UFC Gold: Daniel Cormier vs Anthony Johnson

 

A UFC 187 Daniel Cormier e Anthony Johnson diedero vita ad un incontro avvincente, rocambolesco che senza rischiare di essere eccessivamente retorici potremmo definire epico. Cerchiamo di ripercorrerlo round dopo round per cercare di capire cosa davvero fece la differenza a favore di Cormier e magari cosa potrà cambiare nella rivincita programmata a UFC 211.

-UFC 187-

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1°Round

Dopo 30 secondi dall’inizio del match un missile di Johnson va ad impattare con inaudita violenza sul volto di Cormier schiantandolo al suono e facendolo quasi rimbalzare ed è incredibile vedere DC rialzarsi all’istante per gestire con lucidità la seguente sfuriata di Rumble.

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Johnson infatti prova a chiudere immediatamente l’incontro aggredendo giustamente Cormier dopo il knockdown, ma perde un pochino di lucidità e finisce per scomporsi andando fuori misura con i colpi, concedendo così la schiena a DC  che tenta più volte di atterralo. Johnson però difende benissimo i tentativi di takedown e anche quando DC riesce finalmente a portarlo a terra non riesce a trovare la posizione dominate, ne a far conseguire nessun controllo effettivo.

Johnson non è per nulla passivo, appena Cormier gli concede spazi lo colpisce con pugni pesanti e dopo 3 minuti dall’inizio, appena DC è costretto a restituirgli la distanza lo impatta con un high kick potente.

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La superiorità di Johnson nelle fasi di striking è evidente e DC, che è un fighter molto esperto, se ne accorge alla svelta. Infatti evita praticamente di esporsi portando colpi e cerca soltanto il momento propizio per chiudere la distanza.

Si conclude così un round dove Cormier ha rischiato tantissimo, ma è riuscito a restare comunque a galla grazie ad una straordinaria tolleranza ai colpi, ma anche in virtù del suo wrestling che gli ha permesso di controllare Johnson per tre minuti e diciannove secondi in fasi prevalentemente di stallo indispensabili per arginare le sue sfuriate.

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Johnson ha avuto invece l’opportunità di chiudere, un overhand nella stragrande maggioranza dei casi da KO si è infranto su uno dei fighter più duri del pianeta.
Forse Johnson rimpiangerà a lungo questa opportunità perché l’inerzia del match sta per cambiare.

2°Round

Partenza con il botto anche nella seconda ripresa, con i due che scambiano selvaggiamente al centro dell’ottagono, subito un gran destro di Rumble, poi DC con un calcio al corpo a segno e uno alla testa parato, ma quando Johnson gli restituisce immediatamente il favore il peso dei suoi calci sembra due volte quello di Cormier.

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Johnson però in questo incontro più che in altre occasioni sembra talvolta essere fuori controllo, ovvero diventare troppo aggressivo, infatti mette calci al corpo in sequenza che diventano un po’ prevedibili finché DC non riesce ad intercettarne uno e a portare a parete Johnson per poi eseguire una perfetta slam che lo porta nella sua mezza guardia.

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Un primo errore abbastanza evidente di Johnson che gli costerà carissimo.

Cormier mette un paio di gomitate e poi prova subito ad isolare il braccio destro di Johnson per tentare più volte una kimura che però AJ difende bene.

Il wrestling di Cormier però è asfissiante e Johnson sembra non trovare le contromisure adeguate una volta schiena a terra. Cormier, che non riesce a trovare i risultati sperati isolando il braccio sinistro di Johnson, continua a martellarlo di colpi al corpo e di qualche gomitata al volto che aumenta di frequenza a circa trenta secondi dal termine.

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Una in particolare molto pesante apre un ferita al volto di Rumble che finito il round scuote la testa sanguinante e sembra stordito dai colpi di Cormier.

3°Round

Il terzo round comincia con Johnson aggressivo come al solito e ancora una volta va fuori misura, ma è lui stavolta a chiudere Cormier a parete e tentare di imporre lui a sua volta il suo ground game.

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Trova un atterramento ma non riesce a far conseguire nemmeno un po’ di controllo. DC ribalta la situazione e afferrando la gamba sinistra di Rumble prova invano a fargli perdere l’equilibrio, ma quest’ultimo lo colpisce con due pugni pesanti che lo costringono a lasciare la presa alla gamba.

Siamo a parete, sono passati due minuti ed è ancora una volta DC ad avere la meglio dopo una lunga fase di ribaltamenti, perché AJ si è intestardito a voler gareggiare nel wrestling con lui invece di cercare a tutti i costi di distanziarsi quando ne aveva la possibilità e ora è in difficoltà perché Cormier gli ha preso la schiena ed è con troppa facilità che infila il suo braccio sinistro sotto il suo collo e mette a segno una Rear-Naked Choke sulla quale Rumble non può far altro che cedere.

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Daniel Cormier è il nuovo campione dei pesi massimi leggeri.

 

Cosa ha fatto la differenza?

Per Anthony Johnson l’ennesima sconfitta per sottomissione. Un dato importante: Anthony Johnson ha perso in carriera 5 volte (soltanto in UFC) e se si esclude la sconfitta per infortunio contro Kavin Burns a UFC Fight Night 14 nel Luglio 2008, tutte le altre sono avvenute con modalità identiche, ovvero Rear Naked Choke rispettivamente contro Rich Clementi nel Settembre 2007, Josh Koscheck nel Novembre 2009, Vitor Belfort nel Gennaio 2012 e ora appunto contro Daniel Cormier.

