L’inchino del Dragone

Tre momenti sportivi che hanno reso grande Lyoto Machida

Ho sempre tifato per il dragone. A modo mio. Il mio modo di tifare è un tantino infantile: amore incondizionato per il mio beniamino, odio viscerale e altrettanto incondizionato per chiunque affronti.

Se però talvolta le ragioni del tifo possono essere misteriose anche a noi stessi, nel mio amore per Machida c’è qualcosa di più nitido e comprensibile, so precisamente da dove derivi ed è un qualcosa che lo rende straordinariamente affascinante ai miei occhi nel suo essere così impenetrabile, ascetico, una sorta di Siddharta prestato al combattimento, elegante in ogni suo gesto, nobile e detentore di quel rispetto, marziale, che concede ad ogni avversario.

Machida è una delle rarissime rappresentazioni di combattente zen, più simile ad un monaco Shaolin che a uno sportivo moderno, nel suo sguardo imperturbabile c’è qualcosa che ha a che fare la fierezza, con la forza e con una determinazione che non appartiene a questo  mondo.

Il suo stile di vita lo immagino frugale, probabilmente idealizzandolo, come è stato quello di suo padre Yoshizo che all’età di 22 anni abbandonò il Giappone per trasferirsi nel Nord del Brasile dove importò e diffuse, tra mille difficoltà, lo Shotokan Karate.

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Quaranta anni dopo suo figlio Lyoto lo renderà popolare in tutto il mondo.

Il karate era sembrato inizialmente poco incline ad adattarsi alle MMA, Lyoto avrà il merito di stravolgere quest’idea.

Il suo stile è estremamente elusivo grazie ad un footwork perpetuo, ad una eccellente gestione delle distanze e fluidi e rapidi movimenti di corpo, la bassa frequenza di colpi lo rende un fighter piuttosto attendista e guardingo (caratteristica che collide con chi lo definisce un fighter particolarmente spettacolare mentre lo è nel gesto singolo più che nel suo complesso), che spesso tende a indurre l’avversario a fare la prima mossa per poi punirlo con il suo stellare counterstiking-

Machida però non è soltanto uno straordinario colpitore d’incontro, studia, finta tantissimo e quando colpisce lo fa attraverso blitz improvvisi e per essere definitivo.
Le sue combinazioni, che possono essere anche molto prolungate, sono caratterizzate da un’incredibile varietà di colpi che le rendono imprevedibili e straordinariamente estrose e così piacevoli da guardare.

E’ un modo di combattere che fa più leva sulla lucidità che sulla furia agonistica, Machida può far passare un minuto senza tentare un colpo, pensarlo, studiarlo e sentirlo prima di eseguirlo con la sua innata perfezione, con le sue anomalie tecniche ha cambiato per sempre il mondo della MMA e qui ripercorreremo la sua carriera attraverso tre momenti fondamentali che ne hanno determinato la grandezza.

31 Gennaio 2009, UFC 94, Thiago Silva

Thiago Silva è il prototipo di brutto ceffo rubato ad una vita criminale nelle favelas brasiliane (esagero ovviamente), 26 anni, un record di 13 incontri da professionista tutti vinti, dotato di una spaventosa potenza da KO valorizzata da uno stille aggressivo e da un innegabile durezza mentale.
Se quando vince Machida fa l’inchino, Thiago Silva si passa il pollice a mo’ di coltello sulla gola e questo è sufficiente per capire fino a che punto ne rappresenti l’antitesi.

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Naturalmente lo detesto, però lo temo, non è da molto che seguo le MMA e da profano ho sempre la sensazione che sia il più cattivo a spuntarla. In più Silva è davvero talentuoso e fisicamente imponente.

Sono entrambi imbattuti con 13 vittorie all’attivo e questo è un match come quello fra Jon Jones e Ryan Bader o in tempi più recenti fra Cody Garbrandt e Thomas Almeida che definisce chi sia il vero enfant prodige della categoria.
E’ un match rischioso perché può ridimensionare una promessa in ascesa in favore di un’altra, ma anche per questo è tremendamente affascinante.

Inizia il match e Machida accorcia improvvisamente la distanza e mette prima una ginocchiata potente al corpo, poi un calcio e dopo un minuto porta a segno uno splendido takedown.

Passano due minuti, Machida prima va a segno con un’altra ginocchiata al corpo e appena Silva apre la guardia lo sorprende con un missile che lo manda knockdown.

Si difende bene Silva schiena a terra grazie al suo ottimo BJJ tant’è che Lyoto è costretto ad abbandonare la posizione dominante, ma poco dopo essere riuscito a rialzarsi un altro blitz di Machida che con un diretto destro lo impatta violentemente facendolo crollare nuovamente al suolo.

Non demorde però Thiago Silva, è un duro, riesce a rialzarsi e i due si trovano allo scadere contro la gabbia in fase di clinch, il match sembra avviarsi verso la fine della ripresa senza ulteriori colpi di scena quando Machida inventa un atterramento fulmineo seguito da una colpo eseguito praticamente in volo che impatta Silva un’istante dopo essere arrivato al suolo.

Nonostante il suono della sirena Silva è totalmente incosciente e lo sguardo vuoto e il braccio che si protende a segnare la resa convincono l’arbitro che può bastare così.

