Venator Fight Night, Federico Mini:”La Torre? Non è giusto che con un po’ di trash talking si possa scalare la vetta Venator”

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L’intervista a Federico Mini

A due giorni da Venator Fight Night di Rimini concludiamo le nostre interviste con l’attuale campione pesi piuma della promotion, Federico Mini (5-0-1), che affronterà Gregorio Davide La Torre (2-0) in una sfida tra imbattuti. Mini, senza peli sulla lingua, ci regala una visione a tutto tondo del suo carattere e la sua visione delle MMA, senza rinunciare a tirare qualche stoccata al proprio avversario.

Ciao Federico e grazie per il tempo che ci dedichi.

Ciao e grazie voi per lo spazio che mi dedicate.

Cominciamo subito a parlare del match che ti vedrà impegnato sabato 27. Ti ha stupito la scelta di La Torre come tuo avversario? E’ arrivato alla chance titolata dopo due soli incontri da pro, ritieni che sia un match-making corretto per un evento importante come Venator?

È la stessa domanda che ho mi sono posto quando mi hanno proposto il match contro Davide Gregorio La Torre. Non dico che La Torre non sia un buon avversario, ma non trovo giusto che con un po’ di trash talking (fatto anche male) si possa accedere a quello che è un ranking e scalarlo fino alla vetta del titolo Venator, che oltre ad essere una cintura simbolica rappresenta anche un traguardo molto ambito. Per lui è stato come saltare la fila.

Temo che questa moda lanciata da McGregor (che come fighter rispetto molto, e trovo anche divertente e geniale nel modo di fare) abbia un po’ troppo influenzato la scena mondiale ed italiana. Prima di lui il trash talking era materia di pochi, e comunque non si perdeva tanto tempo a fare del cinema. Sicuramente un’ottima pubblicità per la promotion, ma che allo stesso tempo sta inquinando quello che è il cuore pulsante delle discipline da combattimento.

Tuttavia io sono un professionista ed un guerriero, se mi viene proposto un match non mi tiro indietro e non discuto. In conclusione mi pagano e tanti possibili avversari che dovrebbero combattere con me per ranking spesso sono molto impegnati, o non disposti a combattere per questo o quel motivo.

Hai avuto modo di studiare il tuo avversario? In che modo pensi di affrontarlo?

Ho studiato il mio avversario e sono pronto allo scontro. Mi sono preparato a 360 gradi, dalla lotta allo striking. Ho studiato molto bene il mio opponent e ho una strategia ben accurata, lasciando spazio ovviamente all’improvvisazione e ai colpi di scena. Quando si va in guerra ci vogliono una serie di opzioni e tanto spirito di adattamento.

E’ la tua prima difesa del titolo Venator pesi piuma, conquistato contro uno dei più esperti della tua categoria, Ciro Ruotolo. Che ricordi hai di quel match? Riguardandolo non ti sei accorto subito dell’efficacia del tuo high kick, ci puoi raccontare quei momenti?

Rispetto molto Ciro come persona e come guerriero. Lo scorso maggio ci siamo dati battaglia, si è dimostrato un combattente tenace e molto duro. Mi è dispiaciuto vederlo perdere con Grimshaw anche se penso abbia perso per una svista, anche perché a livello di lotta è sicuramente una cintura nera con i contro-cazzi.

Ricordo, come dicevo prima, un match molto combattuto, e nonostante i continui colpi messi a segno, Ciro non dava segni di resa. Mi sono stupito dell’head-kick perché non avevo sentito un impatto completo della tibia, ma solo di striscio. Solo dopo mi sono reso conto che invece era stato un colpo incisivo e ho terminando il lavoro con un hammerfist.

Abiti a Rimini, a poca distanza dalla sede del prossimo evento Venator, quanto mentalmente sarà un incentivo e quanto potrà limitarti? Porterai sicuramente una grossa fan base, questo aspetto ti mette pressione?

Avere una bella fan base non mi spaventa, anzi mi esalta per quanto dentro alla gabbia non c’è spazio per altro. Vivo solo quei minuti, io e il mio avversario, non c’è spazio per nessun’altro.

Parlando della tua carriera, sei ancora un atleta imbattuto, questo ti porta ad avere maggiori pressioni quanto entri nell’ottagono? Percepisci il fatto che ogni avversario vuole interrompere la tua striscia positiva, questo quanto ti condiziona?

