UFC Gold: Anderson Silva vs Chael Sonnen 2

Il 7 Agosto 2010, ad Oakland, si svolse uno degli incontri più epici della Storia UFC: Chael Sonnen, grazie con il suo grappling , si impose con  supremazia totale su Anderson Silva prima di venire sottomesso, con un triangle armbar, alla fine della quinta ripresa.

Due anni dopo, a Las Vegas, va in scena l’attesissimo rematch. Considerato quanto accaduto nel loro primo incontro sono in molti a credere che Chael Sonnen rappresenti la vera criptonite di Anderson Silva, ovvero un accoppiamento estremamente scomodo per il campione e che stavolta non sarà un episodio circostanziale, seppur figlio del suo genio, a salvarlo dalla sconfitta.

 

Si parte e il double leg takedown ottenuto dopo soli 5 secondi da parte di Sonnen sembra ricalcare alla perfezione lo sviluppo del loro precedente incontro.

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Sonnen controlla e colpisce con il suo ground and pound, prova a passare in side control, poi ad isolare un braccio ma entrambi i tentativi falliscono. Silva resta attivo ma il ground game di Sonnen è davvero fenomenale, riesce a trovare le giuste spaziature per colpire con le gomitate quando mancano due minuti alla fine della prima ripresa, ma non riesce a passare in mezza guardia perché Silva tiene la sua gamba sinistra bloccata impedendogli la transizione.
1:40 alla fine del round, buoni colpi per Sonnen che ottimizza al meglio quei pochi spiragli che Silva gli concede. A terra il ritmo di Sonnen è asfissiante e Silva deve spendersi moltissimo per riuscire a contenerlo.

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Mancano 50 secondi e stavolta riesce la transizione all’American Gangaster che passa in montada; da lì mette prima una gomitata poi colpisce in modo piuttosto anomalo il volto di Silva con il corpo perché quest’ultimo gli impedisce di alzare la postura.

Suona la sirena, Silva è riuscito arrancando a resistere, ma è stato un round dominato dall’inizio alla fine dallo sfidante e se l’andamento sarà analogo a quello precedente difficilmente stavolta Sonnen si farà sorprendere. Sembra provato The Spider all’angolo, ma con lui non si ha mai la sensazione che abbia perso davvero fiducia.

Si riparte e Sonnen porta immediatamente il brasiliano a parete. Una quarantina di secondi di stallo vengono interrotti da un tentativo di one leg takedown da parte di Sonnen difeso alla perfezione da Silva. Fase di clinch e si torna a distanza. Anderson compie una “piccola scorrettezza” tenendo i pantaloncini di Sonnen mentre sferra colpi per impedirgli di distanziarsi, ma la cosa non ha effetti significativi fortunatamente.

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A questo punto è evidente che una piccola scintilla ha cambiato l’incontro, forse il tentativo fallito di takedown da parte di Sonnen ha influito sulle rispettive fiducie dei contendenti. Silva arretra con la guardia abbassata e la sua tipica irriverenza che sembra invitare lo sfidante a colpire. Riprova il takedown Sonnen che non ci pensa nemmeno a voler scambiare contro il brasiliano che però lo evita energicamente. Silva si appoggia alla parete e sfida Sonnen, il quale tenta un’ improbabile spinning back fist che è una telefonata per l’elusività di Silva che ormai ha capito che il suo momento è arrivato.

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Silva infatti si sposta e Sonnen finisce per scomporsi così tanto che finisce per perdere l’equilibrio.
Nessuno fighter ha mai avuto la capacità di Silva di sentire quando il vento è cambiato e di saperlo sfruttare con la sua efficacia. Il tentativo a vuoto di Sonnen lo porta praticamente seduto contro la gabbia, The Spider lo colpisce con una violentissima quanto anomala ginocchiata al corpo e poi mette colpi pesantissimi dal ground and pound.

Sonnen riesce a rialzarsi ma ormai si è fatto predatore Silva, non aumenta come suo solito il volume dei colpi, però li sceglie con la stessa lucidità con la quale un buon giocatore di Poker sceglie la mano più propizia con la quale esporsi. La differenza è che “The Spider” non ha tutto quel tempo per decidersi, però, istintivamente, fa sempre la scelta giusta.
Con la mano sinistra tiene Sonnen a distanza e poi opta per il gancio mancino che arriva preciso. Chael Sonnen crolla a terra, ancora un paio di colpi e l’arbitro dice che può bastare così. Nel momento di suo massimo splendore Silva si sbarazza così della sue nemesi scrivendo una delle pagine più belle della Storia di questo sport.

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L’ottobre di quell’anno estenderà a 16 la sua incredibile striscia di vittorie consecutive, andando letteralmente a scherzare Stephen Bonnar (in un match al limite delle 205 libbre), prima di perdere rovinosamente il titolo contro Chris Weidman nel Luglio dell’anno successivo.
A 41 anni suonati Anderson non ha ancora smesso di emozionarci e farci divertire, grazie al suo strabordante talento e a quella lucida follia che da sempre lo ha contraddistinto, ma quel 7 Luglio del 2012 fu l’ultima volta che ammirammo Anderson Silva in tutto il suo sfolgorante splendore.

Di Gianluca Faelutti

 

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