UFC 217 – L’evento dell’anno

Riflessioni su UFC 217.

UFC 217, oltre ad aver venduto più di un milione di PPV, ha ospitato ben tre incontri titolati e questa è di per sé già una rarità assoluta, ma a rendere ancor più unica questa notte ci hanno pensato gli sfidanti che hanno strappato in tutti e tre i casi la cintura ai rispettivi rivali.

L’evento però ha dimostrato il suo prestigio fin dalla card preliminare che ha regalato ben cinque finalizzazioni su sei match combattuti, tutti altamente spettacolari ed ha aperto la card principale con il massacro di Paulo Costa, sempre più lanciato verso i vertici della categoria grazie alla potenza spaventosa del suo pugilato e ad una cattiveria agonistica impressionante, ai danni di un Johny Hendricks in caduta libera da quando, complice anche l’introduzione del divieto reidratazione intravenosa ossia le le flebo di acqua e sali minerali che aiutano gli atleti a riprendere la forma ideale dopo aver tagliato il peso, ma anche a causa della sua incapacità di mantenere un peso forma da atleta lontano dai match (cosa che ha spinto il suo nutrizionista Mike Dolce a negargli i suoi servigi) ha iniziato ad avere grossi problemi appunto con il taglio del peso costringendolo a passare ad una categoria (quella dei pesi medi) che con ogni evidenza non gli appartiene.
Oggi è a una vittoria negli ultimi sei match, sembra un lontano parente del campione che è stato fino al 2015 e l’ombra del ritiro incombe su di lui in modo sempre più prepotente.

In seguito abbiamo avuto un match estremamente tecnico fra Stephen Thompson e Jorge Masvidal, con il primo che non ha permesso al suo avversario di chiudere la distanza e così facendo ha portato il match sui binari a lui congeniali. Masvidal non poteva battere Thompson in un match di striking e la sua incapacità di portare il match a terra o quantomeno a parete è stata per lui fatale. Ora Thompson sarebbe di nuovo in lizza per una title shot, ma ha appena combattuto due volte con il campione pareggiando la prima e perdendo per decisione divisa la seconda e vista l’abbondante dose di sbadigli regalata in entrambi gli incontri la federazione farà con ogni probabilità il possibile per scongiurare un simile accoppiamento a breve termine privilegiando piuttosto il vincente fra Rafael Dos Anjos e Robbie Lawler.

Passiamo dunque ai match titolati: il primo è stato il match nei pesi mosca femminili e l’upset ottenuto dalla bellissima Rose Namajunas ha avuto davvero dell’incredibile sia perché la polacca Joanna Jedrzejczyk era imbattuta e la discrepanza mostrata fino ad oggi con le sue sfidanti era stata tanto grande da far pensare ad un dominio lungo e incontrastato, sia perché Rose non sembrava la contendente più credibile per strappargli il titolo.
Joanna dopo 6 difese titolate nelle quali ha letteralmente spazzato via ogni avversaria (basti pensare al numero allucinante di colpi significativi portati a segno in quelle difese, 225 contro Jessica Andrade, 220 contro Valeria Letourneau, etc..), è stata sorpresa da una Rose Namajunas che ha lavorato tantissimo sul suo striking dopo la sconfitta contro Karolina Kowalkiewicz e non si è lasciata intimidire dalle provocazioni anche dure ed eccessive di Joanna  (Joanna aveva detto che Rose è mentalmente instabile e non è esattamente la cosa più delicata da dire ad una ragazza che ha avuto un padre schizofrenico) e in questo la scelta di esimersi dal fare il tour promozionale è stata probabilmente azzeccata.
“Le cose negative che Joanna ha detto su di me non hanno fatto altro che ricordarmi da dove vengo”.
Però per battere Jedrzejczyk arrivare mentalmente al meglio non sarebbe stato sufficiente e Rose ha puntato sui colpi pesanti sfidando le mani veloci, ma non pesanti dell’avversaria, arrivandogli a corta distanza in virtù di un ottimo gioco di gambe e facendo valere la sua maggiore stazza e la potenza devastante dei suoi colpi come nel gancio sinistro che, eseguito alla perfezione, ha chiuso il match.
Quando ha alzato le mani al cielo, un sorriso timido e imbarazzato e le lacrime che così spontanee hanno rigato il suo volto angelico ho pensato che sarebbe stato difficile immaginare tanto candore in una campionessa di MMA e che Rose riesce ad essere anche questo: dolce e la contempo spietata.

