Mani basse, Mento alto

Hands Down, Chin Up

Hands Down, Chin Up, ossia Mani basse e Mento alto. Suona un po’ strano, vero? Di solito si fa al contrario. Ma non quando sei un technical brawler con le qualità di Derek Brunson. Qualità che sembrano aumentare ad ogni incontro. Siamo lontani dalla sfrontatezza poco lucida mostrata nel match contro Robert Whittaker, Derek Brunson è un combattente diverso.

“Hands down, Chin Up” è uno dei soprannomi di Derek Brunson e incarna perfettamente il modo di combattere del trentatreenne del North Carolina. Potrà non essere esteticamente scintillante, potrà non essere tecnicamente perfetto, ma la sua crescita è innegabile. Con la vittoria su Lyoto Machida, figlia di un gameplan intelligente e una realizzazione perfetta, fatta di attesa (limitata, vista la durata del match) e scelta di tempo, Derek Brunson ha scolpito il suo nome fra i big di categoria, cementificando con una dichiarazione ad hoc la sua posizione:

Lyoto Machida avrà perso un po’ di timing e di velocità, ma non ha perso sicuramente le sue abilità di combattente.

Puro Vangelo. Il Lyoto entrato in gabbia con Brunson non sembrava assente dall’ottagono da due anni. L’unica considerazione critica che si può fare adesso al nippo-brasiliano è la dubbia resistenza della propria mascella, visto il primo colpo di Brunson. Lyoto ha dimostrato un limite che già si era visto nel suo secondo match contro il connazionale Shogun Rua, finito con un KO per certi versi simile. Mancino accompagnato schivato dal suo avversario che piazza un counter secco, sbilanciamento, ground and pound. La stessa cosa succede contro Derek Brunson. A distanze leggermente diverse, Lyoto si fa cogliere impreparato e col mento esposto. Brunson prova a fintare un gancio destro, il Dragone ci casca e sgancia a sua volta il gancio sinistro, ma Brunson è più veloce, schiva e prepara una bomba a mano mancina che dà l’effetto sperato al nativo della Carolina del Nord.

Differenze

Il counterstrike di Shogun parte con leggero anticipo, è più un incrocio esterno – difficilissimo da connettere per tempo e angolazione – e ovviamente arriva col destro, sull’esterno rispetto al mancino di Machida; Rua ha un buon movimento di testa e sfrutta il mento alto di Machida quando quest’ultimo porta il diretto, figlio del suo stile mutuato dal karate.

Quello di Brunson invece è una conseguenza alla risposta alla sua finta e premia la reattività dell’americano, che si muove in anticipo.

Lyoto cerca un gancio sinistro su una finta di Brunson che lo insegue, vuole anticiparlo e mandarlo al tappeto o quantomeno stordirlo; l’americano si abbassa e limita al minimo il danno. Ciò che segue è un poderoso gancio mancino che tocca Lyoto al mento e lo scombussola. Segue un altro gancio mancino e un ground and pound ad una mano, furioso, che addormenta il Dragone.

Conclusioni

Lontano sicuramente dai suoi prime e a 39 anni compiuti, il Dragone è alla terza sconfitta consecutiva, sempre contro un top fighter. La considerazione di un eventuale ritiro non dovrebbe esser presa sottogamba.

Lyoto Machida è uno di quei fighter che ha dato molto, troppo, al nostro sport preferito e merita di appendere i guantini al chiodo con dignità.

Ciò non toglie che la prestazione di Derek Brunson, da me simpaticamente soprannominato “Il Trattore”, sia stata davvero impressionante. Il ragazzo ha la dinamite nelle mani e cresce ad ogni prestazione.

Dopo un match da attendista mostrando forse eccessivo rispetto ed eccessiva sudditanza verso un Anderson Silva ormai lontano dal suo periodo d’oro, pagato con una sconfitta per decisione unanime, Brunson ha mostrato una miscela equilibrata fra le sue aggressioni scellerate e l’attesa prolungata che può portare ai risultati sperati. Dopo aver abbattuto un inadatto Dan Kelly, la vittima successiva è quel Dragone ridestato da un sonno durato due anni. Bastano appena due minuti e mezzo per ammutolire il pubblico di Sao Paulo.

Quando si dice che le sconfitte possono far bene e aiutano a crescere: una lezione imparata da Robert Whittaker, ora campione ad interim dei pesi medi, una da Anderson Silva, ex campione e leggenda vivente e in attività, ed ecco che Brunson sfodera due prestazioni a dir poco eccezionali.

Prossimo obiettivo: Luke Rockhold.

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