Gegard Mousasi – Il furto che non ti aspetti

L’esordio deludente e truffaldino di Gegard Mousasi al Bellator.

Quando Gegard Mousasi ha firmato per il Bellator in molti, me compreso, hanno pensato che l’iraniano avesse scelto la via più semplice, ma a prescindere dalla bontà di tale scelta e dalla sua legittimità, quasi tutti hanno creduto che in quella federazione avrebbe fatto il bello e il cattivo tempo.

Il fatto che l’incontro per il titolo dei pesi medi Bellator fosse già stato fissato (sarà il nostro connazionale Alessio Sakara, come ben sapete, a vedersela il 9 Dicembre di quest’anno a Firenze contro il campione brasiliano Rafael Carvalho) avrebbe dovuto rendere in una certa misura accomodante l’ingresso di The Dreamcatcher.

Alexander “Storm”  Shlemenko, per quanto sia un fighter di tutto rispetto, sembrava un avversario piuttosto abbordabile per Mousasi che prima di lasciare l’UFC era fra i contendenti più credibili al titolo.

Le cose però non sono andate esattamente come previsto…

L’incontro si fa subito in salita per Mousasi, Shlemenko lo sorprende con un overhand mentre cambia livello che gli chiude praticamente l’occhio destro. Il danno probabilmente inciderà sulla sua prestazione con l’andare delle riprese, ma nel primo round l’iraniano sembra non risentirne e quando poco dopo trova con grande facilità il takedown, poi la full mount e infine la back mount la Rear Naked choke pare così imminente da far pensare ad una notte di facile lavoro per Mousasi.

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Shlemenko però si difende benissimo, non si fa sottomettere e nonostante conceda posizioni per lui parecchio rischiose non soccombe e limita i danni subendo un numero comunque limitato di colpi. Il primo round è nettamente a favore di Mousasi che ha controllato pere tutta la sua durata e praticamente non ha subito colpi, fatta eccezione del missile di inizio incontro.

Nel secondo round però la musica cambia, Mousasi fa sempre più fatica ad imporre il suo ground game, non è efficace come consuetudine con il jab e soffre le sfuriate del russo che quando accorcia e va a bersaglio lo fa con una certa violenza.
Per i primi quattro minuti si può addirittura parlare dei dominio, un dominio che Mousasi riesce a stemperare rifugiandosi a fine round nel ground game dove controlla, tenta un’altra volta la sottomissione, ma invano.

Questo è il round della discordia e se volessimo essere più maligni dello scandalo, nonostante Gegard trovi l’atterramento e il controllo per un minuto non riesce a compensare i numerosi colpi sferrati dal russo ne il loro peso.
Lo striking effettivo di Shlemenko è stato superiore direi in modo lapalissiano sul grappling di Mousasi ed è quasi incredibile che i tre giudici si esprimano in modo unanime in senso opposto.

ll terzo round è invece davvero così a senso unico che sarebbe stato impossibile valutarlo diversamente, Shlemenko maltratta per cinque minuti un Mousasi irriconoscibile, ma anche limitato dal danno subito all’occhio destro .

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Shlemenko nella terza ripresa elude infatti con semplicità i tentativi del suo avversario di far confluire l’incontro a terra e lo colpisce ripetutamente con il suo pugilato, ma anche con calci potenti al corpo senza che Mousasi accenni una reazione significativa.

Quando viene decretato il verdetto la vittoria di Mousasi viene accolta fra lo stupore generale, evidenziato anche dalla reazione del russo che con una lamentela plateale reclama il maltolto.

A essere a mio avviso più sorprendente non è stata soltanto la decisione in sé, split decision controverse, o anche dubbie fino all’abbaglio ce ne sono state diverse pure in UFC (ricordo ad esempio Nam Phan vs. Leonard Garcia), la cosa più sbalorditiva è stata a mio parere che la decisione fosse unanime, un qualcosa di riconducibile ad un momento di follia collettiva oppure, per i più maliziosi, un’ingiustizia premeditata atta a tutelare gli interessi della stella più luminosa e l’investimento milionario che l’ha permessa.

Giulio Andreotti diceva:

A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Quanto a malefatte gli va riconosciuta una certa competenza.

 

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