiare la tecnica ed osservare migliaia di match. Ma anche se si è praticato si deve necessariamente conservare anche uno sguardo esterno altrimenti si diventa eccessivamente auto referenziali e settari.

È vero che quando hai praticato hai sentito il sapore del sangue in bocca, che sei andato a casa con la testa leggera dopo uno sparring o che hai passato notti insonni per traumi di vario genere ma è anche vero che quelle sensazioni sono estremamente soggettive e quindi poco condivisibili con chi non le ha mai provate.

Ecco perché per divulgare questo sport non serve più di tanto averlo praticato ma serve conoscerlo profondamente. Ripropongo una battuta di un mio amico: sostenere che per parlare delle MMA bisogna aver preso dei pugni in faccia è un po’ come sostenere che un cardiochirurgo per operare deve aver provato un infarto del miocardio!

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