Il declino delle grandi potenze: Johny Hendricks

Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.

Per precipitare come sta facendo oggi Hendricks bisogna prima essere arrivati molto in alto, lui di certo lo ha fatto e lo ha fatto con la stessa forza che oggi sembra spingerlo inesorabilmente verso il basso, verso abissi sportivi che mai avrebbe pensato di esplorare.

Cominciamo ripercorrendo la sua scalata.

Hendricks fa il suo debutto in UFC l’8 Agosto 2008 contro Amir Sadollah, siamo a UFC 101 e “Bigg Rigg” lo sdraia con una sequenza impressionante di montanti dal clinch che sembra venuta dal nulla e stupisce per la sua violenza.

Da lì in avanti 9 vittorie intervallate da una sola sconfitta per decisione contro Rick Story.
E’ proprio in seguito a quella sconfitta che le prestazioni di Hendricks salgono visibilmente di livello: più si elevava il valore dei contendenti, più eclatanti diventavano le sue prestazioni.
Ma andiamo con ordine.

Sbarazzatosi di T.J. Waldburger con un KO nettissimo grazie a un diretto mancino che avrebbe steso un elefante, vince per split decision contro Mike Pierce e il 30 Dicembre 2011 incontra Jon Fitch e lo sdraia dopo soltanto 12 secondi con un altro diretto sinistro agghiacciante.

Hendricks è un fighter completo, ha un background importante nella lotta libera dove a livello studentesco ha vinto il titolo NCAA nel 2005 e 2006 ed è stato 4 volte all-american .

Nel 2002 ha anche sconfitto in una gara di lotta folkstyle niente di meno che il futuro campione olimpico Ben Askren, anche lui convertitosi poi in fighter di MMA con grandi risultati.
Però, è nello striking, sorprendentemente, che fa vedere le cose più abbaglianti.
Nelle MMA capita infatti che un background nel grappling possa favorire qualità da striker e viceversa, gli esempi possono essere moltelpici: Anthony Johnson viene dal wrestling ed è uno dei migliori striker si siano mai visti in un ottagono, GSP dal Karate (e lì ha acquisito la perfetta gestione delle distanze tanto importante per il suo wrestling) ed è a mio parere nei primi tre grappler di ogni epoca.

La velocità nel cambiare livello, la potenza, l’esplosività nelle gambe sono qualità che si maturano nel grappling, ma che possono diventare armi importanti nell’adattamento a striker e talvolta favorire la potenza nei colpi e direi che questo è il caso di Hendricks.

Nel match seguente incontra Josh Koscheck , vince a mio parere meritatamente per split decision e dimostra di poter arginare il wrestling d’elite del suo avversario e di saper costringere anche i migliori wrestler a combattere match di striking.

Poi spazza via Martin Kampmann ancora una volta con un impressionate KO.

In pochissimo tempo e in virtù di prestazioni sbalorditive Hendricks si avvicina così al giro titolato, ma per ottenere la possibilità di combattere per la cintura deve superare un ultimo scoglio affrontando uno striker durissimo come Carlos Condit nella stessa notte nella quale Georges st-Pierre affronta Nick Diaz per il titolo dei pesi welter.
I vincenti di questi due match si affronteranno per la cintura.

Hendricks combatte con intelligenza, sa che in piedi è troppo talentuoso Condit, così imposta sul wrestling il suo match, trova addirittura 12 volte il takedown, controlla, colpisce dal ground and pound pur senza fare troppi danni e con poca insistenza.
Immobilizza Condit rendendolo innocuo e nonostante metta meno colpi significativi del suo avversario porta a casa il match e la chance titolata.

E’ un elemento importante questo per Hendricks: la versatilità. L’aver dato una prevalenza allo striking non gli fa dimenticare il suo background nel wrestling e quando occorre sa farlo valere con straordinaria efficacia.

Quella stessa notte GSP schiaccia con una prova straripante Nick Diaz e saranno dunque loro due a contendersi il titolo.

Il match titolato si disputa il 16 Novembre 2013, UFC 167, Las Vegas.