 

Il secondo match titolato che vedeva di fronte il neo-campione Cody Garbrandt l’acerrimo nemico TJ Dillashaw è stato forse il più spettacolare e ricco di colpi di scena tra i match titolati; Cody sembrava poter replicare una performance simile a quella che gli è valsa la conquista del titolo contro Dominick Cruz, con il suo counterstiking, il suo pugilato e l’elusività dei suoi movimenti di testa sembravano fare da padroni; TJ ha sofferto e saputo rimanere sempre mentalmente nel match, Cody dalla sua si è fatto troppo confidente e Dillashaw bravo a sorprenderlo al momento giusto con l’high kick fin lì tenuto nascosto.
Quando TJ, la serpe, ha messo il primo knockdown l’inerzia è cambiata così come la sua fiducia, nel momento decisivo entrambi hanno scambiato con foga prolungando la sequenza incuranti dei colpi avversari, entrambi hanno sferrato tre colpi e sebbene siano stati i primi due di Garbarndt ad andare a segno in modo sporco è stato il terzo di Dillashaw quello letale.
Ora, come ha dimostrare l’inesistenza della proprietà transitiva ci sono tre fenomeni nella categoria dei pesi gallo che si sono sconfitti a vicenda (Cruz ha sconfitto TJ di misura ai punti, ma perso malamente con Garbrandt che è appunto stato poi battuto da TJ) e la situazione non poteva farsi più interessante.

Infine c’è stato il ritorno di Georges St Pierre, il welter più forte della storia e forse il vero GOAT delle MMA è tornato in una categoria non sua, quella dei pesi medi che si disputa al limite delle 185 libbre ed infatti è apparso un filo appesantito, meno veloce e resistente del solito, ma con un pugilato evoluto e una maggiore potenza nei colpi.
Dopo un  primo round schiacciante GSP è stato meno efficace quando nel secondo ha speso molto per ottenere il takedown senza ricavarne i risultati sperati e lì Michael Bisping ha avuto il suo momento, sembrava avere più energia e i suoi colpi iniziavano ad andare a bersaglio con insistenza,. però è emersa anche la .mentalità da competitore assoluto di St Pierre che nel momento di maggior difficoltà non ha perso lucidità e a messo a segno un colpo figlio delle sorprendenti evoluzioni pugilistiche affinate durante il lungo periodo di assenza. La capacità di chiudere poi prima in ground and pound e poi con una fulminea Rear Naked Choke dalla schiena hanno del superlativo.
Ora GSP sa di poter essere ancora competitivo come un  tempo e forse chissà ancora più di un tempo, ma a mio parere deve assolutamente tornare nella sua categoria, è un welter naturale e l’eccesso di massa muscolare combinata con la stazza nettamente superiore dei suoi contendenti a 185” potrebbe rendere ben poco longevo il suo regno, mentre in quella che per lunghi anni è stata la sua dimora, ossia la categoria dei pesi welter, a mio parere GSP potrebbe imporre di nuovo il suo dominio.

UFC 217 lascia dunque in eredità tre nuovi campioni, intrighi ancor più avvincenti, ma anche emozioni indelebili e la speranza che questo folle sport sappia regalarci anche in futuro altre notti di inarrivabile bellezza, quelle notti che ti fanno andare a dormire alle sette della mattina con gli occhi sbarrati  e senza un barlume di sonno.

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