UFC 215, Rafael dos Anjos prova a risolvere il rebus Neil Magny

UFC 215, nonostante se ne parli poco, sarà una card coi fiocchi.

Uno dei match più rilevanti, incontri titolati a parte, sarà quello che vedrà la seconda prova di Rafael dos Anjos (#10, 26-9) nella categoria delle 170 libbre. Davanti a lui, uno dei welter più mastodontici e indecifrabili: Neil Magny (#6, 19-5).

Neil Magny

Magny è un vero e proprio rebus. Alto 191 cm, con un allungo disumano per la categoria: 203 cm. È un fighter che si è costruito fra sangue e sudore in brevissimo tempo, essendo uno dei più attivi del roster: ben 16 incontri disputati (12-4) in appena 4 anni e mezzo. Se c’è qualcuno che merita di stare in UFC per frequenza di combattimenti e perché no, per risultati, quello è senz’altro Neil Magny.

Grappler straordinario, cintura marrone di BJJ sotto Miguel Torres e Andre Leites, ha sempre rischiato in fase di grappling, riuscendo a rimediare tante vittorie quante sconfitte per sottomissione: 3. Ha tentato di battere Demian Maia sul suo terreno ed è stato dominato. Poi ha fatto un seminario tenuto proprio dal brasiliano. Questo la dice lunga sull’umiltà e la voglia di imparare dai propri errori del trentenne di Brooklyn.

Match

Dopo una netta scalata che lo ha visto vincente contro atleti del calibro di Tim Means, Kiichi Kunimoto e Hyun Gyu Lim e vittorie discutibili contro Erick Silva e Kelvin Gastelum (un incontro virtualmente finito in pareggio; molti osservatori avrebbero dato la vittoria a Gastelum) e una rimonta da cineteca contro un Hector Lombard che lo stava dominando durante la prima ripresa, va incontro alla peggior sconfitta della sua carriera: quella contro Lorenz “The Moonson” Larkin, unico fighter a trovare subito la formula per smantellare Magny: jab, diretto, low kick. Low kick, diretto, ancora low kick. Frontale al corpo, controllo della distanza, rientro coi calci, difesa dei takedown, gomitate. Fine.

A UFC 202, nel giro di quattro minuti, grazie a un gameplan privo di difetti, Larkin ottiene un TKO sul più quotato Magny, che non riesce nemmeno a mettere a segno un takedown, visto che le gambe sono state ormai martoriate dai violentissimi calci del suo avversario.

Lorenz Larkin distrugge Neil Magny
Lorenz Larkin mette a segno un TKO su Neil Magny

Fu uno shock per tutti coloro che guardarono, sia per il modo in cui si risolse il match, sia per la durata.

Aggressività, variazione dei colpi in fase di striking, cambio di livello, takedown defense.

È stata questa la formula adottata da Larkin. Sembra anche il modo di combattere che predilige RdA, se non fosse per la differenza fisica parecchio importante: Larkin è alto 180 cm ed ha 183 cm di portata; dos Anjos è alto 173 cm ed ha una portata di 178 cm. Sarà sufficiente ad impensierire Magny o l’americano avrà il controllo della distanza? Un atleta incredibilmente intelligente come Neil non sarà subito corso ai ripari per sistemare la situazione? Per fare un altro paragone, la guardia di Larkin è più composta di quella di RdA, e l’americano è più dinamico nei movimenti laterali rispetto al brasiliano che invece tende ad attaccare in maniera molto più verticale, anche se la violenza dei colpi con cui colpiscono i due sembra abbastanza simile.

Rafael dos Anjos

Dos Anjos invece è ormai un fighter completo sia nello striking, che nel grappling, oltre che nel ground game. Ottimo clinch, arma sfoderata contro Saffiedine, colpi eccellenti dallo stand-up, cambi di livello continui, pericolo perpetuo a terra. Ha superato la prima prova che gli è stata posta nei welter, appunto l’ex campione pesi welter Strikeforce, il duro Tarec “Sponge” Saffiedine (16-5).

Match

Anche dos Anjos, nonostante molti lo accusino di non combattere frequentemente (specie da quando ha subito un infortunio al piede che fece saltare il supermatch contro Conor McGregor), ha un palmarès invidiabile: dal 2013 ad oggi 11 match (8-3, di cui 7-3 nei leggeri e 1-0 nei welter). Dopo aver scatenato una tempesta sulla categoria dei leggeri, nella quale sconfisse nel solo 2014 Jason High, Benson Henderson e Nate Diaz, per vincere l’anno dopo il titolo contro Anthony Pettis e difenderlo contro Donald Cerrone, improvvisamente RdA ebbe un netto calo.