Sarà un match durissimo per Georges St-Pierre. Hendricks si aggiudica secondo e quarto round (quest’ultimo con una certa prepotenza) e con il canadese che vince invece la terza e la quinta ripresa è il primo equilibratissimo round a fare da ago della bilancia.
Per due giudici è favorevole al canadese che si tiene così stretta la cintura, ma non è lui ad avere impressionato.

La capacità di difendere i takedown e di imporre il proprio wrestling contro uno dei migliori grappler di sempre è stata ancor più stupefacente perché abbinata ad uno striking prepotente e a una pesantezza dei colpi quasi irripetibile al limite delle 170″.

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Hendricks, e con lui moltissimi appassionati, vorrebbe la rivincita. La federazione sarebbe dispostissima a concederla se non fosse che GSP decide, scioccando il mondo, di annunciare il suo prematuro e inaspettato ritiro.

Così il titolo viene messo in palio fra lui e Robbie Lawler.
E’ il 15 Marzo 2014, UFC 171 e sarà una guerra epica. Prima del match però Hendricks ha un primo piccolo incidente con la pesa, nonostante a seguirlo sia un guru indiscusso della nutrizione come Mike Dolce.
La prima pesata infatti dice 171,5″. Il match titolato offre la possibilità di fare un secondo tentativo, la discrepanza non è molta e infatti tutto va per il verso giusto, Johny rientra nel peso e il pericolo è scongiurato.

Per ora…

Il match è praticamente tutto impostato sullo stand up, i primi due round vanno a Hendricks, grazie ad una frequenza di colpi eccezionale, che subisce il ritorno di Lawler nella terza e quarta ripresa per poi vincere l’ultimo round in modo convincente trovando anche l’atterramento e più di due minuti di controllo e aggiudicandosi così incontro e titolo.

Altre due importantissime qualità emergono da questa battaglia: il cardio, perché nonostante Bigg Rigg tagli parecchio ha finito in crescendo sulle 5 riprese e questo significa molto ora che è campione e doti da incassatore impressionati.
Hendricks infatti non ha una guardia perfetta, non è così elusivo dallo stand up, però assorbe i colpi con una facilità impressionate e sembra quasi non sentirli.

Per ora…

Non è però soltanto una questione di peso dei colpi, di potenza da KO, perché nonostante un fisico molto massiccio Hendricks ha un ritmo molto alto e una fluidità nei movimenti e nel modo di colpire soprendente. Guardate come scambia con uno degli striker più temibili dei pesi welter…

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Non è solo efficace, è anche spettacolare Bigg Rigg, i suoi ultimi tre match sono stati premiati come Fight of the Night, il quartultimo, contro Martin Kampmann KO of the Night, come in precedenza lo erano stati quelli inflitti a Jon Fitch e a T.J. Waldburger. 

Lawler intanto fa di tutto per riconquistare la chance titolata e ci riesce battendo fra Marzo e Luglio di quell’anno Jake Ellenberger e Matt Brown .

La rivincita si disputa il 6 Dicembre 2014 e questa volta Johny punta molto di più sul ground game, evita scambi selvaggi come nel primo match e ne fa uno più accorto, meglio bilanciato fra grappling e striking come è nelle sue qualità. Però lo perde, ai punti, per decisione divisa. Una decisione anche discutibile forse. I giudici sembrano punire nell’atteggiamento di Hendricks una certa tendenza ad addormentare l’incontro, ad adgiarsi in posizioni confortevoli limitandosi a imobilizzare l’avversario in modo piuttosto passivo, mentre sembrano premiare l’irruenza di Lawler, la sua ricerca della finalizzazione, la maggior insistenza dei suoi colpi.

Hendricks è così costretto a doversi riconquistare l’opportunità titolata che comincia con Matt Brown a UFC 185 il 14 Marzo 2015 e ancora una volta ricorre quasi totalmente al suo wrestling in quello che sembra una cambio di tendenza. Ancora una volta controlla molto senza creare grandi pericoli dalla top position, ma trova ben nove atterramenti, otto minuti e mezzo di controllo e questo basta e avanza per trovare la vittorie.