Questo ci dice che Rumble, seppure sia dotato di un ottimo wrestling, ha invece difficoltà una volta concessa all’avversario la posizione dominante.
Sono problemi endemici per Johnson che vengono sia da qualche limite nel BJJ, che da una tendenza a non essere mentalmente incrollabile.

Cormier invece dopo aver rischiato tantissimo dallo stand up si è dimostrato come sempre fortissimo mentalmente riuscendo ad arginare la marea nella quale sembrava destinato a soccombere durante la prima ripresa per poi crescere mostruosamente dalla seconda in poi costringendo Rumble al tracollo. Perché è sopratutto mentalmente che Cormier si è dimostrato superiore al suo avversario.

Un’immagine piuttosto emblematica ci racconta quanto differente sia l’approccio fra questi due.

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Al termine del match Rumble rende onore al nuovo campione con un gesto bellissimo. E’ lui ad allacciare la cintura a Cormier come a rendere onore ad un avversario che è stato semplicemente più forte.

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Questa invece è un’immagine scattata appena dopo la sconfitta con Jones. Daniel Cormier è un uomo distrutto. C’è Velasquez ad abbracciarlo e tentare invano di consolarlo.
Cormier sembra letteralmente piangere sulla spalla del suo compagno di Team.

Questo modo così diverso di accettare la sconfitta

Cosa può cambiare?

Sono diversi gli errori che hanno portato Johnson a soccombere a UFC 187 oltre ad un approccio mentale più morbido come abbiamo visto rispetto al campione, una certa mancanza di lucidità senza dubbio in alcune fasi di striking hanno permesso a Cormier di chiudere la distanza e di avvinghiarsi rendendo poi molto difficile scrollarselo di dosso.

Cormier è una tipologia di wrestling che accomuna gli atleti dell’AKA come Cain Velasquez o Khabib Nurmagomedov. Il comune denominatore è proprio il ritmo, la pressione costante oltre ad un certo atletismo.

Se Johnson vorrà ribaltare l’esito del primo match dovrà soprattutto cercare di tenere a distanza il suo avversario. Rumble non può di certo sconfiggere Daniel Cormier sul piano del wrestling perché quest’ultimo è a mio parere, al pari di Jones ,il miglior wrestler di tutto il roster; ma il livello del suo wrestling, che ribadisco è altissimo, può e deve permettergli di arginare il grappling del campione molto meglio rispetto alla prima sfida.
Quando ne avrà l’occasione dovrà cercare di distanziarsi piuttosto che cercare d’imporre a sua volta il suo ground game, ma credo proprio che la precedente sconfitta gli sia in tal senso servita da lezione.

Cormier dopo la conquista del titolo, rispose molto sinceramente a chi gli chiedeva perché avesse rifiutato di scambiare in piedi con Rumble dicendo che se lo avesse fatto la cintura starebbe dall’altra parte. E’ la pura verità.

Questa volta ha invece dichiarato di voler scambiare con Johnson e volerlo mettere KO dallo stand up. Una follia. Cormier vuole solo confondere un po’ le idee a Rumble. Con ogni probabilità tenterà di replicare lo stesso identico gameplan che lo ha portato alla conquista del titolo.

Nessuno può, a mio parere, scambiare con Anthony Johnson e pretendere di uscirne vincitore. Nemmeno Jon Jones. Rumble è uno degli striker più straripanti che abbiano mai messo piede in un ottagono. Da quando è tornato in UFC da massimo leggero (per chi non lo sapesse nella sua prima esperienza UFC combatteva al limite delle 170 libbre) 5 delle sue 6 vittorie sono arrivate per KO e solo Jimi Manwua è andato oltre la prima ripresa.
E’ senza dubbio il miglior artista del KO di tutto il roster. Pensare di batterlo sul suo campo non è soltanto pretenzioso, è più semplicemente folle e Cormier è troppo intelligente per non saperlo.

L’aspetto tecnico sul quale a mio parere Anthony Johnson dovrà focalizzarsi maggiormente sarà il lavoro schiena a terra, ovvero evolvere il suo Ju-jitsu; non potrà infatti concedere a Cormier quello che ha concesso nel match precedente, altrimenti sarà troppo difficile per lui poi rientrare anche mentalmente nell’incontro. Se però stavolta sarà più lucido e meno irruento in certe fasi del combattimento riuscirà a tenere maggiormente a distanza Cormier, magari evitando di tentare di duellarci anche nel grappling ma cercando di riprendere la distanza non appena gli sarà possibile.

Se costringerà Cormier a scambiare potrà ribaltare l’esito del precedente match, Cormier invece, al di là delle dichiarazioni, farà di tutto per chiudere la distanza il più possibile senza lasciare spiragli a Johnson nello striking.

Questa sarà con ogni probabilità la chiave tecnica del match, l’elemento che più di ogni altro ne determinerà gli equilibri, chi dei due riuscirà a far confluire il match nella sfera del combattimento a lui più favorevole riuscirà a portarselo a casa.

E’ una chiave di lettura semplicistica, direi quasi obsoleta data l’evoluzione tecnica di questo sport che ormai da tempo ha abbandonato la contrapposizione classica Stiker/ Grappler e anche paradossale visto che siamo di fronte a due fighter estremamente completi, ma che eccellono ad un livello così alto in una o nell’altra sfera da rendere fondamentale al fine dell’esito di questo incontro il privilegio di giocare nel proprio campo.

Gianluca Faelutti

 

 

 

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