#WhenWeWereKings – Kazushi Sakuraba, At the Court of The Gracie Hunter

Alla corte del Cacciatore dei Gracie

Ormai le MMA hanno raggiunto il grande pubblico.
Grazie sia ai personaggi del momento che ai pionieri che hanno contribuito a strutturarne lo scheletro, le Mixed Martial Arts sono riuscite a prendere piede in maniera più o meno importante nel mondo.


Se vi si dicesse che una delle più grandi Leggende dello sport ha un record di 26 vittorie, 17 sconfitte, un pareggio e 2 No Contest, voi ci credereste?
Ad oggi, con questi record magnifici e perfetti con cui si presentano molti atleti, a volte imbattuti, che non conoscono il sapore dell’amaro in bocca dopo aver visto il braccio avversario sollevato a fine incontro (alcuni per caso, altri per abilità). Alcuni di questi accusati di essere costruiti, altri legittimi, ma con un occhio particolare al futuro della propria carriera.
Sono esistiti dei combattenti che della costruzione della propria carriera in base ai record, se ne sono altamente infischiati.

Sono esistiti combattenti che, senza curarsi delle conseguenze, senza curarsi dell’esito, ma col solo desiderio di combattere coi migliori, rifiutando possibilità di evitare qualsiasi avversario, hanno costruito la propria storia.

La nascita del mito


Uno degli atleti in questione, forse il più emblematico, è Kazushi Sakuraba.
Sakuraba ha innumerevoli soprannomi che confermano il suo status Leggendario: The Gracie Hunter (Il cacciatore dei Gracie), The I.Q. Wrestler (Il wrestler dal grande quoziente intellettivo), Ikeru Densetsu (La Leggenda Vivente).
Sakuraba non ha mai praticato un giorno di jiu-jitsu, ma ha battuto i migliori Gracie in circolazione e ne è una cintura nera.
Come fa, direte voi, ad essere cintura nera senza aver mai praticato?
C’è un aneddoto che fa al caso nostro.
Dopo le vittorie in successione che shockarono il mondo, ai danni dei Gracie, Sakuraba si allenò sotto il maestro Cristiano Marcello e, alla fine del loro camp, Marcello gli disse che gli avrebbe dato una cintura.
“Andrà bene una bianca” disse Sakuraba, contraddistinto sempre da grande umiltà e rispetto, aspetti tipici della filosofia orientale.
“Amico, tu hai battuto tutti i Gracie che hai incontrato” gli rispose Marcello, “Meriti senz’altro una cintura nera!”.
Da ciò si capisce già qualcosa di ciò che Sakuraba è.
Rispettato, benvoluto, amato. Magari non da tutti, sicuramente ci sarà qualcuno che dubiterà del suo status leggendario, ma una cosa è certa: è impossibile rimanere indifferenti davanti alle gesta di Kazushi Sakuraba.

Abilità e personalità


La peculiarità principale del carattere del giapponese era quella di accettare qualsiasi match gli venisse proposto.
Qualsiasi.
Nessun limite di peso, nessuna restrizione, regole ad hoc per gli avversari.
Lui accettava tutto e tutti.
È bene, prima di parlare della sua carriera, dare delle informazioni fondamentali.
Caratterizzato dalle sue entrate bizzarre su ring e in gabbia, successivamente protagonista di molti dei poster che pubblicizzavano il Pride FC, Sakuraba è alto 182 cm e ha combattuto fra le 167 libbre (75 kg) e le 185 (84 kg), indipendentemente dal peso degli avversari.
La sua carriera inizia esattamente 20 anni fa, nel 1996, a Shoot Boxing S-Cup 1996, contro Kimo Leopoldo. L’esordio non è dei migliori, Leopoldo pesa 235 libbre (106 kg) e Sakuraba, senza un vero gameplan, viene sottomesso al primo round.

UFC


Poco tempo dopo, l’uomo in pantaloncini arancio fa la sua seconda apparizione da professionista in UFC, durante l’UFC 15.5 (sì, avete letto bene), dove avrà luogo un torneo fra pesi massimi.
Si deve citare il caso perché curioso. Sakuraba combatte contro Marcus “Conan” Silveira, colui che creò l’effige dell’American Top Team, uno dei più famosi Team di MMA in circolazione oggi. L’arbitro incaricato era un giovane John McCarthy alle prime armi. Big John stopperà prematuramente il match, quando Sakuraba porterà un takedown, pensando che sia andato KO.
Chi crede nel soprannaturale parlerà di karma, dato che il match viene convertito in un No Contest e, visto l’infortunio occorso al futuro avversario di Silveira, la finale sarà proprio fra loro due. Silveira pesava 242 libbre (109 kg), Sakuraba 185 (84 kg). “Conan” aveva la fama di vero e proprio sprawler, impossibile da portare giù.
Al terzo minuto Sakuraba metterà una armbar a segno e sottometterà Silveira, vincendo l’UFC Ultimate Japan Heavyweight Tournament, praticamente da peso medio.

PRIDE FC


A seguito di una serie di vittorie al Pride FC, fra cui quella su Vernon White e quella su Carlos Newton in un match di rara bellezza dove grappling e BJJ prevalsero e – ultimo, ma non meno importante – contro Vitor Belfort, abbondantemente più pesante, a Sakuraba fu offerto di combattere contro Royler Gracie.
Altra premessa:
L’unica sconfitta fra tutti i Gracie in una competizione ufficiale fino a quel momento (era il 1999), l’aveva subita solo dal leggendario Hélio Gracie contro il judoka giapponese Masahiko Kimura, tramite la leva al braccio che da quel momento avrebbe portato il suo nome (Se non contiamo quella subita da Rickson Gracie contro Ron Tripp, controversa perché Rickson ritiene di non essere stato informato sul regolamento esatto).
La vittoria arrivò per il giapponese contro il brasiliano e arrivò curiosamente tramite kimura. Quando si dice “Ironia della sorte”.
In un evento che oggi non potreste più vedere, composto da due round da 15 minuti, al tredicesimo del secondo.
C’è da dire che neanche i Gracie facevano molto caso al peso, questo match segnò la maggior differenza di peso in positivo per Sakuraba, essendo più pesante di 30 libbre (circa 12 kg) rispetto al suo avversario. Royler non cedette, seppur la sottomissione era chiusa, proprio come il padre quando dovette soccombere a Kimura.

Kazushi Sakuraba vs Rickson Gracie, il Dream Match mai avvenuto


Sakuraba avrebbe dovuto combattere contro il rappresentante primo della famiglia Gracie, Rickson, ma il fratellastro Royce, imbattuto anch’egli ed ex campione UFC con la voglia di riportare lo status della famiglia in alto, rientrò dal suo ritiro, datato 1995, e sfidò il giapponese, con delle regole ad hoc.


Fra queste: nessuno stop arbitrale, nessun limite di tempo, il combattimento si sarebbe concluso solo per knockout o sottomissione, qualcosa di proibito nelle moderne MMA, viste le regole unificate e la saggia scelta di non andare oltre i 5×5.
I due si sarebbero incontrati solo se avessero superato i combattimenti preliminari del loro torneo a 16 atleti, firmato Pride FC.

Il torneo PRIDE FC


Il 30 gennaio 2000 ebbero luogo gli Opening Round. Sakuraba incontrò l’ex campione King of Pancrase Guy Mezger, 205 libbre (93 kg) di muscoli, pronto ad affrontarlo.
Gracie avrebbe dovuto vedersela contro Nobuhiko Takada.
Il match di Sakuraba fu molto combattuto, e venne dato un extra round, ma Ken Shamrock, allora manager di Mezger, disse che in contratto non c’era nessuna opzione per l’extra round e fece tornare il suo assistito negli spogliatoi, lasciando dopo 15 minuti la vittoria a Sakuraba.
Dal canto suo, Gracie ottenne una vittoria per decisione dei giudici.


I due quindi si sarebbero affrontati la notte del primo maggio 2000, ma come descrivere il combattimento di MMA più lungo della storia?
Sei round da 15 minuti, per un totale di un’ora e mezza (!).
Nello striking il dominio di Sakuraba fu impressionante: il giapponese riuscì addirittura ad evitare i tentativi di sottomissione del brasiliano, grazie alle sue eccellenti abilità nel catch-wrestling.
Gracie, per dimostrare la propria superiorità nel grappling, combatté col suo gi.
La mossa gli si ritorse contro, visto che Sakuraba fece del suddetto gi una continua arma a proprio vantaggio, tenendolo per la parte bassa del pezzo superiore e martoriandolo ripetutamente in ground and pound.
Fra il quinto e il sesto round, Kazushi colpì Royce con dei leg kick di rara efferatezza, che convinsero il fratello di Royce, Rorion, a gettare la spugna.


Nasceva così la Leggenda del Cacciatore dei Gracie.


Non si sarà mica scordato il fatto che l’incontro di cui sopra era parte di un torneo? Il suddetto torneo implicava il fatto che si dovessero battere ben tre avversari in una notte. Disumano.
Ebbene sì, Sakuraba fra lo stupore generale, poco dopo l’incontro uscì dagli spogliatoi, pronto per affrontare quello che al tempo era definito il miglior Artista Marziale Misto in circolazione: Igor “Ice Cold” Vovchanchyn (55-10), 93 chilogrammi di potenza e furore agonistico. Sapete di quante libbre era la differenza fra i due? Sessanta. Vale a dire, quasi trenta chilogrammi.
Sakuraba era stremato, ma sorprese i molti che guardarono l’incontro, quando riuscì a mettere giù con un takedown Vovchanchyn e arrivò quasi a sottometterlo con una armbar.
Dopo dieci minuti di dominio, Kazushi passò gli ultimi 5, dopo un ribaltamento, a soffrire i colpi dell’ucraino in ground and pound. Finito il round, la sensazione era che i due fossero in pareggio, ma l’angolo di Sakuraba gettò la spugna, causa fatica sopraggiunta.
Anche lui era un essere umano, dopotutto. Incredibile di certo, ma pur sempre un essere umano.

Sakuraba vs Renzo


Lo sport si evolve velocemente.
La minaccia successiva per il giapponese, fu un altro Gracie, molto più completo e versatile nel combattimento rispetto ai suoi cugini. Il Gracie in questione era Renzo.
I due combatterono quasi a pari livello, finché The Gracie Hunter bloccò il braccio del suo rivale in una morsa.
Come Hélio e Royler prima di lui, Renzo si rifiutò di cedere e il suo gomito cedette. L’arbitro stoppò l’incontro.
Renzo disse che “Sakuraba era la versione giapponese dei Gracie” e affermò che quello fu il momento più orgoglioso della sua carriera di artista marziale. Tutto questo, davanti a 35.000 persone.

Le battaglie contro Wanderlei Silva


Toccò successivamente a Ryan Gracie fra gli altri, ma il momento più nero della carriera dell’ I.Q. Wrestler stava arrivando.
Sakuraba affrontò Wanderlei Silva, campione dei pesi medi Pride FC.
Sakuraba mise knockdown Silva, che però rinvenne e ottenne il KO sul giapponese tramite clinch e ginocchiate al primo round.
Sakuraba shockò ancora l’audience, donando la propria cintura personalizzata, che gli era stata offerta quando ancora le cinture non erano contemplate, a Silva. Una cintura particolare, con scritto “SAKU”. Wanderlei apprezzò il gesto e offrì a Sakuraba un rematch, qualora egli avesse voluto.
Si riparte.
Nel match successivo Sakuraba costrinse alla resa un giovane, ma già molto potente “Rampage” Jackson, reduce da 8 vittorie di fila.
Il rematch contro Wanderlei Silva andò male: dopo aver ottenuto un takedown e aver lavorato l’impenetrabile guardia di Silva, Sakuraba fu colto da una slam di rimessa che gli causò la rottura della clavicola. L’angolo gettò la spugna.


La fase calante del buon Kazushi era iniziata, ma ciò non gli impedì di accettare combattimenti contro Mirko “CroCop” Filipovic, Kevin Randleman (sottomesso con una armbar. Sakuraba entrò nell’Arena nei panni di Super Mario, facendo riferimento a Randleman come al villain Donkey Kong), Ricardo Arona (da cui probabilmente riceverà la peggior sconfitta della sua carriera, venendo sopraffatto su tutti i fronti), ancora Royce Gracie (con cui perderà ai punti, mai convertita in un NC, seppur Gracie fu trovato positivo agli steroidi), Masakazu Funaki, Melvin Manhoef, un enorme Jason Miller nei suoi giorni migliori e Yan Cabral. È recentemente tornato dal ritiro per “passare il testimone” a Shinya Aoki, da cui è stato sconfitto per TKO al Rizin FC, alla veneranda età di 46 anni.

Lo stile


Il suo stile di combattimento era non ortodosso e creativo. Submission wrestler, ma dotato di un’incredibile padronanza nello striking, seppur con un ritmo non elevato. Equilibrio e timing erano senz’altro le sue caratteristiche più importanti. Fra i suoi colpi più celebri e variegati, le mongolian chop da posizione di full mount o di full guard e delle ruote da ginnasta sui suoi avversari per confonderli e passare dal lato non coperto per utilizzare i soccer kicks o prendere la posizione. A finte sul cambio di livello, seguivano spesso colpi secchi alla testa o al corpo. I suoi low kick sugli avversari che rimanevano a terra nel tentativo di portarlo giù erano di una violenza incredibile, vedere il match contro Belfort. Ottimo anche l’utilizzo degli high kick, dall’ottima estensione e precisione. Il pugilato non era la sua arma migliore, ma era capace di incassare colpi pesanti ed era dotato di un cardio praticamente infinito che gli consentiva di portare il match per le lunghe, qualora ne avesse avuto bisogno. Un vero “Endless Fighter”, un Superman dei combattenti caratterizzato da una grandissima forza di volontà, oltre che da un genio e una creatività propri solo dei fenomeni autentici. 


Dichiaratamente ateo, dopo il ritiro si è dedicato alle sue passioni, i manga e gli anime, è un fan sfegatato dei Pokémon.
Anche se top fighter, Sakuraba è sempre stato un forte bevitore, nonché un fumatore accanito. Riusciva addirittura ad accendere la sigaretta successiva con la cicca appena terminata.
Riguardo le forti differenze di peso fra lui e i suoi avversari, uso della reidratazione o di doping per aumentare le prestazioni, ha dichiarato: “Non mi importa se (gli avversari) utilizzano delle pillole per dimagrire o ingrassare, io semplicemente mi alleno duramente, mangio in maniera sana, combatto al mio peso e faccio del mio meglio per batterli. Non mi interessa se usano droghe, io non le uso. Sono sicuro che è un male se le usano per vincere.”.
Di continua ispirazione, quest’uomo è stato una lezione di vita per chiunque lo abbia conosciuto, non solo per chi pratica sport da combattimento, ma per tutti coloro che con perseveranza cercano di realizzare i propri obiettivi. La storia della persistenza, la storia della determinazione.
La storia di Kazushi Sakuraba. 

Di Giovanni Bongiorno

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