Per ora…

Il 3 Ottobre 2015 deve combattere contro Tyron Woodley a UFC 192, ma sbaglia il peso e il match è cancellato. Mike Dolce, che lo ha sempre seguito ed è probabilemente considerato all’unanimità il miglior nutrizionista di fighter di MMA, lo ha mollato.
Ha dichiarato di essere stanco di vederlo maltrattare così il suo corpo e allude ovviamente al fatto che lontano dalle competizioni l’ex campione mette su davvero troppo peso, rendendo la situazione impossibile da gestire.

La cosa non sembra avere molta risonanza nell’ambiente, invece è l’inizio di un tracollo silenzioso e inesorabile.

C’è un altro fatto che i maligni meglio informati tendono a ricordare con una certa puntualità:

Nell’Agosto 2015 entra finalmente in vigore in UFC l’USADA, un agenzia anti-doping che è responsabile negli Stati Uniti della World Anti-doping Agency, l’Agenzia anti-doping mondiale. Un passo importante per l’UFC verso la più assoluta trasparenza riguardo al doping.

Non che Hendricks sia mai stato trovato positivo ad alcuna sostanza dopante, ma il fatto che, come vedremo, l’ultima sua grande prestazione sia avvenuta proprio tre mesi prima dell’entrata in vigore delle nuove normative antidoping e il suo periodo nero sia iniziato esattamente dal match seguente ha dato spazio a diverse illazioni a riguardo.

C’è un altro aspetto però riguardante le modifiche del regolamento che potrebbe aver influito sulla carriera di Hendricks senza dover ricorrere ad illazioni su presunti aiuti illegittimi ed è molto più verosimile: dal primo ottobre 2015 infatti, è diventata proibita la reidratazione intravenosa ossia le le flebo di acqua e sali minerali che aiutano gli atleti a riprendere la forma ideale dopo aver tagliato il peso.
Hendricks, che out of competition si aggira, senza aver paura di esagerare, intorno al quintale e deve rientare nelle 170″ taglia moltissimo e la cosa non deve avergli fatto piacere.

L’introduzione di questa normativa combinata alla rottura dei rapporti professionali con Mike Dolce potrebbero essere all’origine della caduta di Hendricks o quantomeno uno dei motivi scatenanti.

Torna nell’ottagono il 6 Febbraio 2016 e a sfidarlo è Stephen Thompson uno karateca superlativo, con uno stile anomalo, una guardia molto laterale, un footwork all’avanguardia e calci letali. Hendricks viene schiantato in 3 minuti e mezzo dall’inizio dell’incontro. Dopo un timido tentativo di lavorare a parete, eluso con sorprendenta facilià dal suo avversario, sembra inerme davanti all’estro dei colpi di “Wonderboy” e per la prima volta viene finalizzato in carriera prima del limite.

Non è la sconfitta a pesare, con un fenomeno come Thompson si può perdere eccome.
E’ la modalità. Hendricks è sembrato scarico anche quando a tentato di imporre il suo grappling a parete e ha offerto pochissima resistenza allo striking del suo sfidante.
Infine il primo TKO può anche dire che quella stupefacente tolleranza ai colpi, quella mascella di granito, potrebbe iniziare a scricchiolare.

Eccoci arrivati a UFC 200. L’avversario è Kelvin Gastelum, ma prima di lui per Johny c’è il peso da superare e lo sbaglia.

 

La dirigenza è sempre più spazientita, Hendricks dà a Gastelum il 20% della sua borsa, il match si fa comunque e Hendricks lo perde nettamente. Non riesce mai ad imporre il suo wrestling e Gastelum lo domina in lungo e in largo con il suo pugilato.
Hendricks è irriconoscibile, il suo ritmo, il suo volume di colpi sono crollati: se nel primo match con Lawler aveva tentato 252 colpi nei primi tre round, contro Gastelum ne tenta soltanto 157 contro i 249 avversari.

Il 30 Dicembre 2016 va contro Neil Magny e succede di nuovo. Hendricks ha fallito il peso. Ancora una volta la proccupazione tangibile, ancora una volta le mani che coprono la faccia nascondendo un’ espressione di vergogna e d’incredulità.
L’UFC ne ha abbastanza, per Hendriks è l’ultimo match al limite delle 170″.
I prossimi incontri saranno dunque nei pesi medi.

