Venator Kingdom 2: la nostra esperienza

Grande serata per le MMA italiane quella di sabato 16 dicembre, che oltre alla vittoria di Alessio Di Chirico ci ha regalato un nuovo ed emozionante evento targato Venator Fighting Championship.

Nel secondo capitolo del Venator Kingdom, nome coniato in onore di una location d’eccezione per gli sport da combattimento quale è il teatro Principe, nessuno dei sei match pro è finito ai punti: un successo sia dal punto di vista sportivo che da quello dello spettacolo.

Noi, che eravamo lì tra gli spalti con il nostro inviato Massimiliano Rincione – che poi sarei io stesso, ovvero l’autore di questo articolo -, ci siamo goduti (oltre ad una piacevolissima card dilettanti competitivamente studiata da Michele De Lauri) una gran serata, ricca di emozioni che, onestamente, non renderebbero lo stesso effetto in un classico articolo a scaletta.

Ecco perché vi parliamo in primis del match tra Luca Panzetta e Petru Biclea. Ragazzi, questo è stato senza se e senza ma la trasposizione italiana a 135 libbre di Frye vs Takayama. I due atleti, come due gladiatori pronti a contendersi la vita all’interno dell’ottagono, hanno scambiato al centro dell’arena in maniera selvaggia. Le gambe, chiaramente, cedono un po’ ad entrambi, ma alla fine a trionfare è il moldavo Biclea, che si rivela essere un fighter davvero solidissimo.

Difficile poi non parlare della curiosa scelta di Riccardo Cumani, che vince contro Ashley Rosi tentando successivamente di farsi squalificare spintonando l’arbitro Andrea Bruni. Il “Kobra”, che rivelerà poi di aver combattuto il suo ultimo match in carriera, sfodera una prestazione che avrebbe messo in difficoltà chiunque in quella serata, con Rosi che è costretto a tappare su una guillotine choke dopo aver tentato in tutti i modi di contrastare l’avversario. Cumani, che non voleva “sporcare” il record dell’atleta del Clan Lonzi, motiverà la sua scelta poche ore dopo. La palla, per quanto riguarda la gestione del verdetto, passa ora agli organi competenti.

Come non lodare poi le grandi vittorie di Filippo D’Amato e Manuel Milito, con l’accoppiata di atleti del Dog Eat Dog che riescono a strappare due vittorie importantissime contro Petru Morari ed Emanuele Zaccaria pur arrivando in short notice. Successi arrivati, rispettivamente, con una sottomissione e con un KO per D’Amato e Milito, che dimostrano cuore, tecnica e palle.

Bella guerra anche tra Leonardo Damiani e Raffaele D’Egilio, con il primo dei due pesi welter che trionfa per rear-naked choke a 2:50 del primo round.

Su Marco Saccaro vs Virgiliu Frasineac potremmo dirvi tante cose, ma ci limitiamo a lodare il carisma di ambedue gli atleti, che si lanciano in scambi pesantissimi in un match veramente durissimo, con Saccaro che colpisce violentemente e Frasineac che risponde con degli ottimi takedown. Alla fine a trionfare sarà l’atleta moldavo, che chiuderà una rear-naked choke al secondo round. Marco Saccaro accetta sportivamente la sconfitta, promettendo un pronto e vittorioso rientro. Frasineac, invece, impressiona il pubblico milanese con una grandissima performance che gli varrà grandi ambizioni all’interno della promotion.

E il main event? Beh, lì abbiamo avuto la conferma di quanto Pietro Penini sia uno dei talenti più cristallini delle MMA nostrane. 25 secondi, questo il tempo che è servito all’atleta veronese per mandare KO un Cristian Magro che comunque si presentava all’impegno nella forma migliore. Per Penini adesso si aprono le porte di un camp alla Serra-Longo di New York – con gente del calibro di Chris Weidman e Stephen Thompson -. Per Magro invece arriva un periodo di meritato riposo, in cui avrà modo di godersi la ormai prossima paternità. A te, veterano delle MMA italiane dal grande cuore e dalle bellissime parole facciamo tanti auguri. Per Pietro, invece, auspichiamo una scalata repentina verso i lidi più illustri di tutto il mondo!

 

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