Nonostante i più maligni pensassero che il brasiliano facesse uso di doping e non vedessero l’ora di averne la conferma per alzare il polverone, tutti i suoi test sono tornati puliti in casa USADA. Dal ban della reidratazione per endovenosa però, effettivamente, RdA ha avuto parecchie difficoltà a rientrare nel peso. Non che non lo abbia raggiunto, ma il suo stato destava preoccupazioni, specie prima di ogni match visto che il brasiliano non riusciva a riprendere i liquidi persi. Si vocifera anche che la notte della sconfitta contro Eddie Alvarez con conseguente perdita del titolo, RdA avesse perso i sensi nella Locker Room. Tesi supportata dalle condizioni pietose di RdA all’interno dell’ottagono.

Dopo un ritorno non eccellente, ma comunque buono contro Tony Ferguson con conseguente sconfitta ai punti, il brasiliano decise che era ora di cambiare categoria. Nei welter è sembrato sempre pronto e mai in difficoltà, segno che il taglio sfiancante non faceva più parte del suo programma.

Dos Anjos si impone su Saffiedine

Caratteristiche tecniche

Le caratteristiche dei due si sposano perfettamente: Magny, è un grappler straordinario, capace di ribaltamenti di fronte incredibili come quello di cui si parlava sopra, contro Hector Lombard; l’americano è stato pressato e colpito duramente per l’intera durata del primo round e anche durante la prima parte del secondo, prima di mettere in piedi un ritorno memorabile e finire il suo avversario con un violento e rapido lavoro in ground and pound.

Neil Magny demolisce Hector Lombard in ground and pound

Magny è anche un buono striker, dotato di un’enorme allungo che è capace di sfruttare, seppur non al meglio. Non fa delle percussioni le sue armi migliori. Dal punto di vista dello striking infatti, la varietà dei colpi del brasiliano, così come la loro potenza ed esplosività, sono sicuramente superiori a quelle di Magny: ottima boxe che va a colpire sia al volto che alla figura, cambi di livello fulminei e mani pesanti vengono accompagnati da un ottimo uso dei middle kick.

I miglioramenti del brasiliano dal punto di vista dello striking sono arrivati da quando RdA si è reso parte della Kings MMA col Maestro Rafael Cordeiro e dell’Evolve MMA di Singapore, ricca di capaci maestri di ogni arte marziale che favorisca l’entrata e l’evoluzione nelle MMA. Il match contro Jeremy Stephens dove uno spaesato RdA cercava il takedown per evitare le mani pesanti di Lil’ Heathen è solo un lontano ricordo. Il brasiliano è a suo agio anche in piedi. Southpaw fulmineo, saprà sfruttare la velocità e l’immediatezza in una categoria fatta di atleti più grandi fisicamente di lui?

Nel clinch, grazie alle lunghe leve e all’ottimo balance, Magny parte avvantaggiato.

Schiena a terra RdA è imprevedibile e pericoloso, ma il vantaggio fisico non indifferente dell’americano potrebbe impedirgli di sfruttare le grandi abilità nel BJJ frutto di decenni d’allenamento. La sua cintura nera terzo grado di BJJ ottenuta da Aldo Januario parla per lui, ma non è detto che RdA vorrà sfidare l’ottimo ground game di Magny, fatto di balance e ground and pound che possono diventare armi definitive.

La prova del nove è alle porte e Neil Magny è esattamente ciò che serve agli osservatori per capire se RdA vada bene o meno per la categoria. Su Magny, pochi dubbi: il suo palmarès parla per lui. Mai evitato i top fighter, anzi, ha sempre lottato per avere una chance contro di loro.

Il test dunque è per entrambi gli atleti: RdA vuole sfidare un top 5 e prendere la posizione di Magny, la numero 6, sarebbe un aspetto molto vantaggioso; Magny dal canto suo, vuol dimostrare di essere ancora uno degli atleti in lizza per diventare futuro campione e cercherà con ogni mezzo di difendere la posizione e di tenere dunque il brasiliano al limite del ranking.

Voi su chi puntate?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *