I Cinque “Baddest Men on the Planet”

La categoria dei pesi massimi è per sua natura molto appassionante negli sport da combattimento, è un po’ infantile forse, ma credo dipenda anche dal fatto che li si decide, che si tratti di un ring o di un ottagono, chi è l’atleta più forte in assoluto.

In UFC è stata però per troppo tempo immobile e soggetta allo strapotere, ma anche ai continui acciacchi, del campione messicano Cain Velasquez e questo, sommato al fatto che sembra essere la categoria meno coinvolta da un ricambio generazionale, aveva paradossalmente tolto interesse a questa categoria di peso. Sembrava dovesse essere un regno longevo e incrollabile ma il 13 Giugno 2015 un irriconoscibile Velasquez, complice anche la scelta sciagurata di raggiungere Città del Messico soltanto due settimane prima del match rispetto al mese abbondante del suo contendente, viene dominato da Fabricio Werdum che gli strappa il titolo. Questo evento ha letteralmente stravolto gli equilibri di una categoria che sembrava perpetuarsi immutabile.

La vittoria a UFC 198 del croato d’origine Stipe Miocic per TKO alla prima ripresa su Werdum, che paga un momento di follia paradossale se rapportata alla sua esperienza, ha aperto, in modo inequivocabile, molteplici scenari all’interno di questa categoria trasformandola in una delle più contese di tutta la federazione.

Non sono stati però soltanto i match titolati ha determinare questa situazione; fighter che sembravano aver intrapreso un inesorabile declino, come Junior Dos Santos e soprattutto Alistar Overeem sono apparsi rigenerati dalle ultime prestazioni (anche se per il brasiliano bisogna parlare al singolare) e si sono inseriti prepotentemente fra i potenziali campioni; altri invece, come Ben Rothwell, che sembrava essersi tanto evoluto da legittimare ambizioni titolate prima inimmaginabili, ha invece visto sgretolarsi i suoi sogni di gloria nell’arco di un solo match dopo una serie convincente di vittorie e a causa di una sconfitta pesantissima contro il redivivo Dos Santos che ne ha palesato tutti i limiti più profondi e ne ha ridimensionato le prospettive.
Per un certo periodo ed in particolare al termine della vittoria contro Travis Browne anche Andrei Arlovski era sembrato rinato a tal punto da divenire credibile ma una vittoria non proprio esaltante ai danni di Frank Mir e le due sconfitte seguenti avvenute proprio contro il fresco campione croato Miocic e il compagno di allenamenti Overeem  ne hanno ridimensionato immediatamente gli obbiettivi.

Così, a mio parere, i contendenti più accreditati al titolo sono rimasti o divenuti fondamentalmente quelli che occupano i primi cinque posti della classifica divisionale, senza outsider all’orizzonte che possano, a breve termine, inserirsi in questo “affare”:


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Stipe Miocic (15-2, UFC 8-2)

19/08/1982 - Altezza 6'4" (193 cm) - Peso 240 lbs (109 kg) - Reach 80" - Leg Reach 39"

Lo statunitense di origine croate appena incoronato rappresenta una tipologia di peso massimo moderno, più leggero, molto completo e con un ottimo gioco di gambe. Il pugilato e il wrestling di alto livello lo rendono un fighter eclettico capace di impostare il match sia sullo striking che sul grappling (emblematico il match contro Mark Hunt letteralmente sovrastato dal suo wrestling); è molto agile e mobile, ha un ottimo tempismo, mani veloci, un buonissimo Jab e buone dosi da counterstiker come dimostrato con il perfetto gancio d’incontro che ha steso Werdum. Lavora bene anche a parete e quando vuole impostare sul grappling il match sa trovare il takedown con una certa efficienza. Ha chiuso in UFC 6 incontri per TKO dimostrando, oltre ad un certo Killer istinct, fino a che punto la sua boxe e il suo ground and pound possano essere letali e le sue mani essere da KO.
Miocic è stato capace di crescere moltissimo negli ultimi anni, la sconfitta che gli fu inferta da Stefan Struve la notte del 29 Settembre 2012 a Nottingham raffreddò un po’ gli entusiasmi su questo fighter ma le crescenti prestazioni successive con le sue 6 vittorie su sette match disputati, diedero invece la percezione di un atleta in costante miglioramento.
Non è il massimo più spettacolare della Storia, utilizza poco i calci e li porta quasi esclusivamente alle gambe, non è particolarmente creativo ma è solido, moderno, agile, composto e con un buon cardio ed una buonissima tenuta mentale che rendono la cintura appena conquistata più che legittima. Non sarà facile per lui mantenerla vista l’agguerrita concorrenza ma credo abbia le carte in regola per poterla difendere contro chiunque.

Punti forti: Pugilato, agilità, footwork.

Punti deboli: Scarso uso dei calci, striking solido ma non particolarmente fantasioso.

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640px-Flag_of_Brazil.svg #1 Fabricio Werdum (20-5; UFC 9-3)

30/07/1977 - Altezza 6'4" (193 cm) - Peso 240 lbs (109 kg) - Reach 77" - Leg Reach 45"

Fabricio Werdum è uno dei fighter che più di tutti è stato in grado di evolversi; il suo BJJ è spaziale ed è secondo in tutta la federazione, a mio parere, soltanto a quello di Demien Maia ma da grappler old school quale è stato per molto tempo in carriera è stato capace di implementare il suo ground game migliorando tantissimo il suo striking.
E’ lontano ormai dai tempi nei quali pregava schiena a terra un Alistar Overeem che invece lo invitava a rialzarsi; oggi Werdum può scambiare con tutti, è eccezionale nelle fasi di clinch dove può portare ginocchiate devastanti ed il suo stile in piedi è complessivamente tecnico e pulito, ha migliorato molto l’uso del Jab che oggi utilizza con costanza, porta ottimi calci al corpo ed è fantasioso con questi e li utilizza all’interno di ottime combinazioni; è molto creativo sapendo attingere anche a tecniche meno scolastiche come la Flying Knee con la quale ha steso Mark Hunt.
E’ un fighter di rara intelligenza tattica, capace di adattarsi perfettamente allo stile avversario e trovare le chiavi di lettura e le contromisure perfette per arrivare alla vittoria, può neutralizzare ogni tipo di wrestler perché solo la disperazione (come quella di Caino) possono indurti a tentare l’atterramento finendo nelle fauci fra le più letali al mondo, schiena a terra è nel suo regno però, come accade a diversi fenomeni del BJJ non è fortissimo ad imporre queste sue doti che emergono più spesso in modo reattivo piuttosto che proattivo. A conferma di quanto sto scrivendo c’è un dato che appare abbastanza inequivocabile, nei 7 match disputati dal brasiliano in UFC i takedown messi a segno sono soltanto 4 nonostante il suo livello di BJJ sia celestiale e le due sottomissioni ai danni di Minotauro Nogueira e Cain Velasquez lo hanno confermato anche all’interno dell’ottagono più importante del mondo.
Un altro limite, emerso in modo sportivamente drammatico nella ultima cocente sconfitta, è il fatto che l’aver colmato in modo estremamente efficace le lacune in piedi in tempi relativamente recenti non comporti necessariamente l’essere diventato un elité striker. Certamente la prestazione contro Travis Brown ha palesato gli enormi miglioramenti avvenuti e quella contro Velasquez, pur con tutte le attenuanti del caso, le ha confermate ma l’attacco scriteriato ed insolito per un fighter della sua esperienza sul quale è stato punito da Miocic ci dice quanto istintivamente Werdum possa cadere nell’errore e le difficoltà palesate contro uno striker contro Mark Hunt ci fanno essere più cauti nel giudizio su Werdum in piedi. Junior Dos Santos ha commentato la sua sconfitta dicendo che non è uno striker. Non ha tutti i torti il suo connazionale, Werdum ha uno striking eccezionale se si considera il suo adattamento e le migliorie apportate ma in senso assoluto, contro i migliori striker della divisione, potrebbe soffrire.
La sua guardia si è già dimostrata perforabile in più di un occasione e atleticamente paga un certo gap con gli altri pretendenti.

Punti Forti: BJJ stellare, intelligenza strategica, ottimo clinch, esperienza.

Punti deboli: grappling poco proattivo , atleticamente non è eccelso e nello striking presenta qualche piccola lacuna.

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US_flag_48_stars.svg #2 Cain Velasquez (13-2; UFC 11-2)

17/05/1980 - Altezza 6'1" (185 cm) - Peso 240 lbs (109 kg) - Reach 77"

Cain Velasquez è a mio avviso il peso massimo più completo della divisione; è una forza della natura che fa del ritmo, del cardio, dell’aggressività, del lavoro a parete, della kick boxing e del wrestling le sue armi migliori. Sono tantine.
Cain è un fighter che ha una grande tenuta mentale e riesce ad imporre un ritmo insostenibile per i suoi avversari, ha una frequenza di colpi altissima che non cala con il passare dei round, è molto potente ma non è affatto lento e le sue combinazioni sono estremamente pulite. Il meglio di se lo da quando riesce a portare a terra il suo avversario e liberare il suo tremendo ground and pound (citofonare Antonio Silva).
Da campione ha difeso quattro volte la cintura ed è l’unico peso massimo fra i cinque citati ad essersela ripresa dopo averla persa grazie ad una prestazione mostruosa contro Junior Dos Santos demolito poi anche nel terzo match che ha chiuso la trilogia.
Per trovare dei limiti in questo atleta bisogna focalizzarsi sui suoi endemici problemi fisici che per troppo tempo lo hanno tenuto lontano dall’ottagono e troppe volte lo hanno costretto a saltare gli incontri (soltanto tre incontri dal 2013 ad oggi) ma a voler essere pignoli anche la sua mascella non è invulnerabile, Velasquez non è un grandissimo incassatore ma sa proteggere a sufficienza il suo mento
La sua ultima pesante sconfitta contro Fabricio Werdum ha origine, oltre che nelle virtù del brasiliano che lavorò benissimo nelle fasi di clinch e con il jab, ad una scellerata decisione di recarsi soltanto due settimane prima a Città del Messico e manifestando così chiari quanto prevedibilissimi problemi di tenuta atletica. L’ennesimo forfait lo costrinse a saltare il rematch e ora l’ascesa prepotente di altri contender potrebbe averlo superato nella corsa titolata ma è questione di tempo, se il fisico glielo permetterà avrà prima o poi le sue chance e potrebbe essere fra i cinque candidati quello con maggiori possibilità.

Punti forti: Cardio, elevata frequenza di colpi, pugilato, wrestling, ground and pound.

Punti deboli: Propensione agli infortuni, incassatore non eccezionale.

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Flag_of_the_Netherlands.svg #3 Alistar Overeem, (41-14, 1 NC; UFC 6-3)

17/05/1980 - Altezza 6'4" (193 cm) - Peso 265 lbs (120 kg) - Reach 80" - Leg Reach 44"

