Il Massacro di Santa Bibiana

Il 2 dicembre è Santa Bibiana.

In una società che può definirsi ancora (per poco) cattolica, dare a degli eventi di grande impatto e risonanza sociale l’appellativo del santo del giorno è pratica usuale. UFC 218 ha regalato uno splendido match fra Eddie Alvarez (29-5, 1 NC) e Justin Gaethje (18-1), un match che è stato Fight of the Night e che merita senz’altro l’appellativo di “massacro”.

Eddie Alvarez non era nel suo momento migliore. Dominato dal miglior Conor McGregor e con un match in salita terminato in No Contest contro Dustin Poirier – match nel quale dopo aver subito, stava risalendo la china, prima di mettere a segno un colpo illegale -, “The Underground King” era alla ricerca di una vittoria come aria per un uomo in apnea. Alvarez è un campione atleticamente e per mentalità, non molla mai, fa tesoro delle proprie sconfitte e cerca di migliorare analizzando i propri errori.

Justin Gaethje è indistruttibile. Anche nella sconfitta, ne sono sicuro, il giovane fenomeno ed ex campione WSOF, troverà la forza e la determinazione per tornare ai vertici. Forte di 18 vittorie consecutive, nulla da perdere, la passione, quella vera, per la violenza, e la voglia di ottenere una title shot o di trovare un suo “equal”, qualcuno capace di metterlo KO, The Highlight si apprestava a minacciare un ampio giro di contendenti al titolo dei pesi leggeri.

Per Alvarez, quello contro il temibile Justin Gaethje, è stato un match intelligente e ben preparato, nel quale ha appunto prevalso il fight IQ di Eddie sulla furia cieca di Justin. Anche The Highlight aveva preparato un grande match, puntando sulla propria ineccepibile qualità nei leg kick, utilizzati con successo per gambizzare l’ex campione Bellator e UFC.

Il match è stato caratterizzato da scambi selvaggi che non hanno visto un ritmo forsennato, quanto una qualità nei colpi decisamente elevata.

Il confronto fra i due è stato prettamente sul piano della dirty boxing. Gaethje ha rifiutato più volte il ground game di Alvarez, ma non si è mai tirato indietro davanti agli scambi selvaggi dallo stand-up o dal clinch.

Alvarez ha visto l’apertura nel cambio di livello del suo avversario, che ha cercato più volte di mandare a vuoto i ganci del Re del Sottosuolo, avendo anche successo in più occasioni. I colpi al corpo sferrati da Alvarez sono stati probabilmente ciò che ha fatto pendere di più l’ago della bilancia: Gaethje si è trovato alla fine del secondo round e a metà del terzo, a corto di energie, e – rendendosi conto di essere indietro sui cartellini dei giudici – ha tentato il tutto per tutto.

A inizio terzo round, Alvarez si presenta con un evidente danno al lato destro del volto, regalo probabilmente dei ganci del suo avversario, ganci portati prepotentemente a testa bassa. I gameplan di Alvarez, specie nei suoi rematch (e mi vengono in mente i match contro Shinya Aoki e Michael Chandler), curano in maniera attenta gli errori fatti in precedenza. Alvarez è senz’altro uno di quegli atleti che lasciano davvero poco al caso.

E anche in questo match è stato così: grande attenzione ai dettagli, sfruttamento delle aperture, lavoro in verticale di entra ed esci per affondare in clinch solo quando la situazione si è fatta statica.

Gaethje ha trovato inizialmente risposta al fuoco dell’ex campione con altro fuoco, ma non ha saputo placare l’incendio nel momento in cui Alvarez si è scatenato.

I colpi al corpo hanno tagliato fiato e condizione a Gaethje, che si abbassava sempre di più per contenere i colpi al corpo riservatigli da Eddie. Sul finire del terzo round, una ginocchiata impattata perfettamente sul volto di The Highlight lo schianta al tappeto. Prontissimo l’intervento di Herb Dean nell’interrompere l’incontro.

Un ottimo Eddie Alvarez, mi verrebbe da dire rinato, ma per dirlo con certezza vorrei aspettare i suoi prossimi incontri, certo che grazie proprio a quest’ultimo, il contesto titolato è di nuovo a portata di mano.

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