Venator Fight Night, Stefanò Paternò:”Il taglio del peso è scorretto e deleterio”

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L’intervista a Stefano Paternò

Stefano Paternò (6-1) è un ragazzo di 21 anni dalle grandi prospettive nelle MMA Italiane. Ha sorpreso molti dominando il primo round al Venice Combat Event contro Alessandro Botti, portando a casa la vittoria per stop medico. Adesso rilancia la sua sfida al Venator di Rimini, contro un altro giovane, Belluardo, con grande consapevolezza delle proprie capacità e quelle dell’avversario. L’abbiamo sentito e ci ha regalato un’analisi molto attenta sulle MMA, soprattutto per quanto riguarda il taglio del peso.

 

Ciao Stefano e grazie per l’intervista. Innanzitutto come ti senti, come sta procedendo la preparazione al match?

Ciao, grazie a voi! Mi sento molto bene e la preparazione al match procede alla grande!

Il tuo incontro, contro un altro giovane come Danilo Belluardo, è uno dei più attesi della card. Cosa pensi riguardo allo sviluppo delle MMA in Italia nell’ultimo periodo?

Mi fa davvero molto piacere che il mio incontro sia uno dei più attesi. È una conferma del fatto che andrò contro un avversario di valore e questo mi gasa tantissimo! Se le MMA in Italia stanno pian piano crescendo non è solo merito degli atleti ma un grande riconoscimento va a chi investe per creare eventi di qualità.

Entrando nello specifico, siete due atleti completi, soprattutto per l’età che avete, come pensi di mettere in difficoltà il tuo avversario? In quali aree del combattimento ti senti superiore?

Come dicevo prima andrò contro un atleta pericoloso, e ciò che lo rende tale è il fatto che è abbastanza completo nel suo modo di combattere. Non si può pensare di pianificare il match puntando a combattere più in piedi o più a terra. Non ti so dire in cosa mi sento superiore, ed è proprio questo il bello. Si vedrà lì!

Sei un peso welter naturale che non fa taglio del peso per una decisione personale. Perché questa scelta e quali vantaggi pensi di avere nell’ottagono?

Questa scelta non mi porta alcun vantaggio nei match, anzi! Ho sempre combattuto contro atleti più grossi e più pesanti. È una scelta che faccio principalmente per un’etica del combattimento (che purtroppo però vedo solo io e pochi altri): io combatto a 77 kg. Non “mi peso” a 77 kg per poi mettere in atto trucchetti vari che mi consentano di avere un vantaggio sul mio avversario il giorno dopo. Deve prevalere il più forte a parità di peso! È a questo che servono le divisioni di peso. Un’altro motivo anch’esso molto importante è la salvaguardia della salute, sia nel breve che nel lungo periodo. Troppi atleti hanno rischiato grosso, (e c’è anche chi ci ha rimesso la vita!) e troppi atleti si sono ritrovati negli anni con problemi fisiologici gravi.

Cosa pensi della pratica del taglio del peso e come secondo te può essere limitata allo scopo di tutelare la salute degli atleti?

È una pratica SCORRETTA e DELETERIA e spesso gli atleti la seguono senza la piena consapevolezza, che almeno i coach dovrebbero avere! È facile da limitare: bilancia appena fuori dalla gabbia con tutte le conseguenze del caso.

Parlando della tua carriera, hai appena firmato con la Italian Top Fighters Managment di Alex Dandi. Perché questa scelta?

Ho scelto di accettare la proposta di management di Alex perché lo ritengo professionalmente molto valido e, cosa ancora più importante, c’è stata una buona empatia a livello personale.

In un’intervista hai dichiarato la tua intenzione di rimanere in Italia ad allenarti, la pensi ancora così? E perché una scelta del genere, in un momento nel quale moltissimi atleti italiani vanno all’estero per imparare ed avere un livello di sparring superiore?

Si, la pensò ancora così. Oltre al forte legame che mi unisce alla MMA Atletica Boxe e a Garcia Amadori ho un grandissimo margine di miglioramento restando con il mio Team e con il mio maestro. Poi non escludo che in futuro un giretto da qualche parte ce lo faremo.

Parlando dei tuoi inizi, hai dichiarato di aver iniziato un po’ per caso. Cosa scatta nella testa di un giovane per dire che questo sarà il suo mestiere?

Non mi ha mai sfiorato la mente l’idea che questo sport potesse diventare il mio mestiere. Soprattutto in contesto come quello italiano. Quello che spinge un atleta a dare davvero il meglio di sé non è una prospettiva economica interessante: piuttosto per ottenere risultati degni di nota un’atleta deve metterci passione, costanza e desiderio di affermarsi. Ad oggi oltre a fare il fighter studio e lavoro. Tanti altri atleti di alto livello hanno un lavoro oltre ad essere dei fighter. Purtroppo non giochiamo a calcio! Non so se arriverò al punto di rendere le MMA un mestiere, ma non mi interessa neanche… L’importante è che continuino ad essere la mia passione!

6 comments

  1. Nonostante la giovane età trovo che Stefano sia molto saggio e un grande atleta già a 21 anni.
    Dalle sue interviste dimostra una grande umiltà combinata ad altrettanta consapevolezza nei suoi mezzi.
    Inoltre mi da l’impressione che abbia un giusto approccio alle sfide della vita per poterne ricavare il massimo degli insegnamenti.
    Credo che con tutte queste qualità arriverà molto lontano in qualsiasi campo lui voglia buttare le sue energie.
    È diventato il mio atleta preferito.
    Dopo Botti 😁

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