Essere un atleta imbattuto, mi ricorda tutta la fatica che ho fatto fino ad ora e mi motiva a fare sempre meglio. Sono consapevole dei rischi del mestiere, ma questo fa parte del gioco. Non entro mai in gabbia come un atleta imbattuto, entro in gabbia con la certezza di scatenare l’inferno finché ho la forza per rialzarmi .

Fai parte del team di Alex Dandi, dell’ Italian Top Fighters Management, quali sono le tue ambizioni dopo la firma con questo management? Vuoi rimanere nel panorama italiano oppure provare ad espandere la tua esperienza fuori dai confini nazionali?

Se volessi restare nel panorama Italiano, non avrei di certo firmato con Italian Top Fighters Management di Alex Dandi. Sono molto orgoglioso di essere stato scelto e ambisco ad arrivare in alto o per lo meno, provarci fino in fondo.

Hai più volte dichiarato che la svolta della tua carriera è stato l’invito a Venator FC 1, cosa è successo prima? Come Venator ha dato nuovo slancio alla tua carriera?

Prima di Venator già combattevo, quando ancora in Italia non c’erano categorie di peso e regole unificate. I controlli ematici e l’antidoping, che secondo me dovrebbero diventare la normalità, erano un utopia. Ricordo il penultimo match prima di ritirarmi: era dentro un fienile, non c’era neanche il riscaldamento e la bilancia andava “ad amicizia”. Vinsi il torneo di MMA con 2 match pro nella stessa serata (Kombat League – Crazy Bull 6, NDR) e mi diedero una busta con 200 Euro. Non ci pagai nemmeno la cena ai ragazzi che erano venuti ad aiutarmi. Ma almeno a quei tempi c’era più rispetto e meno trash talking .

Dopo qualche anno comparve Venator e venni invitato come ospite a vedere l’evento, Ormai non combattevo più e nel frattempo mi ero diplomato e studiavo come strengh e condictionig coach. Avevo aperto una palestra e praticamente ero in pensione anticipata.

Saltando i controlli all’entrata m’intrufolai sotto la gabbia del Venator FC 1 del 30 maggio 2015: Binda vs Imanari. Da li venni travolto dalle emozioni che solo la “Venator family” sa dare. Anche se ero solo uno spettatore si vedeva che i fighter erano trattati da atleti: i particolari curati e il clima di serietà che si respirava mi ha fatto riaccendere il fuoco della competizione. Ho sentito che il mio posto era lì dentro, nella fottuta gabbia a procacciare battaglia!

Così scrissi ad Alex Dandi, il mio attuale manager, per sapere se potevo partecipare nel caso di un’altra edizione, ma il tentativo fu vano. Alex mi disse che avevano già selezionato i migliori 66 kg del panorama italiano. Dovetti così aspettare Venator 2 per competere e dimostrare che tra quei migliori 66 kg d’Italia c’ero anche io.

Ora ho chiuso la palestra che avevo fondato nel 2011, e mi dedico al professionismo sportivo nelle MMA anche se adoro trasmettere quello che ho imparato sulla preparazione atletica e così ho fondato l’ E.xtreme F.ighter A.academy, la prima scuola di preparazione atletica per sport da combattimento. Curo la preparazione atletica specifica solo per i combat sport e mi rivolgo principalmente agli allenatori affinché possano seguire il loro atleta evitandogli tutti gli errori che ho commesso io durante la mia carriera e semplificandogli il lavoro sporco. Devo dire che questa nuova attività è partita veramente forte con tante richieste di nuovi corsi e una valanga di novità che presto sarò lieto di presentare .

Quindi si ! posso dire che Venator FC mi ha cambiato la vita totalmente!

Per concludere, su Sherdog leggo che il tuo soprannome è Fortigno, come mai questo soprannome? Da dove deriva?

Il mio nick name “Fortigno” deriva dal maestro Fabricio Nascimeto, cintura nera della Nova Uniao. Quando ho iniziato la mia carriera, Fabricio curava assieme al maestro Gianluca Boni (da sempre mio maestro di lotta) questo aspetto e dopo la mia prima submission, proprio a Rimini, mi chiamò Fortigno (immaginatevi un forte accento brasiliano). Da lì un po’ per gioco e un po’ per abitudine diventò il mio nick name. Non ti nego che pensavo di cambiarlo, ma per il momento non ho nulla per la testa che mi faccia impazzire.

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