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UFC 98 – 21 Maggio 2009 – Lyoto Machida vs Rashad Evans 

Quando Lyoto Machida incontrò Rashad Evans quest’ultimo era una macchina da guerra, aveva all’attivo 13 vittorie (una soltanto meno di Machida) un pareggio contro Tito Ortiz ed era fresco campione avendo strappato la cintura a Forrest Griffin a UFC 192. Anche lui, come Thiago Silva in precedenza, non mi era per niente simpatico e non senza delle buone ragioni.

Osservate con quale violenza manda KO una leggenda come Chuck Liddell.

Era davvero un fighter completo Evans, devastante quando colpiva nelle fasi di striking, aveva un’esplosività impressionate e un wrestling d’élite.

La tensione è alta e infatti i due prolungano la fase di studio e praticamente non scambiano nemmeno un colpo per i primi due minuti, poi il blitz di Lyoto che con un high (parato) fa quasi perdere l’equilibrio al campione, ma trascorre un  altro minuto prima che sia Machida a prendere l’iniziativa con un potente body kick.
Evans, ben consapevole delle doti da counterstriker del Dragone non azzarda la prima mossa e appare insolitamente timido, tenta qualche jab per sondare la distanza quando manca un minuto e mezzo alla fine della ripresa, ma va ben lontano dal bersaglio.
Machida invece accorcia e mette un altro buon calcio al corpo.

Manca un minuto: lampo di Machida, nuovamente alla figura con il suo calcio sinistro, poi un pugno che piega le gambe ad Evans. A questa sublime sequenza segue un ground and pound furioso dalla mezza guardia che “Suga” riesce in qualche modo a limitare rialzandosi poco dopo.

Evans si trascina fino alla fine del round, colpi portati a segno: uno e trovarlo non  è nemmeno così semplice.

Per vedere una prima reazione di Evans bisogna attendere la metà della seconda ripresa quando Machida colpisce a due mani e lui è reattivo nel rispondere due volte con il gancio, ma su un’offensiva pochi istanti dopo viene incrociato da un counter sinistro perfetto del Dragone che da inizio ad un’interminabile sequenza prima in piedi con un montante e un gancio, poi dalla mezza guardia una volta che Evans è finito knockdown e infine ancora in piedi quando Evans riesce disperatamente a rialzarsi.

La sequenza è troppo lunga per essere contenuta in una gif e qui possiamo vedere soltanto la parte finale, mentre qui potete trovare il video completo, la lucidità e la freddezza con la quale affronta anche le situazioni più concitate ha del mistico.

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L’ultimo sinistro d’incontro è letale, Evans crolla al suolo totalmente privo di coscienza, Lyoto Machida è sul tetto del mondo.

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30 Aprile 2011, UFC 129, Lyoto Machida vs Randy Couture

Dopo il match contro Evans Machida ha sconfitto Shogun Rua in un match molto equilibrato, ma ha poi perso la rivincita venendo sorpreso da un overhand destro del suo connazionale alla prima ripresa ed è stato poi sconfitto da Rampage Jackson ai punti un match molto combattuto.

Non è un momento facile per lui e l’avversario, seppur non più giovanissimo, anzi anni 47, non è dei più accomodanti perché Randy Couture è una leggenda, ha fatto una vita dentro l’Ottagono, viene comunque da tre vittorie consecutive contro Brandon Vera, Mark Coleman e il pugile James Toney e fisicamente è abbastanza grosso avendo fatto anche i pesi massimi. Proprio non mi riesce stavolta di trovarlo antipatico, umile, sportivo e con una carriera epica alle spalle. Per lui si può avere soltanto rispetto.

Inizia il match ed una cosa è subito palese, la discrepanza di velocità fra i due è evidente, arretrando con rapidità Machida riesce a colpire d’incontro e rendere prevedibili i cambi di livello del suo sfidante, però ha esperienza e la fiducia del campione e dopo un minuto e mezzo mette un gran bel gancio.

E’ Machida complessivamente a farsi preferire, ma non in maniera netta, entrambi sono molto accorti e Couture sembra essere a suo agio, verso il termine della ripresa però i calci e le ginocchiate al corpo di Lyoto si fanno più insistenti.

Nella seconda ripresa Machida inizia con aggressività mandando a segno un uno,due immediato, poi è “The Natural” a tentare invano di reagire, ma è troppo rapido Machida nell’eludere e poi colpire.

E’ passato un minuto: Machida finta più volte, poi vede un spiraglio di luce nella guardia di Couture ed ecco il capolavoro. Crane kick o Jumping front kick. Couture stramazza al suolo e sembra colpito dal proiettile di un cecchino.

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E’ uno dei gesti più raffinati tecnicamente e geniali si siano mai visti in una gabbia, un gesto che necessita, oltre ad una tecnica spaventosa, un’immaginazione delle più fulgide.

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Ho scelto questi tre momenti, avrei potuto sceglierne altri come quando diede il benvenuto a Gegard Mousasi , oggi uno dei migliori medi in circolazione, un fighter che fa del volume, della precisione e della costanza con la quale va a bersaglio con i suoi colpi uno dei maggiori punti di forza , ma che 15 Febbraio 2014 venne portato a scuola dal Dragone che con la sua capacità di scomparire lo mandò a vuoto per cinque riprese, oppure quando schiantò Ryan Bader con un formidabile colpo d’incontro dopo averlo dominato in lungo e in largo per tutta la prima ripresa.

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E’ forse questa l’immagine più emblematica di Machida, non uno dei momenti che lo ha elevato maggiormente, ma forse uno di quegli scatti che più lo rappresenta, l’inchino, solenne e poetico, dinanzi all’avversario tramortito, un manifesto alla sua nobiltà.

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