Alistar Overeem è forse uno dei pesi massimi più talentuosi della storia delle MMA, è uno striker di livello assoluto e forse il più dotato in piedi e trae queste sue doti straordinarie dal background nella Kickboxing a livello professionistico, condito da risultati eclatanti come la vittoria del titolo mondiale l’11 dicembre 2010 contro la leggenda Peter Aerts e la vittoria contro il grande campione Badr Hari.
Dopo l’impatto impressionate contro Lesnar all’esordio in UFC, del quale l’olandese si sbarazzò con una facilità disarmante al primo round, Alistar ha intercorso un periodo molto buio inabissandosi con tre sconfitte in quattro match, match che l’olandese stava dominando ma che una molteplicità di fattori come i cali di concentrazione, un gameplan non proprio perfetto e una mascella che per via del chilometraggio non è più granitica come un tempo ne hanno compromesso l’esito.
Sembrava il viale del tramonto per “the Reem” ma il cambio di palestra e la sapiente guida di Greg Jackson lo hanno rivitalizzato in modo sorprendente restituendoci un fighter mai così maturo e mai così forte.
Le due ultime prestazioni altisonanti contro combattenti del calibro di Junior Dos Santos e il compagno di allenamento Andrei Arlovski sono diventati il manifesto di un nuovo Overeem, più leggero e guardingo, più attento, meno sfrontato e più predisposto a colpire d’incontro e hanno trasformato il suo declino che pareva inesorabile in un ascesa e una metamorfosi senza eguali nella categoria.
In piedi Overeem è creativo, fantasioso, potente. calcia meglio di tutti i massimi in questione, il suo pugilato è composto, le sue mani veloci e la varietà dei suoi colpi lo rende molto imprevedibile. E’ fortissimo anche nel clinch dove porta spesso ginocchiate devastanti al corpo come quelle inflitte a Lesnar e può essere devastante in ground and pound (come contro Struve) e anche la difesa dei takedown è molto buona con un 78% di atterramenti elusi e un solo takedown subito in UFC. Se i suoi miglioramenti verranno confermati l’olandese sarà un pericolo per chiunque però la sua mascella ha confermato di essere diventata vulnerabile e dovrà essere in grado di proteggerla, una distrazione anche minima potrebbe essere letale.

Punti di forza: Striking estremamente talentuoso e creativo, counter striker, atletismo, potenza.

Punti deboli: Non è un grande incassatore,  cali di concentrazione, talvolta eccessivamente attendista.

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1280px-Flag_of_Brazil.svg #4 Junior Dos Santos, 32 anni (18-4, UFC 12-3)

30/01/1984 - Altezza 6'4" (193 cm) - Peso 238 lbs (108 kg) - Reach 77" - Leg Reach 41"

Junior è un elite striker, in UFC ha sdraiato Werdum e Velasquez, ha sconfitto meritatamente ai punti Miocic mentre ha perso contro Alistar Overeem per TKO al secondo round. Quando vinse il titolo strappando la cintura a Velasquez il 12 Novembre 2011 sembrava inarrestabile ma le due sconfitte che seguirono, intervallate dalla vittoria per TKO su Hunt, furono sportivamente drammatiche e Junior sembrò subirle moltissimo sia dal punto di vista fisico che da quello mentale. Apparve in ripresa nel match contro Miocic che pure lo mise in difficoltà ma la sconfitta contro Overeem sembrò segnare un declino inequivocabile.
Lo scorso 10 Aprile però si è presentato in forma smagliante contro Ben Rothwell dandogli una memorabile lezione di pugilato. 157 colpi totali, molti al corpo, un tempismo e una pulizia tecnica straordinaria.
Junior è un pugile fantastico, uso perfetto del Jab, montanti e overhead devastanti e spesso definitivi, tempismo eccezionale, alternanza di colpi al corpo e al volto portati con altissima frequenza, mani, è il caso di dirlo, pesantissime. A mio avviso il miglior pugno da KO di tutta la federazione (forse in combutta con Nelson e Hunt) con i suoi 8 TKO su 12 vittorie.
E’ sempre stato un ottimo incassatore ma la sua tolleranza sembra, ed è ampiamente comprensibile, calata.
Ha una ottima difesa dei takedown (80%) che gli permette di far confluire il match sui binari preferiti. Nel suo ultimo match è sembrato tornare allo splendore degli albori ma attendiamo conferme.
Ha sempre avuto qualche difetto endemico come il fatto di abbassare la guardia con una certa indolenza negli spostamenti laterali adiacenti alla gabbia palesati sopratutto nei match contro Velasquez e contro Miocic. Sappiamo che il ritmo dei Velasquez è la sua criptonite e Overeem in modalità counter striker lo ha sconfitto e potrebbe ovviamente ripetersi.

Punti di forza: Pugilato, potenza da KO, difesa dei takedown (80%).

Punti deboli: E’ vulnerabile quando si trova a parete, soffre ritmo e aggressività.

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Terminata questa carrellata, la domanda sorge spontanea: voi su chi puntate?

 

Di Gianluca Faelutti

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