L’ira di Caino

UFC 200 ha visto un importante ritorno all’ottagono, quello di Cain Velasquez, il peso massimo UFC più dominante dell’ultimo decennio.

C’erano molte incognite e molti dubbi su quelle che sarebbero state le sue condizioni, legittimate dal fatto che il combattente di origini messicane aveva combattuto soltanto due volte negli ultimi tre anni e nella sua ultima apparizione (influenzata dalla scelta scellerata del suo team di recarsi a Città del Messico soltanto 10 giorni prima del match, pagando ovviamente l’altitudine a livello di cardio) aveva perso il titolo con una prestazione scialba.

Cain si era però già trovato in passato nelle medesime condizioni quando perse (quella volta senza attenuanti) il titolo contro Junior Dos Santos il 13 Novembre 2011 alla sua prima difesa titolata. Sulla prestazioni che seguirono quella sconfitta, sono certo, rinfrescarvi la memoria non è necessario.

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I dubbi, erano dunque focalizzati sulla sua tenuta fisica piuttosto che su quella mentale; la ruggine per la lunga assenza avrebbe potuto farsi sentire e l’avversario, Travis Browne, è un fighter che per stazza e allungo avrebbe potuto metterlo in difficoltà.
Ho usato il condizionale perché Caino, questi dubbi, li ha spazzati via con la veemenza che lo contraddistingue. Ma andiamo con ordine.

Al via è Travis a mettere un buon diretto su un leg kick di Velasquez, ma una rondine non fa primavera e il colpo si rivelerà più episodico che mai; è chiaro da subito che è Velasquez ad imporre il suo ritmo all’incontro. Ritmo, come sempre, insostenibile per il suo avversario.
Insiste con i leg kick per nulla intimorito dall’essere stato incrociato al primo scambio, è lui a tenere il centro dell’ottagono mentre Travis arretra provando qualche jab che però va a vuoto.

Prova anche a fare del lavoro a parete Velasquez, mette qualche ginocchiata anche se non particolarmente rilevante e dopo una ventina di secondi decide di riprendere le distanze e tornare a scambiare.

È Cain a farsi preferire nelle fasi di striking, molto più mobile con le gambe ma soprattutto con il busto e con la testa, elude alla perfezione gli sporadici colpi tentati dal suo avversario, che infatti va quasi sempre a vuoto, e incede sicuro mettendo un’altra volta contro la gabbia Travis che subisce due body punch e un gancio destro al volto.

Poi ecco che Velasquez fa le prove per il suo copione. Spinning high kick di rara fluidità per un peso massimo, Travis lo para in qualche modo ma viene immediatamente aggredito dalla furia del suo avversario e stavolta arranca perché i colpi vanno tutti a segno e sono di un certo peso.

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A memoria avevo già visto Cain usare gli high kick, anche con una certa disinvoltura, ma mai lo spinning heel kick, segno che Velasquez è un fighter in continua evoluzione che ama aggiungere armi al suo già vastissimo arsenale.

Appena prende le distanze Browne viene raggiunto da un overhand che gli piega le gambe e per “Caino” inizia la sua musica preferita, il ritmo furioso del suo ground and pound. Potrebbe suonarla per ore Cain, senza mai stancarsi.
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È asfissiante il suo ground and pound. La forza con il quale lo perpetua, l’impressionate volume e la potenza dei suoi colpi, la protervia, la determinazione e la foga controllata che sfoga sul suo avversario sono semplicemente impressionanti.Se vi sono parso retorico giudicate voi stessi.

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Non senza difficoltà Travis riesce a riportarsi in piedi, ma ormai si è acceso Velasquez e limitarne l’impeto è quasi impossibile, due jab seguiti da un pugno al corpo violentissimo che mandano Browne contro la rete. Poi prova ancora lo spinning high kick, che evidentemente ricopriva una certa importanza nel suo gameplan. Questa volta a vuoto, poi una scarica rabbiosa di pugni sulla quale “Hapa” si protegge come può.
Ginocchiata dal clinch per Cain.

Furia di Caino sul povero Hapa.gif

Brown resiste, ma sarebbe meglio dire sopravvive. Si allontana, ma è palesemente esausto, il ritmo del lottatore di origini messicane gli ha risucchiato ogni energia, mancano 25 secondi al termine, prova a colpire con quella che può sembrare una gomitata ma è così devastato dal forcing dell’ex campione che è difficile capire cosa volesse realmente fare e il colpo è così scomposto che finisce per concedere la schiena.
Cain ormai ha capito che è il momento di chiudere e lo fa a suo modo con degli hammerfist e dei colpi devastanti dalla schiena. Per l’arbitro può bastare.

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Saranno 90 i colpi messi a segno da Velasquez in poco meno di un round contro i 6 messi di Browne. Numeri spaventosi che raccontano di un Velasquez  tornato al top della condizione e pronto più che mai a riprendersi il titolo.

Di Gianluca Faelutti

 

 

 

 

 

 

 

 

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