T-City

Ovvero Triangle City.

Brian Ortega did it again. E ci ha messo meno che nei suoi ultimi incontri, capitalizzando una stand guillotine choke nel corso del secondo round. Ha messo in mostra una convincente evoluzione. Cub Swanson ha tentato di mettere KO il suo connazionale, ma Ortega ha mostrato anche grande solidità e mento duro. Il gesto tecnico finale è un manifesto alle arti marziali. Una ghigliottina chiusa, che T-City ha asserito di aver sciolto poiché pensava il suo avversario fosse già svenuto, riallacciata e portata a termine.

Una volta che è chiusa, non la apri più. Lo so bene, mi alleno nel jiu-jitsu da 14 anni.

Ha aperto così Ortega ai microfoni nel post match. L’imposizione in grappling e il controllo nello stand-up inferti a un veterano del calibro di Cub Swanson, ex numero 4 di categoria, catapultano Brian Ortega direttamente fra i grandi nomi, quelli della Top 5. Il ventiseienne californiano è nel momento migliore della sua carriera, ha messo a segno una prestazione fenomenale e adesso punta ai vertici di categoria. La spinta tramite la gabbia data col tallone che ha preceduto la ghigliottina è la vera chicca di tutta la manovra, Ortega porta uno stile di jiu-jitsu perfettamente adattato alle MMA di nuovo alla ribalta.

La presenza fisica di Ortega comunque gli consente di stare davanti a uno striker del calibro di Cub Swanson senza avere troppo da temere.

Infatti, nonostante i consigli dell’angolo che gli suggeriva di andare in clinch ed evitare gli scambi, Ortega ha comunque voluto tentare qualche incrocio con Swanson e, nonostante abbia assorbito colpi potenti, non è mai parso scosso.

Alla fine, ai microfoni, Ortega ci ha tenuto a sottolineare l’umiltà con cui vuole approcciare allo sport, ma ha chiesto comunque una title shot “qualora ci fosse l’opportunità”, che gli consentirebbe di diventare uno degli uomini dalle scalate più veloci nei ranking UFC.

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