Bigg Rigg controlla a terra Magny per quasi 10 minuti su tre riprese, ma è il suo avversario a rendersi efficace con le gomitate dalla guardia attiva e tentando sottomissioni schiena a terra.
L’atteggiamento di grappling passivo viene sempre più punito quasi a ricalcare le normative che entreranno in vigore a breve e Bigg Rigg perde anche questo match.
Fanno tre consecutivi e quattro negli ultimi cinque. Non è un buon momento per il fighter di Oklahoma.

Dall’inizio del 2017 infatti anche il regolamento cambia, lo fa in diversi aspetti, uno di questi in particolare non favorisce lo stile di Hendricks.
Il controllo a terra, il cosiddetto lay and pray, sarà considerato molto meno determinante ai fini del punteggio, perché d’ora in avanti verrà considerato il grappling effettivo, ossia i passaggi di guardia, i colpi, i tentativi di sottomissione e non quanto si riesce a stare in posizione dominante.

Hendricks ha speculato su questo fattore sia con Carlos Condit che con Matt Brown e Neil Magny (con quest’ultimo pagando però con la sconfitta nonostante il regolamento non fosse ancora in vigore), è uno dei fighter che più spesso viene interrotto dalla posizione dominante per inefficienza e in futuro dovrà stare attento o rischierà di pagare dove prima aveva monetizzato.

Si passa così ai pesi medi ed è un match da ultima chiamata, da dentro o fuori contro Hector Lombard che non se la passa meglio di lui e finalmente Hendricks appare in ripresa. Niente di straordinario, però il fatto di non doversi devastare nel taglio del peso sembra avere su di lui qualche beneficio, appare più energico, più forte fisicamente, il suo volume di colpi in crescita.
Lombard però è come lui un welter naturale che non riesce più a rientrare nelle 170″.
Il test è attendibile fino a un certo punto. I medi, quelli veri, sono quasi sempre più alti, con più allungo e più stazza ed è con quelli che dovrà vedersela d’ora in avanti.

Eccoci dunque arrivati al presente. Il passaggio ai medi sembrava averlo rinvigorito dandogli nuove speranze, invece è stato soltanto un fuoco di paglia e Hendricks dimostra che al peggio non c’è mai fine. Il match è contro Tim Boetsch. Uno che vende cara la pelle.

Sbaglia incredibilmente e per l’ennesima volta il peso anche al limite delle 185 libbre stabilendo probabilmente un record. Se i mancati pesi a 170″ hanno fatto conseguire un passaggio di categoria, a 185″ è ovviamente impensabile.

Il match va anche peggio. Hendricks è scarico come non mai, lento e senza ritmo, in piedi Boetsch lo sovrasta fino al momento del KO senza che Hendricks dia l’impressione di provare quantomeno a trovare delle contromisure adeguate. Magari un takedown, visto che Boetsch in passato li ha sofferti. Invece niente. E’ la prova peggiore di una lunga carriera che ora sembra arrivata agli sgoccioli.

Un taglio esasperato del peso, una gestione scriteriata del proprio fisico, la rottura dei rapporti professionali con Mike Dolce e infine, per soprammercato, le nuove normative sulla reidratazione hanno dato inizio ad un crollo che sembra ormai definitivo.

Non è soltanto questo. Non è solo questione di peso o di taglio del medesimo. A Hendricks non basterebbe far pace con Mike Dolce e rimettersi a stecchetto.
Ci sono cose che non tornano indietro. La mascella ad esempio.
Bigg Rigg è stato uno dei più grandi incassatori che io ricordi, la sua guardia non è mai stata invidiabile, ma la sua tolleranza ai colpi era quasi scoraggiante per i suoi avversari.
Semplicemente sembrava non sentirli. Ora?

Anche la mascella più granitica prima o poi perde la sua invulnerabilità ed è sempre un cambiamento inconvertibile. I grandi incassatori non durano molto. E’ una legge non scritta, ma è sempre così.

Infine c’è lo stile, fatto nell’ultima parte di controllo a terra e molto penalizzato dalle nuove normative e infine ci sono le motivazioni. Per restare in alto, ci vuole la stessa fame che si ha avuto durante la scaltata. Se questa cala un Regno non può essere longevo.

Forse per Hendricks arrivare in alto contava più che restarci.

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