L’attacco del serpente

UFC 217 è il mio personalissimo evento dell’anno.

Tre titoli sono passati di mano, ognuno con dinamiche e storie diverse, ognuno con gradi d’eccitamento diversi. Ecco, personalmente, il contesto che mi ha esaltato di più è stato quello che ha visto coinvolti Cody Garbrandt e TJ Dillashaw.

Due dei migliori esponenti di categoria ieri notte si sono dati battaglia per due round, in un match altamente spettacolare. Da un lato, Cody Garbrandt, The King Slayer, lo Sterminatore di Re (un soprannome di Martiniana memoria), colui che ha sconfitto Dominick Cruz dopo un decennio di imbattibilità. Il rappresentante del Team Alpha Male, quello stesso team che stava dal lato del suo avversario quando batté Renan Barao in uno degli upset più impressionanti della storia delle MMA.

Dall’altro lato, appunto, quel TJ Dillashaw additato come traditore, che ha subito psicologicamente ben più del suo acerrimo rivale Dominick Cruz da quel Team che una volta rappresentava casa sua, prima che il bivio e la scelta di Duane Ludwig separasse le strade del Team e dell’atleta.

Dillashaw ha iniziato a sopportare già da quando lasciò il team.

Traditore, serpente, è stato chiamato in molti modi. Come non è mai stato chiamato è “campione”. Come se quella cintura tanto agognata dal mentore e headcoach Urijah Faber fosse stata cancellata dalla memoria a causa dei dissidi personali. TJ è stato cancellato dalla storia del team.

Ma TJ non porta rancore, si spiega umanamente. Spiega i motivi e le vicissitudini che lo hanno portato a scegliere Ludwig. Rincara e ricorda il rispetto che porta al suo team d’origine, ma nulla: Alpha Male rimane contro di lui.

Il reality The Ultimate Fighter 24 ci dà una dimensione di ciò che TJ ha dovuto subire per anni. Un Garbrandt furioso con lui non fa altro che provocarlo, insultarlo, fino ad arrivare alla colluttazione fisica.

Quella che sto facendo è chiaramente un’analisi storico-narrativa e non del match in sé che arriverà a tempo debito.

TJ è stufo marcio di questo trattamento e arriva a rispondere, prima verbalmente, poi anche fisicamente a Garbrandt, la seconda volta che gli mette le mani al collo. È lo sfogo di chi non ne può più, lo sfogo di chi viene maltrattato dalla propria famiglia, da quelli che un tempo si potevano chiamare “amici”. Forse ancor più grave di un maltrattamento familiare perché gli amici, in fondo, si scelgono.

TJ sa che ha le abilità e le competenze per poter battere quell’indiscusso campione che vanta 11 vittorie e nessuna sconfitta. Sa che è alla sua portata, pur essendo considerato il migliore. Garbrandt ha il suo fatto personale contro TJ e prova a screditarlo in tutti i modi, pubblicando addirittura quel presunto video del KO subito dall’attuale campione in sparring.

Un video che mostra un TJ rilassato da un lato, senza caschetto, fare uno sparring sciolto, fintare un montante che non ha intenzione di colpire l’avversario e venire incrociato poi con un overhand pesantissimo che gli piega le gambe. TJ si muove da terra, fa per rialzarsi, ma il video si interrompe. È un po’ la storia del match.

Spietato, veloce, preciso, dotato di mezzi tecnici straordinari.

Spocchioso, arrogante, sicuro di sé all’inverosimile, ma che mai sottovaluta l’avversario, sempre nel match. Cody Garbrandt è senz’altro uno dei pesi gallo più straordinari che UFC abbia mai visto. Non sarà una sconfitta a cancellarlo. Garbrandt non è certo finito.

Fine del primo round. Durante uno scambio, TJ viene colpito duramente dalla boxe fenomenale di Garbrandt. Le gambe gli si piegano, proprio come a voler confermare la teoria di Cody che a inizio secondo lo avverte: “Non superi questo round”.

Ma TJ è freddo e fiducioso. Nel giro di pochissimi minuti centra con un headkick che parte con una finta di corpo laterale il suo avversario, che resiste e si rialza.

Poco dopo, durante uno scambio selvaggio lo abbatte con un gancio micidiale. È l’inizio della fine per Cody Garbrandt: il ground and pound farà il resto.

TJ urla in faccia a Cody tutta la sua rabbia, tutto ciò che ha dovuto sopportare in questi anni. È solo un urlo, ma rappresenta tutto il rancore che il nuovo campione ha dovuto subire. Un rancore forse immeritato seguito da un trattamento davvero spietato.

TJ Dillashaw è il nuovo campione dei pesi gallo. Ancora una volta. Il Serpente, dopo esser stato provocato, insultato, maltrattato, ha morso. Il veleno ha fatto effetto. La cintura è di nuovo alla sua vita.

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